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Viterbo - Intervista a Giuseppe Fioroni dopo il congresso del Pd che ha riconfermato Egidi alla guida della federazione provinciale

“I congressi in un partito democratico non si fanno per decretare padroni”

di Paola Pierdomenico
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Giuseppe Fioroni

Giuseppe Fioroni

Viterbo – “I congressi in un partito democratico non si fanno per decretare padroni, sono la festa della democrazia”. “Mancinelli, Aleandri e Troili coerenti e coraggiosi, non si può essere renziani a Roma e orlandiani a Viterbo”. “Al nuovo gruppo dirigente del Pd va riconosciuto l’onore di un risultato”. Giuseppe Fioroni fa un’analisi politica del congresso che si è appena concluso e che ha visto prevalere Andrea Egidi, sostenuto dall’area popolare e renziani, su Manuela Benedetti (area Orlando e una parte di Piazza democratica).

Come è andato il congresso?
“La celebrazione di un congresso – dice Fioroni – è uno straordinario momento di democrazia. Anzi, essendo l’ultimo partito rimasto a farli, sono convinto che siano una festa della democrazia. C’è stato un confronto vero e significativo che ha messo in campo progetti. La cifra di questo congresso è indubbiamente rappresentata dalla rottura dei vecchi schemi e delle vecchie appartenenze e dalla nascita di due aree che fanno riferimento a prospettive politiche chiare. Gli uomini e le donne del Pd della Tuscia hanno scelto. Ed è stata una scelta che archivia la vecchia distinzione tra ex Dc, ex Pci, ex Ds ed ex Margherita per consegnarci un confronto appunto tra l’area Renzi e quella Orlando. Ha prevalso quella che fa riferimento al segretario nazionale. 

Per la Tuscia, è una vera novità perché rompe con quella tradizione dell’unanimismo di facciata che, sicuramente, non era in grado di produrre una vera operatività innovativa per il Pd. Perché, proprio dietro all’unanimismo, si celava in realtà l’appartenenza ai partiti di provenienza, senza guardare a una direzione comune.

La democrazia che sceglie dà una marcia in più. Ne è un esempio quello che abbiamo fatto alla direzione nazionale, sulla legge elettorale, dove siamo riusciti a costruire una larga condivisione, pressoché concorde, di tutte le tre aree del partito che ci ha dato la possibilità di approvarla alla camera e ora ci permetterà di farlo al Senato.

Finisce il gattopardismo con l’idea che ‘tutto deve cambiare perché tutto resti uguale’ e si avvia una stagione che sarà positiva anche per il nostro territorio. Sono state fatte, a mio avviso, da una parte e dall’altra e, sicuramente per l’area Renzi, scelte coraggiose, ma anche di grande chiarezza”.

Cosa vuole dire?
“La scelta che hanno fatto Egidi con tanta parte della sinistra della provincia e una parte di Piazza democratica, che è rimasta coerente con l’impostazione iniziale per cui non si può essere renziani a Roma e orlandiani a Viterbo, è stata premiata da un risultato importante. Un esito che rompe con quegli schemi che non ci consegnavano mai una democrazia che decide anche nel Pd viterbese, e un mix bello dove le appartenenza sono saltate e in cui, per la prima volta, la prospettiva della costruzione del futuro è l’elemento che genera la nuova identità. Mi riferisco a Mancinelli, Aleandri e Troili e molti amici che hanno avuto il coraggio e la coerenza di portare avanti il progetto politico che hanno fatto”.

Non a Serra quindi che ha sostenuto Benedetti…
“Serra è un ottimo medico. Non intendo commentare le scelte degli altri. Provo sempre difficoltà a iscrivermi a quell’elenco di rancorosi che, in politica, più di guardare ai propri risultati, si entusiasmano delle animosità e degli insulti da dare agli altri. Comunque, ho, come sempre, le spalle larghe per sopportare quella singolare vivacità democratica che ha caratterizzato anche questo importante congresso”.

Che rapporto vuole instaurare con il segretario Egidi?
“Lui farà il mestiere del segretario. Sono convinto che lo farà bene, perché ne ha la capacità e si trova in una posizione di straordinaria libertà per poterlo fare con una maggioranza che condivide un progetto chiaro. Con lui, ho avuto tanti motivi politici di confronto e di scontro, però, Andrea ha due caratteristiche, oltre alla capacità di poter fare il segretario,  e cioè è costante sul lavoro e umile nel saper parlare e confrontarsi con tutti. Elementi di cui abbiamo bisogno.

Nel rispetto del congresso, dobbiamo insieme saper realizzare quelle proposte e quel progetto politico che possa far affermare il Pd nella Tuscia. Dobbiamo, poi, fare le coalizioni giuste sia a livello nazionale, che regionale e locale. Da oggi, il Pd deve lavorare nella convinzione che gli avversari sono la destra e i 5 stelle e non di certo l’altra area del partito e non dobbiamo mai poter considerare nelle alleanze avversarie le grandi esperienze civiche, i centristi e i moderati e quella parte di sinistra che vorrà con noi governare”.

Sta ricreando forse una nuova Dc?
“La Democrazia cristiana è finita nel 1993, ha governato per 60 anni, rappresentando una grande storia politica e, a livello nazionale, non mi sembra che Renzi stia lavorando per una grande Dc, ma per un partito e una coalizione di centrosinistra che guardino al futuro e sappiano vincere le sfide che ci attendono. Il governo di comuni insieme con FdI non è il massimo delle aspirazioni del Pd, né tantomeno penso che faremo una coalizione nazionale con Meloni, Salvini o Berlusconi. Invece, il confronto con Pisapia, Mdp, i centristi e il civismo e le varie espressioni democratiche è per noi l’obbligo per poter vincere. Ha a che fare con il futuro e non con le storie del passato”.

In Regione, Zingaretti ha deciso di ricandidarsi.
“Anche in questo caso, dobbiamo costruire una coalizione vera, perché la corsa è in salita e il risultato nella provincia di Viterbo è molto importante visto che Roma, dal punto di vista elettorale, non è più quello che era. Per cui mi auguro che da subito si possa costruire un rapporto diretto tra le Regione le forze civili e sociali del territorio. Un confronto costruttivo, progettuale, programmatico e propositivo e che Zingaretti deve fare sapendo che non ha bisogno di intermediari. Mi auguro che cambi legge elettorale, che non ci sia più il listino e che se dovesse rimanere, so che Zingaretti avrà l’intelligenza per capire che nello scegliere i nomi, il territorio deve essere coinvolto e non ci devono essere decisioni calate dall’alto. Che non è un giudizio negativo su ciò che è stato, ma si tratta di imboccare una strada giusta per vincere”.

Questo congresso l’ha decretata “padrone” del Pd a Viterbo.
“I congressi in un partito democratico non si fanno per decretare padroni. Una delle cose più brutte è quello di non saper riconoscere che, se da iscritto del Pd un ringraziamento va fatto, deve essere rivolto a quelle meravigliose donne, in maggioranza, e agli uomini che rappresentano la nuova classe dirigente del Pd e che, insieme con Egidi e tanta gente nuova, hanno saputo vincere questo congresso. Non riconoscere a questo gruppo dirigente, che è stato dunque premiato, la dignità e i meriti che gli spettano fa parte di quella miopia politica che ha fatto sì che molti che pensavano di vincere, non ci sono poi riusciti. Io do, come sempre, il mio contributo. Un contributo fatto di esperienza. Loro hanno vinto, hanno vinto nelle loro realtà e sommati insieme perché sono autonomi, capaci, coraggiosi e competenti. Quando si hanno queste caratteristiche, in democrazia, si vince. A questo gruppo dirigente va riconosciuto l’onore di un risultato”.

E a lei, invece, cosa va riconosciuto?
“Di aver partecipato e contribuito. Tornando al termine ‘padrone’, fa parte di quella terribile ossessione che fa fare incubi a molti. Agli stessi a cui provo a spiegare, da tempo, che non possono essere ossessionati dalla mia esistenza. Si confrontino con chi queste cose le fa, non è un atteggiamento che mi appartiene. ‘Padrone’, è di tutte le accuse quella che mi indigna di più, perché significa negare il lavoro di persone come Ciambella, Lagrimino o Minchella.

A chi è agitato per la presenza di Fioroni, consiglio quindi un Serelax, prodotto a base vegetale, che aiuta a dormire e leva gli incubi. Non si può essere infastiditi dall’esistenza di un altro, perché non si fa politica contro qualcuno, ma per qualcosa. Faccio i complimenti a Benedetti, che ha avuto un risultato buono, ha creato una bella area di sinistra intorno a Orlando e ha fatto un bel congresso, e mi auguro che, quei pochi, spero, che hanno fatto un congresso che doveva essere contro qualcuno, trovino la voglia di stare tutti insieme per creare qualcosa. Il futuro – conclude Fioroni – è rappresentato da chi lavora in questa direzione”.

Paola Pierdomenico


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23 ottobre, 2017

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