Arlena di Castro – Porta in Italia dalla Romania una minorenne incinta ceduta dai genitori per un furgone, assolto. Siccome la ragazzina aveva un’età superiore ai 16 anni e il padre e la madre non hanno sporto mai denuncia, dando anzi il proprio consenso all’espatrio della figlia, al giudice Giacomo Autizi non è rimasto che prosciogliere l’imputato per difetto di querela.
Protagonista un quarantenne accusato di sottrazione di minore, scoperto dai carabinieri il 9 febbraio 2014 a tenere in una casa apparentemente disabitata, una 17enne incinta, senza riscaldamento e senza corrente, a parte un cavo allacciato abusivamente a un lampione del paese, per cui è sotto processo anche per furto d’energia elettrica.
La presenza di una giovanissima, mai vista prima, non è passata inosservata nel piccolo borgo dell’Alta Tuscia dove a far scattare l’allarme è stato lo stesso sindaco Publio Cascianelli che, dopo avere allertato il comandante della stazione, ha preso parte al blitz nell’abitazione.
“La ragazza era incinta – ha spiegato durante il processo uno dei militari intervenuti – per cui l’abbiamo affidata all’ospedale di Belcolle, ma il giorno dopo ci hanno detto che la notte stessa, verso le tre, l’imputato sarebbe andato a prenderla e se la sarebbe portata via”.
Nessuno sa come sia andata a finire. Della presunta vittima, oggi 21enne e presumibilmente mamma di un bambino di 4 anni, si sarebbero perse le tracce. Così come dell’imputato, difeso d’ufficio dall’avvocato Luigi Mancini e processato per contumacia.
Un caso umano quello descritto ai carabinieri sentiti in aula. “Una bambina incinta in una casa infestata dai topi e senza corrente elettrica con un cavo allacciato a un lampione”.
Ma la “bambina” era in realtà una ragazza di 17 anni, anche se apparentemente più piccola, in avanzato stato di gravidanza.
“Quando la giovane ci ha aperto la porta – hanno spiegato – dentro c’era il degrado più totale, roba da far vomitare, con topi che giravano dappertutto e lei, che pareva una bambina, senza documenti. Il contatore della luce era staccato, ma il campanello funzionava e c’era una stufetta accesa. Allora abbiamo scoperto che c’era un cavo volante allacciato a un lampione della strada”.
L’imputato l’avrebbe tenuta segregata in casa, senza corrente e senza documenti: “Lei non li aveva quando siamo entrati, e non parlava italiano. Attraverso l’interprete ci ha detto che il proprietario di casa era il suo ‘fidanzato’. L’abbiamo rintracciato poco dopo in paese e per l’appunto aveva i documenti della ragazza in tasca”.
La diciassettenne incinta venne affidata all’ospedale di Belcolle, ma verso le tre della stessa notte l’imputato sarebbe andato a prenderla e se la sarebbe portata via.
Il processo per furto aggravato d’energia elettrica riprenderà il 10 settembre.
Silvana Cortignani
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