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“Franzè collaboratore del boss della ‘ndrina e referente per Viterbo”

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Giuseppe Franzè

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Francesco Nobili

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Operazione antidroga Giardini Segreti - L'ordinanza del gip di Catanzaro

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Operazione antidroga Giardini Segreti - L'ordinanza del gip di Catanzaro

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Operazione Giardini Segreti

Operazione Giardini Segreti

Viterbo  –  “Giuseppe Franzè è uno dei più stretti collaboratori di Emanuele Mancuso”. Lo scrive il gip di Catanzaro, Paola Ciriaco, nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di diciotto indagati nell’operazione Giardini segreti della squadra mobile di Vibo Valentia, che ha sgominato un’associazione dedita al narcotraffico.

Emanuele Mancuso, detto Zen, sarebbe stato il “capo-promotore dell’organizzazione”. Trentenne, ora è un collaboratore di giustizia, ma è stato uno degli esponenti della ‘ndrina di Limbadi (Vibo Valentia). Ed è il figlio di Pantaleone l’Ingegnere, uno degli storici capo clan.

Franzè, 31enne di Stefanaconi (Vibo Valentia) poi trasferitosi a Viterbo, “aveva il preciso ruolo – spiega il giudice – di destinatario della sostanza stupefacente, nonché acquirente dei semi necessari per la coltivazione. Può essere definito referente dell’avamposto costituito dai sodali nella città di Viterbo, al quale periodicamente e sistematicamente veniva consegnata la sostanza da rivendere”. Per quanto riguarda Franzè, il gip “afferma l’esistenza di una condotta partecipativa al sodalizio. Numerosi – sottolinea – sono i contatti telefonici con Mancuso e con altri elementi di spicco dell’organizzazione, tali da far ritenere la sussistenza di rapporti stabili e duraturi tra i sodali”.

Il giudice parla di “pericolosità sociale”, “pericolo di recidiva” e “allarme sociale, in considerazione – evidenzia – non solo delle enormi quantità di stupefacente coltivato e prodotto, quanto anche al fatto che le concrete modalità della condotta documentano inequivocabilmente una dimestichezza e confidenza di tutti gli indagati con i circuiti legati ai traffici illeciti dello stupefacente”. Per questo il gip, per Franzè e altri sette indagati, individua la “misura della custodia cautelare in carcere” come “l’unica idonea a fronteggiare le esigenze specialpreventive di difesa sociale e proporzionata alla gravità delle stesse”.

In cella, sabato, sono finiti in otto. In nove, invece, sono ai domiciliari e uno ha l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Trentanove, in totale gli indagati, ventuno dei quali a piede libero. Tra i quali il 32enne viterbese Francesco Nobili che, per la procura antimafia di Catanzaro, insieme a Giuseppe Franzè, avrebbe “fatto parte di un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, con il compito di immettere lo stupefacente sul mercato esistente nel territorio di Viterbo e nei comuni limitrofi”. Per il giudice Paola Ciriaco, “l’arresto del 27 novembre 2015 di Nobili, unitamente a Franzè, e il rinvenimento di sostanza stupefacente nell’appartamento egli stessi in uso”, non sono stati sufficienti per accogliere la richiesta della procura “di applicazione di misura cautelare nei confronti di Francesco Nobili”.

Il difensore di Nobili, l’avvocato Giuliano Migliorati, spiega che il suo assistito, “per quanto riguarda l’arresto del 27 novembre 2015, ha definito la sua posizione con un patteggiamento”.

“Per quanto riguarda il reato di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti contestato a Nobili – continua l’avvocato Migliorati -, non entro nel merito della sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Ma il mio assistito da tre anni a questa parte, ovvero dal giorno dell’arresto, non ha più avuto alcun tipo di contatti con terzi”.

L’indagine è Giardini segreti della squadra mobile di Vibo Valentia, che ha sgominato un’associazione dedita al narcotraffico. “Una complessa organizzazione delinquenziale – è scritto nelle carte d’inchiesta – nel settore della coltivazione e del traffico di sostanze stupefacenti, con ramificazioni anche nel Lazio”. Ovvero la droga, partita dalla Calabria, arrivava pure nella Tuscia. I membri dell’organizzazione, dopo aver comprato online semi di canapa indiana e concime, avrebbero coltivato le piante, ne avrebbero curato la germinazione, la fioritura e la crescita. Negli stessi campi, che controllavano anche coi droni, sarebbe poi avvenuta la lavorazione della droga e, infine, l’immissione sulle piazze di spaccio. Gli indagati, secondo gli inquirenti, erano in grado di “provvedere a tutte le varie fasi del ciclo di produzione della sostanza stupefacente”.

Dell’inchiesta si sono occupati organi di stampa nazionali e locali, a partire dall’area vibonese.

Carlo Galeotti


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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