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“Attilio Manca vittima di mafia, ma lo Stato non vuole ammetterlo”

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L'avvocato Antonio Ingroia, legale della famiglia Manca

L’avvocato Antonio Ingroia, legale della famiglia Manca

Angela e Gianluca Manca con i loro avvocati Antonio Ingroia e Fabio Repici

Angela e Gianluca Manca con i loro avvocati Antonio Ingroia e Fabio Repici

Attilio Manca

Attilio Manca

Viterbo – “Sull’omicidio di Attilio Manca, perché di omicidio si tratta, non solo giustizia non è stata fatta, ma è stata commessa una macroscopica ingiustizia”. Lo ha dichiarato all’Ansa Antonio Ingroia, dopo la pubblicazione su Tusciaweb delle motivazioni della sentenza di condanna di Monica Mileti, unica imputata al processo per la morte di Attilio Manca. 

Ingroia, insieme al collega Fabio Repici, assiste da anni i familiari del medico trentacinquenne di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) trovato morto a Viterbo nel 2004. Per la procura di Viterbo una tragedia di droga. Per i familiari un omicidio di mafia. Una tesi, questa, destinata a non trovare conferma nelle aule di giustizia, alla luce anche dell’imminente richiesta di archiviazione della procura antimafia di Roma che stava indagando, contro ignoti, per omicidio.

La sentenza del tribunale viterbese, il 29 marzo, ha condannato Mileti a cinque anni e quattro mesi, con l’accusa di aver dato al medico la dose di eroina che l’ha ucciso. 

“C’era da sperare – ha continuato Ingroia – che il giudice di Viterbo avesse trovato qualcosa che ci fosse sfuggito: un particolare, una testimonianza minore, un elemento rivelatosi decisivo… Invece no. Invece solo, purtroppo, le stesse ricostruzioni lacunose e le stesse considerazioni infondate sostenute dalla procura, lo stesso incredibile capovolgimento della realtà”.

L’ingiustizia, per Ingroia, sta anche nel fatto che “un giovane e stimato chirurgo” come Manca sia stato “spacciato per un tossicodipendente”. Ma l’ex toga va oltre, collegando il caso alla “reticenza sulla trattativa Stato-mafia” e a “coperture istituzionali alla latitanza di Bernardo Provenzano”.

Attilio Manca è una vittima di Stato e di mafia – ha dichiarato ancora Ingroia all’Ansa – ma lo Stato non può e non vuole ammetterlo. Noi e la famiglia di Attilio non ci arrenderemo mai e continueremo a batterci perché sia stabilita la verità e sia fatta finalmente vera giustizia. Con noi ci sono tantissimi italiani, a cominciare dagli oltre trentamila che hanno firmato la petizione perché l’inchiesta sulla morte di Attilio non sia archiviata. L’appello è allora ai magistrati romani perché non archivino, alla procura generale di Roma perché appelli la sentenza ingiusta di Viterbo, alla procura nazionale antimafia che ha un esposto da noi presentato perché si occupi del caso. C’è bisogno di indagini serie e meticolose – conclude Ingroia – perché le prove che quella di Attilio non è stata una tragedia di droga, ci sono tutte”.


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