Viterbo – Quando l’arte orafa rappresenta più che una tradizione e una cultura familiare. Non solo un mestiere. Non una semplice bottega. Un salotto del bello. Del gusto e della ricercatezza. Un luogo dove esiste ancora chi sa mettere mano a riparazioni sopraffine nell’orologeria e nei preziosi. Allora si parla dell’antica gioielleria Biaggi. Più che un negozio, un piccolo museo d’arte. Dove affacciarsi in un mondo che, se da un lato appartiene al passato, dall’altro fa ancora parte del presente. Accogliendo i mutamenti di costume con vivacità e capacità di seguire i gusti dell’attualità. Punto di riferimento per chi è ancora alla ricerca di qualcosa di straordinariamente ricercato e raffinato. Affidandosi a mani esperte e professionalità storica.
Attualmente è in via Roma 31 l’antica gioielleria Biaggi. I tre cugini che gestiscono il negozio, come eredi alla quinta generazione, raccontano la storia della propria famiglia e del loro antico mestiere.
Quando è nata questa attività?
“La storia della nostra attività è iniziata nel 1844. Quando la sede della prima bottega orafa si trovava a piazza delle erbe 21 – raccontano Simone e Andrea Biaggi mostrando una antica carta incorniciata -. Un antico documento ne ricorda le origini. Una perizia depositata sotto lo stato pontificio testimonia che la famiglia Biaggi a quell’epoca era già attiva nel mestiere della gioielleria. Il documento contiene una stima di oggetti d’argento effettuata per conto della contessa Sacchi-Pagliardi. E porta la firma di Antonio Biaggi, perito argentiere nostro trisavolo. Il documento porta una affrancatura con una marca da bollo da cinque bajocchi. Antonio Biaggi fu il primo ad avviare l’attività di famiglia in cui venne supportato, nella iniziale espansione, dai suoi tre figli Asprene, Telesforo e Etolo. Fu quest’ultimo a ereditare poi l’attività. Successivamente infatti, la prima vera e propria licenza, riconosciuta dallo stato italiano e risalente al 1872, venne firmata e ottenuta per il figlio di Antonio, Etolo Biaggi. Da lui l’attività passò poi a suo figlio Mario Biaggi, nostro nonno. E a seguire le sue orme ora siamo in tre cugini, Simone, Andrea e Francesca Biaggi, attuali eredi e proprietari della gioielleria. Talvolta supportati da Elena Biaggi, figlia di Simone, unica giovane erede che sta apprendendo pian piano le regole e i segreti del mestiere portato avanti dalla famiglia. In lei si traduce la sesta generazione.
Come avete fatto ad imparare questo mestiere?
“Abbiamo studiato l’arte della gioielleria, seguendo delle apposite scuole – dice Andrea Biaggi -. Ma soprattutto l’esercizio e l’esempio qui in bottega è stato per noi costruttivo e decisivo”, sottolinea e prosegue Simone. “Manipolare i metalli preziosi e le pietre, seguendo l’esempio esperto e la competenza dei nostri nonni e genitori è stata la vera scuola. E oggi questo ci permette infatti di distinguerci, sebbene le richieste da parte dei clienti siano notevolmente cambiate e certe richieste molto diminuite. Il nostro approccio è consapevole a trecentosessanta gradi. Dal conoscere il prodotto, in tutte le sue particolarità e prestigiosità. Fino a sapere come condurre certe trattative. Riconoscere e distinguere tipologie molto particolari di clienti e committenti, spesso anche di alto rilievo istituzionale. Sapere come personalizzare il servizio, renderlo unico, impreziosirlo in modo distintivo ed elegante. Anche nell’arte della orologeria. Ora meno in voga di un tempo. Ma certamente sempre un qualcosa di nicchia. Una vera arte che, sebbene nel tempo abbia visto diminuire il numero iniziale di clienti, è rimasta per noi una attività distintiva con sempre minore competitività da parte della concorrenza. Questo ci rende fieri. E i nostri clienti, che vengono molto anche da Roma e da fuori Viterbo, ce ne danno tuttora grande conferma e testimonianza.
Da quanto tempo siete voi a gestire questo negozio?
“Noi siamo qui da circa trent’anni – risponde Simone Biaggi -. Abbiamo lavorato per clienti storici, molti dei quali sono ancora affezionatissimi. Ci cercano per la qualità del servizio e la garanzia sul prodotto. Per le lavorazioni su commissione. Inoltre, avere ancora qui internamente un laboratorio di antica origine ci permette di fare anche dei lavori di manutenzione e riparazione per i quali è sempre più difficile trovare chi sa adoperarsi. Anche nel reperimento di alcuni particolari pezzi di ricambio per l’orologeria per esempio”.
E’ ancora molto importante oggi la professionalità nella gioielleria?
“Si certamente – spiegano Andrea e Simone Biaggi -. Nel nostro negozio conta molto. Abbiamo imparato dall’esempio della nostra famiglia non solo a fare manualmente ma anche a servire i nostri clienti al meglio. Ad accogliere, risolvere problematiche, interpretare e soddisfare richieste molto particolari. La professionalità in questi termini è un segno distintivo. Ci teniamo molto. E’ parte di noi. Perché, al di là delle richieste più commerciali, che sono aumentate e continuano a crescere negli ultimi anni, anche in relazione ai cambiamenti di costume, quello che ha sempre contraddistinto la nostra storia di gioiellieri, era la capacità di gestire e vivere questo mestiere come un’arte. Con tutte le difficoltà e sfumature del caso. E con le soddisfazioni che ne possono derivare. I nostri clienti, storici o meno, del resto ci cercando ancora per questo. Per la professionalità nella cura del dettaglio. La garanzia di qualità. La manodopera di alto livello. Siamo rimasti davvero in pochi ormai a fare questo mestiere con lo spirito e la preparazione originari con cui siamo nati e cresciuti”.
Dunque l’eleganza è ancora qualcosa che resiste e conta?
“Allo stile e all’eleganza teniamo da sempre e come sempre – affermano Andrea e Simone Biaggi -. Non ci abbiamo mai rinunciato, naturalmente. Seppure ben consapevoli della sua rarità o del suo divenire man mano un qualcosa di sempre minore “tendenza”. Piuttosto saremmo inclini e favorevoli a un suo ritorno più protagonista e prepotente”, dice mentre sorride Simone Biaggi. “Con la volontà di poter contribuire ad una rinascita del concetto del bello e della cultura. Anche per questo centro storico. Che non avrebbe nulla da invidiare a nessuno. Potenzialmente. Ci piacerebbe che avvenisse o che potessimo, insieme ad altri commercianti, far avvenire qualcosa che permetta alla città, al suo centro storico di tornare ad essere più vivibile e vissuto. Attraverso la cultura e la creazione di un circuito di botteghe storiche, operativo e fattivo. Pronto ad accogliere il nuovo sempre con la stessa qualità ma senza dimenticare la bellezza e l’eleganza da cui proveniamo e che la storia ci ha insegnato”.
Valeria Conticiani
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