Viterbo – “Renzi è il leader e la sua carica non si è esaurita”. Quello di Massimo Pistilli è un percorso lineare e coerente. Dal 2012, con Piazza democratica, di cui è coordinatore, sostiene Renzi.
Ad alimentare la sua convinzione è l’idea di innovazione portata dall’ex premier. A livello locale, giudica convinta e coerente la scelta di Egidi, novello renziano, e invece non fattibile l’allargamento all’area moderata, spesso suggerito da Fioroni, in quanto, per lui, la politica di Renzi di moderato ha ben poco.
Piazza democratica è al fianco di Renzi.
“La politica italiana – dice Pistilli – è sempre stata una politica caratterizzata da diverse anomalie sia nella prima che nella seconda repubblica. Quando noi di Piazza democratica abbiamo scelto, nel 2012/2013, di sostenere Renzi avevamo la speranza di superarle e di darci un sistema con un blocco di forze progressiste e uno più conservatore. Cosa che invece non è accaduta.
Renzi arrivava con questa immensa ed enorme carica di innovazione della politica. Innovazione e, appunto, “rottamazione” che non era tanto una questione di cambiamento generazionale o di persone, ma proprio di cambiare la concezione della politica, che allora, nel 2103, era in piena crisi. Le elezioni di febbraio lo dimostrano con l’affermazione del Movimento 5 stelle che arriva a essere il primo partito. Il Pd, in quell’occasione, ha fallito un gol a porta vuota.
E’ stato il sintomo dell’impossibilità di portare gente nei circoli a parlare di politica che era diventata meno credibile e che si era allontanata dalle persone normali. Volevamo dare delle risposte generando questo cambiamento forte. Non tutto è andato bene, ma credo che sia stata realizzata la più ampia opera di rinnovamento riformatore che la sinistra abbia prodotto dagli anni ’70/80. C’era comunque da lavorare, specie sull’intermediazione e sul contatto coi cittadini”.
Ci siete riusciti?
“Non molto, se pensiamo che, al referendum, c’è stata una difficoltà nel rivolgersi e a parlare ai giovani che invece dovevano essere i primi sostenitori. Il precendente governo ha fatto tanto per il lavoro precario, col Jobs act, che cerca di sostenere precari, mentre sacrifica i diritti dei lavoratori più anziani. Non entro nel merito della legge, ma sono state tante le iniziative a sostegno delle nuove generazioni, specie in ambito lavorativo. Non siamo riusciti a spiegarle adeguatamente e lo abbiamo pagato. E’ stato fatto anche l’errore di personalizzare e politicizzare il referendum. Si è così persa un’occasione di rinnovamento”.
Continuare dunque a dare fiducia a Renzi perché, per lei, questa è la volta buona…
“Il Renzi di ora è un Renzi diverso da quello di prima. Crediamo, però, che quella carica non si sia esauita e non è pensabile che un giovane politico possa terminare così il suo “ciclo”. Non sono per il culto delle persone ma per le cose da fare, infatti, erano i temi della Leopolda ad appassionarmi più che il resto. Renzi è il miglior leader e la migliore sintesi di capacità che abbiamo, senza nulla togliere a Orlando, persona rispettabilissima, ma che è tutta un’altra storia sotto questo profilo”.
Nel Pd, c’è chi ha preso le distanze da Renzi perché un suo futuro incarico da premier passerebbe per un accordo con Berlusconi. Le pare fattibile?
“Molto dipenderà dai risultati delle votazioni e dal sitema elettorale che selezioneremo. E’ difficile quindi dare una risposta immediata. A sistemi elettorali invariati, se, come è probabile, nessuno dovesse raggiungere il 40 per cento, è chiaro che ci troveremmo di fronte a un sistema parlamentare molto frammentato all’interno del quale potrebbe essere complicato trovare alleanze di governo”.
Quindi alleanza sì o no?
“Credo che il renzismo, mi si passi il termine, non sia molto compatibile con alleanze allargate. Lo abbiamo visto sulle unioni civili in cui è uscita una legge importante e storica, ma non come avremmo voluto noi fino in fondo, perché poi c’è stato da fare i conti con Ncd. Questa impostazione, nell’impianto delle segreterie Renzi fa un po’ a cazzotti con coalizioni troppo ampie che, inevitabilmente, significano maggiore difficoltà di decidere. A quella parte del Pd dico che per come la vediamo noi Piazza Democratica, non abbiamo affatto una visione del renzismo come neo moderatismo, semmai il contrario”.
Quindi cosa pensa quando Fioroni dice di allargare la base all’area moderata?
“Il programma di Renzi è quello di costruire un partito riformista della sinistra di governo. Non a caso, nei primi anni del suo esecutivo, la parola “centro” era scomparsa dall’espressione centro-sinistra. Per me, è tutto legato all’idea di ciò che noi intendiamo per sinistra: se, infatti, pensiamo a quella di Fidel Castro è sicuramente qualcosa che ha poco a che fare col terzo millennio, con noi e anche con quello che stiamo facendo.
Un’altra cosa invece se ci riferiamo a Shultz. Per portare avanti ciò, dobbiamo stare dentro l’alveo delle tradizioni riformiste di sinistra e, prima di tutto, quella social-democratica che è quella a noi più naturale.
Non riesco, dunque, a capire cosa voglia dire moderatismo, se non destra liberale europea alla Merkel che, però, non è il nostro collocamento e il nostro modo di concepire la politica. Quella di Renzi mi pare, infatti, molto meno moderata rispetto a quella di un Letta o di un Prodi”.
A Viterbo Egidi, sostiene Renzi e non Orlando. Perché secondo lei?
“La base essenziale della mozione Renzi è composta da chi lo ha sostenuto, come noi, dal 2012/13. Siamo una presenza importante e molto diffusa sui territori, nonché un’esperienza che è diventata anche politica organizzata, perché Piazza democratica, coi suoi modi un po’ strani, ma appunto democratici e condivisi, è un un gruppo diverso dalle correnti personali o più estreme. Non ci mostriamo molto e parliamo poco, ma il movimento è cresciuto a dismisura e credo che sia un bellissimo modello per il partito del terzo millennio.
Intorno a Renzi, c’è quindi questa esperienza e poi c’è chi si è aggiunto in seguito convinto dall’idea di innovazione. Persone che abbiamo incontrato sulla strada del referendum e con cui condividiamo questo percorso, che vogliamo affrontare naturalmente con chi già c’era e mi riferisco ad amici come Serra, con cui abbiamo combattuto battaglie importantissime sul comune di Viterbo, senza mai alcun dissenso. Vogliamo essere inclusivi nella nostra visione di una vocazione maggioritaria”.
D’accordo, ma come vede la scelta di Egidi?
“E’ coerente, fa una cosa in cui crede e credo sia convinta… non ho ragioni per pensare il contrario. Eravamo partiti, al precedente congresso, da posizioni diverse, ma già nella conduzione del partito di questi mesi si è visto un tentativo di cambiare il passo, anche grazie alla partecipazione dei nostri rappresentanti di segreteria”.
Per tornare a Egidi…
“Ha fatto un lavoro con noi sul referendum e, ora, ha questa posizione che spero confermi. Noi ci siamo sempre stati, siamo ora in campo e rappresentiamo una parte molto consistente di questa mozione che deve coinvolgere quanta più gente possibile, aprendo i circoli”.
All’incontro col segretario Melilli di lunedì è stato detto che questo non è il congresso della federazione provinciale.
“Ho detto una cosa simile nel mio ultimo intervento alla direzione. Ci si confronta su importanti temi nazionali che indicano il modo in cui si legge la politica. Molti di noi di Piazza democratica hanno sostenuto l’innovazione di Renzi perché gli piaceva e perché avrebbero voluto declinare questo modello anche sul territorio. Sono comunque su livelli diversi, le posizioni nazionali, infatti, possono riflettersi sui territori, ma con questo congresso non si decide la politica regionale o provinciale. C’è da fare delle distinzioni”.
Come si superano le correnti del Pd locale?
“Viterbo poi non è una provincia facile, anche per la presenza di leader più o meno nazionali che, nel nostro giudizio, se non sono un ostacolo, quanto meno, non favoriscono l’innovazione.
Il problema quindi sta tutto qui e non tanto nelle correnti, ma nel fatto che da noi la politica è sempre tanto conservatrice e fatica a permettere il ricambio, incidendo anche nelle decisioni delle amministrazioni che devono essere indipendenti. Piazza democratica punta la sua sua attività politica sul rinnovamento. Vogliamo provare a cambiare – conclude Pistilli – con metodi democratici come è nella nostra natura”.
Paola Pierdomenico
