Viterbo – “Nessuno scambio di buste, la procura ha preso una sonora cantonata”. Le presunte falle degli investigatori, che hanno puntato tutto sulle intercettazioni, al centro dell’udienza fiume di ieri del processo Genio e sregolatezza, dedicata alla difesa dell’ex funzionaria del genio civile Gabriela Annesi.
Un’udienza fiume nel corso della quale l’avvocato Samuele De Santis ha parlato quasi ininterrottamente per oltre sei ore. Senza consegnare memorie, come ha sottolineato il legale, promettendo di non annoiare e chiedendo l’estromissione della super-memoria di oltre 700 pagine depositata dai pm Fabricio Tucci e Stefano D’Arma.
Come l’accusa nel giorno della richiesta delle pene, però, anche lui si è servito di un maxischermo, sul quale sono scorse innumerevoli slide di documenti.
E sul quale, come hanno fatto i pm, De Santis ha voluto fosse proiettato il famoso video che incastrerebbe Roberto Lanzi, il collega della Annesi considerato il deus ex machina del sistema “Genio e sregolatezza”.
Video girato dalle microcamere nascoste negli uffici del genio civile di via Marconi, in cui si vede Lanzi, il 23 luglio 2010, alle prese con il presunto scambio delle buste delle offerte per favorire l’Ati facente capo all’imprenditore Gianfranco Chiavarino nella gara da un milione di euro per l’appalto del secondo stralcio delle opere di urbanizzazione di Centignano a Vignanello.
“La procura ha preso una sonora cantonata, non c’è stata alcuna sostituzione delle buste – ha detto – perché quel giorno non potevano essere stati già verbalizzati i punteggi delle ditte partecipanti alla gara, cosa avvenuta solo il 29 luglio e non il 22 come aveva capito la forestale, quindi il timbro chiesto da Lanzi a Chiavarino tramite un altro imprenditore non poteva essere per cambiare la busta dell’offerta economica”.
Non solo. “Si vede Lanzi frugare in uno scatolone, da cui estrae non otto buste, ma soltanto tre. Chi dice che sia lo scatolone con le offerte per la gara di Vignanello?”.
Dito puntato contro le migliaia di intercettazioni della forestale: “Che dicono tutto, ma non dicono niente senza riscontri. E dal processo non sono emerse prove. Non ci sono mail, fax, documenti, solo materiale captativo, che dimostrerebbe, secondo l’accusa, corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio e turbativa d’asta”.
“Non basta – ha proseguito – che la Annesi lavorasse da anni con Lanzi per dire che erano complici. Lei non ha mai avuto contatti, nemmeno telefonici, con gli imprenditori. E non era nemmeno il suo superiore, come hanno capito gli investigatori, solo perché la chiamavano ‘dottoressa’. Non c’era alcun ufficio gare al genio civile e lei alle gare ha fatto solo e sempre la segretaria. E’ fuori dalla turbativa d’asta”.
L’ultimo e il più pesante affondo: “Semmai – ha proseguito – dovevano essere rinviati a giudizio i Rup, i responsabili del procedimento, che avrebbero dovuto quanto meno essere iscritti nel registro degli indagati perché avevano l’obbligo di controllo, invece non sono stati nemmeno sentiti, se non quando li ha convocati al processo la difesa”.
Frecciate pure per le stazioni appaltanti: “Altro che parte civile, i Comuni avrebbero dovuto rispondere del reato, per l’omesso controllo da parte dei rup da loro nominati”.
Difende la Annesi, ma anche Lanzi. “Sarà stato inopportuno nel dare consigli agli imprenditori, ma, come la collega, non era nelle condizioni di vendersi nessuna gara”.
Vale anche per la famosa gara di Vignanello: “Intercettato il 7 luglio avrebbe consigliato un ribasso del 10 per cento all’Ati Chiavarino che puntava al 16 per cento. Un consiglio dettato dall’esperienza, non perché potesse sapere che quello era il ribasso, prima ancora dell’offerta tecnica, che precede l’offerta economica”.
“La differenza con la ditta seconda arrivata alla fine è stata solo di due punti. E la presunta riunione del 26 luglio al genio civile non era per far vincere l’Ati Chiavarino e prendersi così la tangente, ma per trovare un modo di alzare il punteggio alla ditta che aveva già il cantiere aperto per il primo stralcio e che, se fosse stata esclusa prima ancora dell’offerta economica, come sarebbe dovuto accadere, avrebbe sicuramente fatto ricorso al Tar creando un danno economico al Comune“.
Il processo è al rush finale, ma la discussione dell’avvocato Carmelo Ratano, difensore di Roberto Lanzi, in programma ieri, alla fine è slittata al 29 gennaio. E di conseguenza è slittata di un altro mese anche la sentenza, prevista, salvo sorprese, per il 27 febbraio.
Silvana Cortignani
– L’avvocato De Santis: “La Annesi non ha mai confessato…”



