Viterbo – “Manuela Benedetti è la vera novità del congresso”. Per Alessandro Mazzoli un dato di fatto. Come lo è il 44% ottenuto dalla sfidante di Andrea Egidi nella corsa alla segreteria. Il neo confermato segretario, secondo il deputato, non più non tenerne conto, soprattutto perché, “quasi metà del partito chiedeva e chiede rinnovamento e unità”.
Mazzoli sostiene anche che le dichiarazioni fatte fin qui da chi ha vinto “non vanno in questa direzione” e di “considerarlo un problema”. Poi a Giuseppe Fioroni: “Non abbiamo bisogno di un medico che prescriva calmanti. Nessun nervosismo”.
Come è andato il congresso?
“Il congresso è finito – dice Mazzoli – Andrea Egidi è stato confermato segretario della federazione e, a lui, vanno i migliori auguri di buon lavoro. Nell’insieme, i risultati confermano che non si è trattato della riedizione del confronto Renzi-Orlando di sei mesi fa e questa versione è stata smentita politicamente. Molti consensi per Benedetti sono andati ben oltre l’esperienza Orlando, abbracciando sensibilità diverse anche di chi aveva sostenuto Renzi al congresso nazionale: penso a una parte di Piazza democratica e anche di popolari in alcune zone del territorio. Aver insistito su questa impostazione, non è stato di aiuto al dibattito interno al partito”.
Qual è il dato che più lo smentisce?
“In questo risultato c’è molto di più, a partire dal fatto che Manuela Benedetti, per la prima volta candidata alla segreteria del partito, è stata la più votata, raccogliendo con la sua lista il 44 per cento dei voti e cioè un consenso molto ampio e diffuso su tutto il territorio e, per nulla, etichettabile. Quasi metà del partito chiedeva e chiede rinnovamento e unità, al di là delle collocazioni di ognuno. Lei è la vera novità del congresso, si è definitivamente affermata una nuova personalità nella vita del Pd ed è un fatto positivo. Non tenere in considerazione o minimizzare questo dato, è un errore politico grave. Questa responsabilità è in capo a chi ha vinto la competizione e che, dalle prime dichiarazioni che ha fatto, non mi pare però che ci sia questa consapevolezza”.
Si spieghi.
“Come chi ha perso riconosce il vincitore, e Manuela lo ha fatto subito, così il vincitore avrebbe dovuto o dovrebbe prendere atto di chi si è pronunciato diversamente, specie se il pronunciamento è largo, variegato e diffuso su tutto il territorio provinciale”.
Cosa dovrebbe fare quindi il segretario Egidi?
“Mi sarei aspettato una presa d’atto del risultato congressuale, della sua vittoria e, contemporaneamente, del fatto che, una parte significativa del partito si è espresso diversamente e lo ha fatto con grande partecipazione, slancio, raccogliendo un consenso importante. D’altronde, stiamo parlando del congresso di una forza politica e va riconosciuto nel suo insieme. A oggi, non mi pare ci sia stata questa valutazione e questo riconoscimento”.
Di fatto, il Pd a Viterbo è diviso in due.
“Sostanzialmente sì, ecco perché secondo me servirebbe una riflessione molto più legata a ciò che è accaduto e al perché è accaduto, senza trincerarsi dietro schemi, come quelli del congresso nazionale, che sono superati e non consentono di capire cosa sia successo realmente. In chi ha votato Manuela Benedetti c’è la richiesta e il desiderio di una discussione politica aperta e di merito sui problemi della società , c’è un’idea di partito che si rimetta in sintonia coi problemi del territorio, che funzioni meglio al suo interno e che superi resistenze e incrostazioni. Un partito che migliori la propria organizzazione e si metta a disposizione completa di un progetto politico”.
Ed è quello che è mancato nella segreteria Egidi?
“Certo, in questi mesi e in queste settimane, siamo stati nei circoli e abbiamo ascoltato, quindi ora dobbiamo dimostrare di saper anche raccogliere queste istanze. Certo, ci sono i numeri, che vanno sempre rispettati, tutti, ma ci sono anche i contenuti, le sollecitazioni, le critiche aperte e la richiesta di un partito che funzioni e che accorci le distanze tra la federazione e i circoli, così come tra il partito e amministratori locali”.
Egidi come dovrà impostare la nuova segreteria, coinvolgendo Benedetti?
“Questo spetterà a lui e non sono io a chiedere posti. Chiedo una discussione politica su quello che è accaduto, sulle cose da fare e su come lavorare al meglio per le sfide future che richiederanno il concorso di tutte le forze del Pd. La proposta spetta al segretario che mi auguro vada in questa direzione tenendo conto dei risultati e del pronunciamento degli iscritti. E’ stato un congresso importante che, a maggior ragione, richiede uno sforzo che guardi in avanti, sia per l’esigenze di rafforzare e rivitalizzare il partito sul territorio, che sui contenuti e le proposte programmatiche con cui presentarci alle scadenze elettorali.
Una discussione che va fatta compiutamente perché in questi anni di crisi, molte cose sono cambiate e non mi riferisco alle riforme o alle norme, ma alla percezione delle persone sulle priorità di vita”.
Un esempio?
“Oggi hanno un’importanza diversa e superiore al passato parole come sicurezza, tutela dell’ambiente, qualità della vita, lavoro come condizione essenziale di cittadinanza e libertà, servizi efficienti e lotta agli sprechi, ma anche politica competente e sobria. Oggi prevale un atteggiamento di diffidenza da parte dei cittadini verso la politica. Se non costruiamo una sintonia con questa Italia, le nostre conte interne saranno solo un esercizio autoreferenziale e distante dalla realtà”.
Che ruolo ha avuto nel congresso la componente popolare?
“Quello che era prevedibile che avesse. Non è una notizia la sua forza. E’ stata, sin dalla fondazione del Pd, un pezzo importante e si conferma come tale. Ha avuto il ruolo indispensabile per la rielezione di Egidi. A Fioroni, però dico che non abbiamo bisogno di un medico che ci prescriva calmanti e ansiolitici, perché non c’è nessun nervosismo”.
Non è quindi ossessionato dalla sua esistenza?
“Non sono ossessionato dalla sua presenza e, in questo congresso, non siamo mai stati animati da nervosismo e tensione, semmai da entusiasmo e voglia di portare un contributo realmente unitario alla vita del Pd. E di questo è necessario tenerne conto”.
Ora quindi che equilibri si vanno delineando per il Pd viterbese?
“Quelli emersi dal congresso che è stato chiaro. Si tratta solo di capire se chi ha vinto intende lavorare, a partire da questo risultato, per costruire un equilibrio o se, sbagliando, ritiene che la maggioranza possa fare da sola. Chi ha vino ha una responsabilità chiara e mi auguro voglia assumersela per quella che è. Per affrontare le sfide future serve un partito unito. Le dichiarazioni fatte fin qui non vanno in questa direzione e io lo considero un problema”.
Paola Pierdomenico
