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Viterbo - Il vescovo Lino Fumagalli ricorda il titolare della cattedrale San Lorenzo a 1760 anni dalla morte

“San Lorenzo ci insegna a costruire un mondo migliore”

di Daniele Camilli
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Viterbo – La Chiesa dei martiri. Quella dei gesti. San Lorenzo, dieci agosto. A Viterbo. Nei giorni delle stelle cadenti e a 1760 anni esatti dalla morte. Durante le persecuzioni ordinate dall’imperatore Valeriano. Aveva 33 anni.

“Episcopi et presbyteri et diacones incontinenti animadvertantur”, l’editto romano ricordato da Cipriano nell’Epistola LXXX. Vescovi, presbiteri e diaconi siano messi a morte. Quattro giorni prima era stato ucciso Papa Sisto II. Assieme a lui, altre 4 persone.


Multimedia: La celebrazione di San LorenzoVideo


Ieri mattina la messa solenne. Nella cattedrale di cui San Lorenzo è titolare. Di fronte alla piazza che porta il suo nome. A celebrarla il vescovo Lino Fumagalli.

“Lorenzo ci insegna il passaggio dal ricevere al donare – ha spiegato il vescovo – Finché il soggetto è ‘io’, allora siamo fallimentari.  Quando invece diventa ‘noi’ costruiamo un mondo e una chiesa migliori”.

Fumagalli sale sull’altare e ringrazi tutti. “Grazie per essere venuti, nonostante il caldo. Il prossimo anno però facciamo alle 6 del pomeriggio”. Sorride e siede in cattedra. Sull’altare le reliquie di Sisto II e San Lorenzo. Testimoni della fede. Martiri sull’esempio di Cristo, modello di ogni martirio.

“Assum est…versa et manduca”, disse Lorenzo a chi lo stava uccidendo. “Sono cotto da questa parte, adesso girami dall’altra”. Fu bruciato vivo, sulla graticola. Come racconta Ambrogio nel De Officiis, ripreso poi da Prudenzio e Sant’Agostino. “Vivere la fede con serenità”, ha ricordato Fumagalli. 


Viterbo - La celebrazione di San Lorenzo

Viterbo – Il vescovo Lino Fumagalli

Viterbo - Il vescovo Lino Fumagalli


Lorenzo fu uno dei sette diaconi di Roma, dove venne assassinato nel 258 d.C.. Si sa che era originario della Spagna e più precisamente di Osca, in Aragona, ai piedi dei Pirenei. Da giovane fu mandato a Saragozza per completare gli studi umanistici e teologici. Ed è lì che conobbe il futuro Sisto II, originario invece della Grecia. Entrambi, seguendo un flusso migratorio, lasciarono la Spagna per trasferirsi a Roma. Rifugiati anch’essi, e al tempo stesso militanti e organizzatori della nascente chiesa cristiana. Quando il 30 agosto 257 Sisto fu eletto vescovo di Roma, affidò a Lorenzo il compito di arcidiacono, cioè di responsabile delle attività caritative nella diocesi di Roma, cui facevano riferimento 1500 persone fra poveri e vedove.


Viterbo - Le reliquie di San Sisto II e San Lorenzo

Viterbo – Le reliquie di San Sisto II e San Lorenzo

Viterbo - Le reliquie di San Lorenzo


“Soltanto nel donare ci si può sentire pienamente realizzati”, ha detto Fumagalli. Il vescovo si siede, al centro del presbiterio. Come un pastore, la sera, attorno al fuoco. Alle spalle, il Crocifisso che si affaccia sull’altare maggiore dove è stata celebrata la “solennità” di San Lorenzo. Ai lati i sacerdoti del centro storico. La prima lettura è affidata a un seminarista. Antonio, 22 anni, costretto ad andarsene via da El Salvador. Le sua attività organizzativa a sostegno dei giovani salvadoregni davano fastidio alla mafia locale. “Se non te ne vai subito, ti uccidiamo”. Così che gli hanno detto, così che ha dovuto fare. 


Viterbo - Il seminarista Antonio

Viterbo – Il seminarista Antonio

Viterbo - Il vescovo Lino Fumagalli


La chiesa è nei gesti, che scandiscono il tempo e raccontano una storia. Quella della Chiesa, che ancora oggi conta i suoi martiri in giro per il mondo. Come San Lorenzo, Romero e Pino Puglisi. Il martire è testimone di fede, o di un’idea, nonostante le persecuzioni. Non rinnega, non si pente. Preferisce piuttosto morire. Lotta. 

“Nel 2017 – riporta l’agenzia Fides – sono stati uccisi nel mondo 23 missionari: 13 sacerdoti, 1 religioso, 1 religiosa, 8 laici. Secondo la ripartizione continentale, per l’ottavo anno consecutivo, il numero più elevato si registra in America, dove sono stati uccisi 11 operatori pastorali (8 sacerdoti, 1 religioso, 2 laici), cui segue l’Africa, dove sono stati uccisi 10 operatori pastorali (4 sacerdoti, 1 religiosa, 5 laici); in Asia sono stati uccisi 2 operatori pastorali (1 sacerdote, 1 laico). Dal 2000 al 2016, secondo i dati raccolti, sono stati uccisi nel mondo 424 operatori pastorali, di cui 5 vescovi”.

Daniele Camilli


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11 agosto, 2018

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