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“I sei ultras si sono traditi entrando allo stadio”

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Il capo della Digos Monia Morelli

Il capo della Digos Monia Morelli

Viterbo – (sil.co.) – “Hanno minacciato i calciatori e lì hanno presi a calci e schiaffi”. Così uno steward dello stadio Rocchi, un ottantenne che fu scaraventato a terra e picchiato da un gruppo di ultras, ha raccontato in aula l’imboscata a un gruppo di giocatori della Viterbese Castrense del 9 marzo 2014 nei pressi dall’entrata sul lato di Pratogiardino.

Era novembre del 2016 e il processo è ripreso ieri, tra tanti “non ricordo”, a distanza di oltre un anno e mezzo. 

Per quest’episodio sei presunti ultras gialloblù sono finiti sotto processo: Leroy Ceccarelli, Ervin Di Maulo, Andrea Riccardi, Luca Zei e Lavinia Nepa. Ma i testi sentiti ieri dal giudice Silvia Mattei, due volontari della sicurezza dello stadio, hanno ridimensionato l’aggressione. Gli spintoni sono diventati spintarelle. Gli schiaffoni, schiaffetti. Le decine di tifosi, una manciata. La spedizione “un fatterello che succede tutte le domeniche”.

In aula anche la dirigente della Digos della questura di Viterbo, Monia Morelli. “Ci chiamò verso le 13,45 Vincenzo Camilli – ha raccontato – per una aggressione ai danni di alcuni giocatori e di un anziano collaboratore della societa Viterbese Castrense da parte di tifosi che conosciamo molto bene, riconosciuti mentre entravano allo stadio da alcuni testimoni, tra cui gli addetti alla vigilanza dei cancelli, come partecipanti alla spedizione punitiva. I loro volti, inoltre, sono stati immortalati dalle telecamere mentre si trovavano al bar Stadio, dove la domenica si riuniscono i tifosi”.

Proprio sull’identificazione dei sei presunti ultras finiti davanti al giudice puntano il dito i difensori Stefania Sensini e Domenico Gorziglia, che, con i loro dubbi, hanno ribattuto molto sulla questione.  “Il mio assistito Luca Zei è semplicemente uno dei tanti tifosi  che quel giorno si erano recati allo stadio a vedere la partita”, ha sottolineato al giudice l’avvocatessa Stefania Sensini. 

Secondo l’accusa, gli imputati, verso le 13,20, assieme ad un gruppo di facinorosi, avrebbero aspettato i calciatori all’ingresso secondario dello stadio, due ore prima del derby contro il Montefiascone. Prima li hanno contestati, poi sarebbero saltati addosso ai giocatori appena questi sono scesi dall’autobus. Sarebbero stati almeno una ventina. Poi giù, calci e schiaffi.

Gli ultrà se la presero con Daniele Federici, Rocco Giannone e Matias Vegnaduzzo, initimandigli di giocare per vincere. O sarebbero stati guai. E nel parapiglia hanno scaraventato a terra lo steward ottantenne, soccorso dal medico della squadra. 

“Vi spacchiamo le gambe. Se non vincete per la società ve la facciamo pagare”. E ancora: “Vi dovete impegnare di più per vincere il campionato, sennò vi diamo fuoco alle macchine”. 

Le accuse sono di minaccia aggravata, perché commessa da più di cinque persone in presenza di almeno una cinquantina di tifosi. Ma anche di percosse e lesioni, per gli schiaffi ai giocatori.

Le querele per lesioni e percosse sono state ritirate, ma non quelle per minacce. I reati sono comunque procedibili d’ufficio.

Gli ultrà avrebbero ritenuto i calciatori direttamente responsabili delle ultime sconfitte con le squadre Fregene e Grifone. I tifosi hanno preso un Daspo che li ha tenuti lontani dai campi di calcio per due anni.


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