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Viterbo - Terminate questa notte le riprese del telefilm diretto da George Clooney - FOTO E VIDEO

Catch-22, lo zio Sam se ne è andato…

di Daniele Camilli
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Viterbo - Le riprese del telefilm Catch-22

Viterbo – Le riprese del telefilm Catch-22

Viterbo - Le riprese del telefilm Catch-22

Viterbo – Le riprese del telefilm Catch-22

Viterbo - Le riprese del telefilm Catch-22

Viterbo – Le riprese del telefilm Catch-22

Viterbo - Le riprese del telefilm Catch-22

Viterbo – Le riprese del telefilm Catch-22

Viterbo - Le riprese del telefilm Catch-22

Viterbo – Le riprese del telefilm Catch-22

Viterbo - Le riprese del telefilm Catch-22

Viterbo – Le riprese del telefilm Catch-22

Viterbo - Le riprese del telefilm Catch-22

Viterbo – Le riprese del telefilm Catch-22

Viterbo – Lo zio Sam se ne è andato. Catch-22. Ha tolto le tende e sbaraccato. Goodbye. I set in piazza non ci sono più. Dalle due di questa notte. Riprese finite. Viterbo è libera. Dalle macerie davanti al duomo, dai sacchi di sabbia in piazza. La bandiera italiana, di nuovo su Palazzo dei Priori. Ammainata quella a stelle e strisce. I bar hanno rimesso fuori i gazebo per l’estate.

Si può finalmente camminare da una parte all’altra del centro storico. Dritto per dritto.


Multimedia: Sul set del telefilm Catch-22Video – “Dr. House” sul set di Catch-22 – In scena Hugh Laurie (“Dr. House”) – I lavori per l’allestimento del set di Catch-22


Si deve solo aspettare. Cosa. Che il telefilm esca, in tv. Per poter poi dire: “toh, guarda un po’, Viterbo”. E probabilmente solo i viterbesi la riconosceranno. Quelli dotti, con una certa conoscenza del patrimonio architettonico cittadino, cosa affatto scontata.

Perché soltanto chi sa che quel palazzo lì sta in piazza del comune a Viterbo, saprà allora vedendolo che quel pezzo di film lì ritrae la città in cui vive. Chi non lo sa, forse non se ne accorgerà. Nemmeno. A meno che non conosca di suo Viterbo, per qualche strano motivo. Magari è stato a Santa Rosa e nell’attesa del trasporto ha pensato bene di memorizzare ogni dettaglio di piazza del Plebiscito. Tutto è possibile. 

I manifesti d’epoca affissi a Viterbo tra piazza della Morte e quella del Plebiscito rimandano a Roma. La città dei Papi sarà forse riconoscibile dagli archi del loggiato del Palazzo vescovile in piazza San Lorenzo. Roba da intenditori.

Il telefilm, per la regia di George Clooney, con Clooney attore protagonista, è ambientato in Italia durante la seconda guerra mondiale. Roma, per l’esattezza. I giorni della liberazione. Quando nazisti e fascisti – che tre mesi prima avevano assassinato 335 persone alle Fosse Ardeatine – furono cacciati dalla capitale senza bisogno di un’insurrezione. Come invece avvenne nella primavera successiva per tutte le altre zone a nord della Linea gotica.

Il film racconta le vicende di un ufficiale americano, George Clooney, alle prese con nazisti e missioni militari che si moltiplicano tenendo lui e la sua squadra lontani da casa. A occhio e croce le scene girate a Viterbo dovrebbero essere secondarie, quindi, una volta tradotte in telefilm, attirare poco l’attenzione di chi guarda.

Per lo più veicoli e persone che transitano e passeggiano. Tant’è che la star tanto attesa, George Clooney, non s’è fatto vivo. Atteso invano. Non s’è neanche presentato. A Viterbo s’è visto un paio di volte nei mesi scorsi. Per i sopralluoghi e un pranzo al 13 Gradi. L’alternativa è stato Hugh Laurie, il “dottor House”, in jeep per via San Lorenzo e piazza del comune. Niente di che.

Neanche il gusto di dire d’aver visto Viterbo così com’era durante la guerra. Perché Viterbo durante la guerra era semplicemente distrutta. Gli alleati trovarono questo. Un cumulo di macerie. Più di mille morti. Deportazione e sterminio. Una città in ginocchio. Medaglia d’argento al valore civile. Per tutto quello che ha patito. 

Tre giorni di riprese. Nove piazze e 14 vie dove a fasi alterne non si sostava né tantomeno passava. H24. In una città bloccata, con i parcheggi di Sacrario e Valle Faul interamente occupati. Per la troupe. Circondati da una rete per impedire l’ingresso agli estranei.

Agli imbocchi di Catch-22 la vigilanza privata. L’indicazione era “niente foto, niente video, non si può entrare”. Neanche qualche minuto lo stop alle riprese. Per passare, vedere e raccontare un “evento” che, sebbene per pochi giorni, incide e condiziona la vita di una città e della sua parte turistica e monumentale. Non per piaggeria o voyeurismo. Ma per diritto e dovere di cronaca. Non da ultimo, per dare valore all’esperienza vissuta dalla città, al servizio della stessa. Un cast cinematografico torna utile alla città solo se si racconta, e si racconta quanto avviene, qui e ora. Non se si aspetta l’uscita del film. 

La precedente amministrazione comunale pare non abbia negoziato niente. Nemmeno la presenza di Clooney. Vale a dire il meno. Nonostante una delega politica ad hoc. Neanche un tavolo con i commercianti per definire indennizzi e rimborsi. Le attività commerciali direttamente coinvolte hanno fatto da sé. Cifre fino a 7 mila euro per i mancati incassi. Riconoscimenti anche per i negozi in via Cavour, chiusa durante le riprese. La trattiva avviata un paio di giorni fa, con tanto di avvocato, si sarebbe conclusa positivamente per i commercianti della via. Trecento euro ciascuno, la cifra dovrebbe essere questa. Per tutta la durata del set.

Non c’è stato nemmeno un incontro con le associazioni dei residenti. Opportuno, invece, in considerazione anche del fatto che in alcuni momenti non si poteva neppure passare a piedi.

È mancata una programmazione che prevedesse un minimo di negoziato. Con i cittadini e la produzione cinematografica. Che sapesse dare indicazioni e punti di riferimento chiari. Anche alla stampa. In fondo si tratta di una città, e dei suoi monumenti. Non di una location qualsiasi. 

Infine il commento di un residente, del centro storico. Ieri mattina. All’imbocco di piazza San Carluccio. Giovanni Mascherucci: “Una mattina mi sveglio e me fermano le guardie svizzere. Un’altra le SS. Un’altra ancora l’americani”. Pausa. Guarda il suo interlocutore e aggiunge: “Ahò, non ce se capisce proprio più niente!”.

Daniele Camilli


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4 agosto, 2018

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