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Rogo al fienile per ritorsione, assolto Gavino Goddi

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Operazione Mamuthones - Gavino Goddi

Operazione Mamuthones – Gavino Goddi

Viterbo – (f.b.) – Rogo al fienile per ritorsione, assolto Gavino Goddi.

Era rimasto a processo da solo il pastore sardo arrestato insieme ad altre dodici persone nel novembre del 2014 all’interno dell’operazione Mamuthones. Per i componenti della banda accusata di seminare il terrore nelle campagne della bassa Tuscia, si erano aperti una serie di processi con capi di imputazione ed esiti diversi tra loro.

Alcuni hanno patteggiato, altri hanno scelto l’abbreviato, mentre Gavino Goddi era l’unico rimasto a percorrere la via del processo ordinario, che ieri si è concluso con l’assoluzione in formula piena: per non aver commesso il fatto.

Le accuse, nello specifico, erano di tentata estorsione e danneggiamento da incendio.

Secondo il pm Fabrizio Tucci era stato lui, insieme al fratello Bernardino (che per gli stessi fatti ha già patteggiato due anni e mezzo e 2mila euro di multa) il mandante dell’incendio a un fienile di Sutri il 16 febbraio 2014. 

Ma il collegio dei giudici presieduto da Silvia Mattei, Filippo Nisi e Giacomo Autizi a latere, ha dato ragione alla difesa, rappresentata in aula dall’avvocato Caterina Calia.

“Ai fratelli Goddi (Gavino e Bernardino ndr) – spiega il pm Tucci nella requisitoria – non andava giù che quel terreno, che avevano condotto per anni, fosse stato loro tolto per essere affittato a qualcun altro. Da qui la decisione di farvi appiccare un rogo per mano di Gavino Medde e Pier Paolo Mulas. Un’intimidazione che potesse costringere il nuovo affittuario a lasciarlo”.

Secondo la procura le intercettazioni telefoniche e ambientali sono piuttosto chiare. “Ci sono le chiamate del giorno precedente l’incendio – continua il sostituto procuratore – in cui gli esecutori materiali si accordano per agire. E poi i cellulari che agganciano proprio la cella vicina a quel terreno nell’orario in cui scatta l’allarme alla centrale vigili del fuoco, ovvero intorno alle 22,30”.

Una serie di coincidenze che bastano alla procura per chiedere una condanna a quattro anni di reclusione e quattromila euro di multa nei confronti di Gavino Goddi, come mandante del fatto.

Tutt’altra la posizione della difesa. “Pare che basti essere corregionali dei Medde – tuona l’avvocato Calia – per venire etichettati come colpevoli. Gavino Goddi è un 53enne incensurato che nella sua vita non ha mai preso nemmeno una multa. Una persona per bene, semplice, che quando è rimasto invischiato in questa storia non sapeva neanche come si facesse a nominare un difensore”.

Il difensore non nega che tra i Goddi e i Medde ci fossero dei legami, ma sottolinea che ad intrattenere i rapporti era solo l’altro fratello: Bernardino, quello già uscito dal processo con un patteggiamento.

“Anche il mio assistito ha usato quel terreno per lavorarci – prosegue -, ma questo non significa che debba per forza aver voluto che fosse bruciato quando il conduttore era cambiato. Nelle intercettazioni si sente spesso parlare di Goddi, è vero. Ma di un solo Goddi, al singolare, ovvero di Bernardino. Gavino, dal canto suo, non ha partecipato a nulla di illecito, non ha istigato nessuno, non c’entra niente. Ha solo subìto un’umiliazione infinita, che forse nemmeno l’assoluzione basterà a colmare”.

Il collegio dopo una ventina di minuti di camera di consiglio ha espresso la sentenza di assoluzione e fissato un termine di novanta giorni per depositare le motivazioni.

 


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