Viterbo – Sconvolta che il suo aggressore sia stato rimesso in libertà dopo poche ore: “Lui in giro, io costretta a stare barricata in casa perché ha promesso di ammazzarmi”. E’ la barista 32enne accoltellata verso mezzanotte del 28 marzo nel locale di cui è titolare il compagno, in viale Trieste a Viterbo, all’altezza dell’incrocio dell’Ellera.
Pochi minuti dopo la diffusione della notizia che, pur essendo stato convalidato l’arresto, il 47enne viterbese che ha tentato di sfregiarla al volto con un piccolo pugnale bilama è stato rimesso in libertà, ha chiamato in redazione. Adesso vive nel terrore.
“Ditemi voi cosa devo fare? Mi vuole ammazzare. Ha detto che verrà a cercarmi per ammazzarmi. Sono terrorizzata – dice la barista senza prendere fiato – quando lo hanno arrestato mi ha urlato davanti ai poliziotti ‘tanto ti ammazzo, tanto trovo il sistema, vado a Roma e rimedio una pistola”.
Nel locale c’erano una decina di avventori, quando l’uomo ha fatto irruzione: “Cercava me – prosegue con la voce che trema per la paura – è venuto diretto da me, perché l’ho denunciato già due volte per episodi analoghi. Una volta mi ha lanciato le bottiglie, perché mi sono rifiutata di dargli da bere. Vuole da bere a tutti i costi, anche se non è nelle condizioni”.
“Dammi da bere”, le avrebbe detto anche mercoledì sera. “Aveva il pugno chiuso, lì per lì non ho capito. In un nanosecondo mi si è avventato contro col pugnale. Se non fossi stata veloce a corprirmi il volto, mi avrebbe sfregiato. Mi ha ferito al naso e alla mano con cui mi sono protetta il viso. Intanto urlava ‘mi devo vendicare, perché tu mi vuoi mandare in galera’. Non è vero che cercava due marocchini che lo hanno derubato. Cercava me, per uccidermi”. Non ha dubbi.
“Volevo testimoniare in aula, ma mi hanno detto di no. Volevo dire al giudice cosa ho rischiato, delle minacce di morte davanti agli agenti che lo portavano via. Non mi resta che andare dall’avvocato e denunciarlo di nuovo, stavolta per stalking. Ma intanto chi mi protegge? Di notte deve stare a casa. E di giorno? Non posso più andare ad aiutare il mio compagno al bar, devo stare barricata in casa se non voglio rischiare di incontrarlo. Lui in libertà e io ai domiciliari, non è giusto”.
Grida forte la sua disperazione: “Quando gli altri avventori lo hanno afferrato per allontanarlo, prima dell’arrivo della polizia, lui si è divincolato e mi è venuto di nuovo addosso. Se non avessi avuto a portata di mano la bomboletta di spray al peperoncino, non so come sarebbe finita. Ho rischiato di restare sfregiata o, peggio, di morire. Mi sento abbandonata dalla giustizia”.
Un lungo sfogo quello della 32enne: “Capisco che magari c’è qualche ragione per cui non può stare in carcere. Ho visto la madre portargli il metadone in tribunale. Ma non capisco perché non possa stare agli arresti domiciliari, quando c’è il rischio che provochi una tragedia”.
Silvana Cortignani
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