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Montalto a mano armata - Le ammissioni di un imputato: case e negozi svaligiati per pagare gli stipendi agli affiliati di un clan napoletano

“Furti e rapine per finanziare la camorra”

di Stefania Moretti
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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Viterbo – Furti e rapine a raffica per finanziare la camorra.

Sarebbero serviti a questo gli assalti armati in case, negozi e supermercati tra il 2003 e il 2005, a opera della banda di professionisti con base operativa a Montalto di Castro.

Lo ha ammesso uno degli imputati davanti al gup del tribunale di Viterbo Savina Poli. Il giudice lo ha rinviato a giudizio insieme agli ex complici: a gennaio affronterà il processo per associazione a delinquere e una sfilza di rapine a mano armata. Il pm Massimiliano Siddi non contesta l’aggravante del metodo mafioso, ma l’uomo, noto pregiudicato campano, ha ammesso la sua vicinanza, in quegli anni, a uno dei clan reggenti del Napoletano, zona Torre del Greco.

Era con il bottino delle rapine che, a suo dire, si stipendiavano gli affiliati. Colpi grossi, in qualche caso: aziende svuotate, dipendenti sequestrati e refurtiva da capogiro. Due su tutti: le due aziende di fitofarmaci svaligiate a Roma e nel Beneventano tra il 2004 e il 2005. I dipendenti della società romana e i clienti che ebbero la sfortuna di entrare dopo i rapinatori furono legati, minacciati con la pistola, privati dei cellulari gettati in un secchio pieno d’acqua e rinchiusi in un capannone. Bottino: 700 milioni di vecchie lire in diserbanti e insetticidi. Un mese dopo, rieccoli in azione a Guardia Sanframondi (Benevento): 181mila euro di fitofarmaci rubati, dopo aver trascinato, legato e rinchiuso nel bagno gli impiegati brandendo armi da fuoco.

Rapine con base a Montalto, ma eseguite per lo più in trasferta. Un’attività a conduzione familiare, secondo gli inquirenti che, oltre al pregiudicato campano ascoltato l’altro giorno in udienza, iscrissero nel registro degli indagati anche il figlio, la nuora, la moglie e il fratellastro, per i quali si è proceduto separatamente in altri fascicoli o davanti ad altri tribunali.

Tante le accuse prescritte. Dal maltrattamento degli animali, per i tre cani soffocati e impiccati a Montalto nel 2004, alle detenzioni abusive di tutte le armi usate per aumentare la propria forza intimidatoria nelle varie scorrerie. E poi gli incendi di auto e furgoni rubati per mettere a segno i colpi, distrutti subito per non lasciare traccia. Una bottiglia incendiaria fu lanciata la notte del 15 maggio 2005 anche nel piazzale della concessionaria Bmw Natili sulla Cassia nord: le impronte portarono immediatamente al pregiudicato campano.

Stefania Moretti


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10 giugno, 2016

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