Viterbo – “Un pizzico sopra al solito”. Lo diceva una commessa per il Corso, a Viterbo. Confermato da un’altra all’Ipercoop. Punto di vista comune. L’argomento sono i saldi. Partiti sabato scorso, dureranno per le prossime sei settimane.
Strategie e aspettative invece sono diverse. Commercianti al dettaglio e grandi centri commerciali. In mezzo, il mercato, e la libera scelta del consumatore.
Multimedia: La notte in saldo della città dei Papi – Video
Da una parte, il contesto urbano e le difficoltà ad accedervi, se non a piedi, per una passeggiata, distratti da tutto. E perché in centro ci si va pure perché si ha anche qualcos’altro da fare. Dall’altra, la periferia con i parcheggi gratuiti e il fatto che se vai in un centro commerciale. Vai a fare acquisti al centro commerciale e non manca niente, e nient’altro può distrarti. Da un lato, piccole aziende familiari che devono trattare direttamente con i grossi marchi. Dall’altro, catene di negozi che con i fornitori ci parlano da pari a pari.
In entrambi i casi i saldi questo fine settimana non sono andati un granché. Eccezion fatta per sabato quando la “Notte in saldo” organizzata dalla rete di imprese Viterbo Capitale Medievale ha riempito i negozi di gente per tutto il centro storico e fino a chiusura, mezzanotte e dintorni. Spettacoli e concerti messi in piedi per l’occasione hanno funzionato. Tenuto le persone fuori casa. Spinto a fare acquisti. E ha dato i suoi frutti anche la scelta di far coincidere la “Notte in saldo”, quella che un tempo si chiamava Notte bianca, anche con altri eventi. In particolar modo la rievocazione medievale di Ludika che ha coperto l’altra sponda del centro storico, quella del quartiere San Pellegrino.
Viterbo – Alessandra Di Marco
“Il giorno dopo – ha detto la presidente della rete di imprese Viterbo Capitale Medievale, Alessandra Di Marco – c’è stato il calo. Abbiamo lavorato dalle 6 e mezza della sera in poi. Praticamente un paio d’ore. Le persone prima erano al mare o in giro per il fine settimana. Un altro problema legato al fatto che i saldi iniziano a stagione appena avviata e non più alla fine”.
Per il Codacons saranno almeno 26 milioni le famiglie interessate dai saldi, ma anche i turisti approfitteranno degli sconti. Cosa che potrebbe ampliare il mercato di riferimento dei saldi, in tal caso anticiparli a inizio stagione potrebbe risultare un vantaggio. A luglio e metà agosto i turisti ci sono, e tutti. Così come tutti possono permettersi di andare in vacanza. In molti casi arriva anche la quattordicesima e qualcosa da spendere c’è sempre. Seconda metà di agosto è prevalentemente alta stagione e pure i prezzi tornano ad allinearsi. Perché c’è soprattutto chi può permetterseli. mentre a settembre si torna di nuovo a casa a fare i conti con la spesa e la quarta settimana dove non c’è più un euro.
Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio, ogni famiglia in sei settimane estive spenderà 230 euro in media per acquistare articoli di abbigliamento o calzature. Per un valore complessivo di 3 miliardi e mezzo di euro.
Tuttavia, sempre Codacons prevede che i saldi di questa stagione saranno un fallimento, con un calo del 5% rispetto allo scorso anno.
Una scelta, tant’è vero che c’è chi non la fa più, da cui i commercianti del centro sembrerebbero trarre ben pochi vantaggi.
“Qualcosina – aggiunge Di Marco – ma niente di più. Bisogna prima rendere attrattivo il contesto urbano in cui lavoriamo. La Notte in saldo di sabato ne è stata la riprova. Il centro storico non è solo un luogo dove si fanno acquisti, ma anche un posto dove si vuole trascorrere il proprio tempo libero all’aperto, approfittando per una passeggiata e per scoprire pure l’offerta culturale e monumentale della città. Se imparassimo a vendere meglio il centro, anche noi venderemmo meglio i nostri prodotti. La nostra forza è la città. Se non valorizziamo quella…”. Chiudiamo bottega, sembrerebbe voler dire.
Tutt’altra cosa i grandi centri commerciali. In tal caso, il punto di partenza non è il contesto urbano da abbellire e promuovere, ma il marketing e le strategie aziendali da mettere in campo per attirare il consumatore e fissare in qualche modo nella sua testa un’agenda acquisti da seguire. Indipendente dai saldi stessi, che ne rappresentano soltanto un aspetto.
Quindi, nonostante commercio al dettaglio in centro storico e centri commerciali in periferia con i saldi abbiano avuto lo stesso inizio, anzi, in centro, la Notte in saldo qualcosa in più l’ha data, nel lungo periodo quelli col fiato corto saranno proprio i primi.
“Non solo – spiega Di Marco – ma una scontistica di partenza che si è subito attestata attorno al 30-50%, quando una volta ci si teneva sul 30 per almeno metà del tempo, lascia pensare che si arriverà a breve al 70 su tantissimi articoli. Ciò significa che, per quanto riguarda i commercianti in centro, per adeguarsi dovranno in qualche modo aumentare le percentuali con i margini di guadagno che a quel punto, superato il 50%, si saranno azzerati. E per tre settimane venderemo prodotti andandoci se ci va bene in pari”.
Una differenza non da poco. “Questo fine settimana non c’è stata moltissima gente – racconta una commessa che lavora all’Ipercoop -. Qui da noi è andata bene a giugno che ci sono state le promozioni. Poi, ormai le persone sanno che parti da una percentuale precisa e aspetta. Aspetta che aumenti la percentuale di sconto, e sanno pure quando avverrà, oppure la prossima promozione. Così come sanno che tieni le cose in magazzino e che quindi quello che possono trovare oggi lo troveranno anche tra 5 settimane a prezzi migliori. Quello che in cassa sentiamo dire spesso è infatti: ‘verrò meglio quando ci sarà l’ultimo ribasso. A quel punto mi compro il mondo'”.
Prima gli acquisti avvenivano tutti insieme, i primissimi giorni. Perché altrimenti non si trovava più niente. “Adesso non è più così – sottolinea un’altra commessa del centro commerciale -. Ora il pericolo di non trovare più quel capo d’abbigliamento o quel prodotto perché qualcun altro se l’è già comprato prima non c’è più. Ad esempio nei negozi dei centri commerciali ci sono almeno tre scarichi a settimana e se non si riesce a vendere un capo d’abbigliamento lo mandiamo a un’altra filiale che ce lo richiede in Italia o a Roma perché lo hanno terminato, e si vende”.
Viterbo – La notte in saldo
Musica diversa per i commercianti del centro. Qui le promozioni sono rare e i saldi potrebbero rappresentare una bella boccata di liquidità. Tuttavia gli scarichi in molti casi sono solo 4 all’anno, uno per stagione. Per cui, se un prodotto finisce, il consumatore non lo trova più. Mentre i magazzini fanno presto a svuotarsi. Ciò significa che la merce appena arrivata se ne va subito, nuova, scontata e in piena stagione, e quando alla quarta settimana i prodotti migliori sono finiti, il negozio in questione perderà di interesse e i consumatori si riverseranno tutti al centro commerciale. Con Viterbo, ad agosto, praticamente deserta e senza un evento che possa rendere il centro appetibile per un consumatore.
E se durante la seconda metà dei saldi il problema è la merce che è finita, all’inizio la questione è la percentuale. “Un commerciante in centro – spiega la presidente di Viterbo Capitale Medievale – partirebbe volentieri dal 30%. Ma se il negozio della grande catena parte subito dal 70, ecco che il primo è costretto a piazzarsi immediatamente sul 50 riducendo i suoi margini di guadagno senza nemmeno scalfire la concorrenza che comunque sia farà sempre uno sconto più alto del tuo”.
Una concorrenza sentita dai grandi negozi che si attrezzano subito.
“In passato – aggiunge la commessa dell’Ipercoop – l’inizio dei saldi viveva passaggi più graduali. Oggi, attirare il cliente fin dall’inizio è diventato fondamentale. La cartellonista cambia tutta quanta insieme, col rosso, il colore dei saldi, che diventa subito dominante. Tutto è impattante. Come ti giri c’è un richiamo ai saldi. Anche il numero delle cassiere aumenta. Si passa da una a quattro. Perché c’è fila e la gente meno si stressa, meglio è, e va via più contenta. Magari dopo una settimana torna. Un tempo trovavi i banner all’entrata e un A4 all’interno. Niente di che. Poi, mano mano si aumentavano i richiami”. Non solo, ma una volta i prodotti si prezzavano tutti e fin dall’inizio. “Adesso no. Non tutto va in saldo. Si distingue tra ‘nuovi arrivi’, che non hanno lo sconto, e prodotti in saldo. E i nuovi arrivi vengono sempre rinnovati. Se vengono tutti venduti, c’è un’altra filiale che ce ne rimanda di nuovi. Quindi non abbiamo la preoccupazione di abbassare i prezzi per vendere”.
La distinzione ha anche un’altra ragione. “Se metti due cose in saldo e una no – continua a spiegare la commessa – la gente finirà per comprare anche quella che non è scontata portandosi a casa pure quelle in saldo. ‘Ormai sono dentro’, sentiamo dire. Oppure ‘Ogni volta che vengo qui per i saldi mi porto via sempre qualcos’altro che non lo è”.
Dulcis in fundo, i bonus per i lavoratori che lavorano nelle grandi catene che hanno le loro filiali all’interno dei centri commerciali. “Un aspetto non da poco – conclude un’ultima commessa, pur’essa dell’Ipercoop -. Tra filiali c’è sempre concorrenza, incentivata dall’azienda. Se la filiale di Viterbo è quella che ha realizzato più vendite rispetto alle altre sparse in tutta Italia, allora tutti i dipendenti si ritrovano a fine mese in busta paga 100, 150 euro in più. Non è poco per chi ha famiglia, un solo stipendio e 1200 euro al mese. E spinge decisamente a fare meglio, lavorare di più e cercare in tutti i modi possibili che il cliente esca dal negozio dopo aver comprato qualcosa. Preferibilmente in più, rispetto al previsto”.
Daniele Camilli
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