Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – I durissimi toni che contrassegnano le campagna elettorali, ammessi da lungo tempo nelle democrazie, lasciano il posto ad atteggiamenti molto più neutrali, istituzionali, quando si sono concluse.
Per ottenere voti e consenso i candidati si attaccano senza esclusioni di colpi.
Spessissimo tendono a suscitare emozioni, più che considerazioni razionali nell’elettorato, parlando, per dirla con termini in voga, ‘alla pancia’ più che al ‘cervello’, incendiando così gli elettori nei comizi, sulla stampa, sul web.
Anche la campagna per le presidenziali in Usa ha seguito questo copione. Durante la campagna elettorale il neoeletto presidente Trump ha attaccato con toni fermi e rabbiosi non solo la candidata Clinton, ma anche il presidente uscente Obama.
Ricordiamo tutti quando ha contestato le sue origini americane o quando lo accusava di essere perfino il “fondatore dell’Isis”!
Rammentiamo anche le puntuali ed ironiche risposte di Obama: “Ha speso molti anni incontrando leaders di tutto il mondo: Miss Svezia, Miss Argentina, Miss Azerbaijan…”.
Ad urne chiuse, che hanno consegnato l’America nelle mani di “Donald Duck”, così insignito dal web, i due presidenti si sono incontrati ma le tensioni sono rimaste tutte. Infatti, nonostante le parole e il comportamento più pacati di entrambi, si è riscontrata una latente una rabbia repressa, espressa, in particolar modo, attraverso le espressioni facciali durante la loro stretta di mano.
I segni della rabbia si notano soprattutto nell’azione muscolare che costringe le labbra, che è una delle rappresentazioni di questa emozione. Ma anche la postura tradisce gli stati d’animo. Nella posizione a sedere, dei due, il neo eletto presidente si mostra in vantaggio psicologico in quanto, nello stringere la mano di Obama, espone il dorso della mano e cerca di piegare verso il basso il braccio di quest’ultimo.
Obama è intento a cercare parole per congratularsi, si mostra teso ma controllato, giunge spesso le mani l’una sull’altra, cerca parole che però escono con estrema difficoltà, inserisce interiezioni e lunghe pause, a dimostrazione del suo disappunto.
Vi è di più: il presidente “abbronzato”, citando una esternazione divenuta suo malgrado tristemente ‘famosa’, pone in essere, inconsciamente la così detta “posa dello scattante”. Nel linguaggio del corpo questa postura si utilizza quando la mente vuole andarsene da una determinata, pesante situazione ma, il corpo deve rimanere in loco ancora per altro tempo.
Viceversa il presidente Trump si mostra molto sicuro di sé, giungendo spesso le mani “a cuneo”. Una posa che si vede spesso utilizzare anche dalla cancelliera Merkel, dall’ex primo ministro Mario Monti e da altri personaggi influenti che sono convinti di “saperne di più”, che è poi il vero significato di questo gesto.
Spendiamo anche due parole su quelle che sono state le reazioni della Clinton quando ha riconosciuto pubblicamente la sconfitta.
Durante il suo discorso mostra chiaramente segni di tristezza negli occhi, che sono resi brillanti dal riflesso delle luci che le illuminano quel taglio di capelli, così tanto imitato e copiato in tutto il resto del mondo. Mentre gli occhi della sconfitta si tingono di tristezza, la bocca rivela un’emozione differente, di rabbia. E’ chiaro quindi quale fosse realmente lo stato d’animo della Clinton.
Ma la tristezza appare molto chiaramente anche dall’incurvamento delle labbra di Bill Clinton, che è dietro di lei. Emozioni che i due coniugi del Partito democratico, hanno cercato invano di trattenere e che gli obiettivi dei fotografi hanno immortalato in tutta la loro completezza.
Non è passato inosservato, tra l’altro, neanche il loro abbigliamento, coerente con il comportamento di tristezza e disappunto malcelato. Bill si presenta con la cravatta intonata alla maglia e ai risvolti della giacca della moglie: un vero e proprio “viola addobbo funebre”, tanto per scomodare il fortunatissimo “Secondo tragico Fantozzi”.
Luca Cionco
Direttore della scuola di alta formazione in Analisi comportamentale del Csc – Centro per gli studi criminologici


