Viterbo – 27 novembre 2015. I poliziotti della squadra mobile di Viterbo sorprendono Francesco Nobili e Giuseppe Franzè consumare marijuana in casa. Fanno irruzione nell’appartamento, nel quartiere Pilastro, e trovano centinaia di grammi di droga. Tra cocaina, hashish e marijuana. Per un valore di venticinque mila euro, oltre a più di 3mila euro in contanti.
Foto: Stroncato giro di spaccio in centro – slide
Quell’operazione oggi compare nelle carte dell’inchiesta Giardini segreti della procura antimafia di Catanzaro, che ha permesso di sgominare un’associazione dedita al narcotraffico tra la Calabria e la Tuscia. Trentanove gli indagati, tra cui i viterbesi Nobili e Franzè. “Illecitamente – scrive il gip in una delle quasi novanta pagine di ordinanza di custodia cautelare – detenevano ai fini di spaccio, presso l’immobile sito in Viterbo, diverse sostanze stupefacenti. In particolare, 137,3 grammi di cocaina, 94,4 grammi di hashish e 86 grammi di marijuana. Unitamente ad altre sostanze da taglio e a materiale utile per il confezionamento delle dosi”.
I due, 32 anni il primo e 31 il secondo, vennero arrestati già nel 2015. E mentre erano a Mammagialla, i poliziotti della narcotici di Viterbo trovarono nel loro garage un borsone con altri 700 grammi di hashish e chili di marijuana, sia essiccata che in piante. “Avevano affittato – spiegò tre anni fa l’allora capo della mobile Fabio Zampaglione – un appartamento al Pilastro dove era stata allestita una vera serra indoor con cinquantatré piante di cannabis. Nella serra, grazie alla quale con un impianto di areazione e ventilazione con illuminazione continua avevano trovato il sistema per avere droga tutto l’anno, c’era addirittura una macchina per mettere sottovuoto la droga. I mei agenti hanno stroncato un giro da 50mila euro”.
Oggi il gip di Catanzaro sottolinea che Nobili e Franzè “avrebbero dovuto consegnare i proventi della vendita dello stupefacente a Emanuele Mancuso, per ‘coprire i debiti’ contratti”. Mancuso sarebbe stato il “capo-promotore dell’organizzazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, avente come scopo la coltivazione, il trasporto, la detenzione, la cessione e la vendita di ingenti quantità di marijuana”. Trent’anni, ora è un collaboratore di giustizia ma è stato uno degli esponente della ‘ndrina di Limbadi. Ed è il figlio di Pantaleone l’Ingegnere, uno degli storici capo clan.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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