Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Come lo scorso anno arriva la sorpresina estiva.
Nessuno se ne accorge, è appena arrivato il caldo, le famiglie, sempre di meno, grazie alla crisi, sono in vacanza – e il Comune di Viterbo pubblica sul sito la nuova regolamentazione delle tariffe dei buoni mensa scolastica, scaturita da una lunga contrattazione con i comitati dei genitori che hanno tentato il possibile per non aumentare eccessivamente il costo della mensa.
Un whatsapp gira nei gruppi dei genitori, ci sono molte fasce di reddito e tariffe differenziate in base ad esse. Equità? Giustizia? Sembrerebbe di sì. Ma com’è possibile, mi chiedo.
Controllo il mio vecchio Isee e scopro che forse risparmio e penso… però questo anno bisestile una cosa buona me l’ha portata.
Leggo con attenzione… “Povera mamma illusa”, mi dico ad alta voce. Pensavo forse di risparmiare e magari tirare un sospiro di sollievo, visto che oramai viviamo di F24.
Invece no. Ecco l’inganno, cito testualmente “si precisa che l’importo delle tariffe del servizio mensa per i cittadini non residenti nel comune di Viterbo sarà determinato considerando la fascia superiore rispetto a quella di appartenenza”.
Non residenti… Siamo forse diversi dai cittadini di Viterbo?
Come, parliamo di multiculturalità, di integrazione, dei migranti che grazie alla loro attività imprenditoriale contribuiscono a formare il 9% del pil e pagano le nostre pensioni. e poi i non residenti (io abito a Vasanello) sono discriminati in questo modo oserei dire vergognoso.
Perché mi domando? Qualcuno mi sa spiegare perché non sono trattata come le altre mamme di Viterbo?
A questo punto mi viene una crisi di identità. Essere di Vasanello significa essere italiana? Sono una cittadina italiana?
Eppure sono nata in Italia. I miei parenti sono italiani da generazioni.
Cosa è cambiato? Cristo si è fermato a Viterbo… è la risposta che mi rimbomba in mente.
Anna Galli

