Los Angeles – Sin da piccola guardavo i film d’autore con mio padre sul divano la sera, e adoravo emozionarmi insieme ai protagonisti delle storie.
Sordi, Monicelli, De Sica, Fellini, Leone, ma anche Spielberg, Allen, Coppola. Sognavo mentre guardavo lo schermo, lo facevo di notte quando immaginavo di lottare con i pirati e le sirene, ma anche di giorno sui banchi di scuola quando la maestra mi chiamava “Alice Nel Paese delle Meraviglie”.
Per anni mi sono chiesta come poter trasformare la mia vita in uno di quei film mentre immaginavo le colline di Hollywood, le luci accecanti della Walk of Fame, le lacrime nei teatri, le vittorie dei registi gridate sul palco, le storie inedite che diventano patrimonio di tutti.
Tuttavia mi sembrava tutto troppo grande, troppo lontano, troppo impossibile. Spesso mi vergognavo persino di dirlo ai miei genitori, che mi guardavano con gli occhi di chi spera sia solo una fase, che un giorno tua figlia crescerà e diventerà finalmente un’adulta.
Fotostoria: Isabella Mastrodicasa da Soriano a Hollywood
Dopo aver trascorso la mia infanzia e adolescenza a Soriano Nel Cimino e aver conseguito la maturità classica al liceo M. Buratti di Viterbo, ho voluto emanciparmi trasferendomi a Milano per conseguire una laurea in legge all’uUniversità commerciale Luigi Bocconi con focus sul diritto internazionale e istituzioni pubbliche.
Ho studiato diritto privato comparato all’università di Strasburgo e ho persino convinto i miei a farmi fare una summer school ad Harvard. Ci ho provato a diventare ‘adulta’ e a trovare quello che i miei chiamavano ‘un lavoro serio’. Ho seguito le orme di mia sorella, avvocato penalista, e per un po’ l’ho imitata perché la vedevo in gamba, passionale, intelligente, indipendente. Eppure io dopo le lezioni di diritto amministrativo e gli esami di diritto commerciale quando mi addormentavo vedevo sempre le colline di Hollywood.
Per tanti anni mi sono sentita intrappolata in una vita che non sentivo mia, in cui mi sforzavo di essere chi non ero per rendere felici le persone intorno a me, e per un po’ mi è anche piaciuto.
Inevitabilmente però, sono arrivata al punto di rottura in cui mi sono resa conto che non potevo più avere il peso di un grosso sogno rimasto irrealizzato sulle mie spalle per il resto della mia vita. Così ho stretto i denti, sono stata paziente, ho lavorato e studiato duramente fino al giorno della tanto attesa laurea. Quel giorno ho promesso a me stessa che mai più avrei fatto qualcosa per compiacere gli altri, che sarei stata fedele soltanto a me stessa e alla mia natura. Da dove iniziare però?
Non avevo una conoscenza tecnica del cinema, pensavo che la tv fosse fatta solo di Uomini & Donne e Cento Vetrine, non avevo mai letto una sceneggiatura e, cosa ancora piú importante, ero una 25enne con una laurea in legge e nessuna conoscenza nel mondo dello spettacolo.
Mi sono presa un po’ di tempo e ho incontrato le prime persone che mi hanno spinta a credere in me stessa e a non vergognarmi di dire a voce alta cosa realmente volessi dalla mia vita: il mio fidanzato di allora, i miei amici più cari. La mia famiglia invece, per protezione, sperava ancora potessi accontentarmi di quello che avevo e di vivere una vita serena accanto a loro. Ma per me non era abbastanza. Mi sono presa un intero anno per creare un progetto, ho comprato libri sulla storia del cinema da leggere, ho fatto i miei primi stage con la fondazione Cinema per Roma, la Roma-Lazio Film Commission, e nella distribuzione televisiva. Ma soprattutto mi sono iscritta alla Ucla per un corso in Business & Management of Entertainment per educarmi e fare quel salto nel buio che mi faceva prendere i crampi allo stomaco ma che mi eccitava anche da morire.
Ci ho pensato tanto, e poi l’ho fatto quell salto. Ho lasciato il mio fidanzato, la mia famiglia, la mia casa, i miei amici, e con una valigia colorata e nessuna idea di come realizzare il mio sogno sono ripartita da zero trasferendomi a Los Angeles all’età di 26 anni, senza avere la più pallida idea di come riuscire a trovare un lavoro. I dodici mesi all’università mi hanno dato il tempo di osservare ogni meccanismo, di conoscere ogni società, studio, agenzia, di iniziare a tessere la rete di relazioni che poi mi hanno portata ad avere il mio primo lavoro. Penso di essere la prova vivente che anche se non hai conoscenze, non hai iniziato da piccolo a lavorare in un certo settore, non hai il supporto emotivo costante delle persone intorno a te, con intelligenza e volontà puoi arrivare a muovere montagne.
Dopo un anno di stage in società come Sony e Paramount, sono riuscita a ottenere il mio primo lavoro come assistente a Verve, una delle più importanti agenzie per sceneggiatori e registi di Hollywood, dove ho avuto modo di lavorare con talenti come Colin Trevorrow (Jurassic World, Star Wars), Meg LaFeuve (Inside Out), Michael Arndt (Toy Story, Star Wars, Little Miss Sunshine). Mi sembrava folle, pur riconoscendo le innumerevoli ore di studio e preparazione che ci avevo investito, che mi trovassi lì, da Soriano nel Cimino, come unica impiegata non americana in una società del genere, e mi sentivo persino onorata di essere pagata per farlo.
L’esperienza ancora più incredibile però doveva ancora accadere. Un giorno infatti mandai una mail di punto in bianco al produttore Frank Marshall, che con la moglie Kathleen Kennedy e il producing partner Steven Spielberg ha creato la storia del cinema internazionale. Lo stesso che aveva prodotto quei film che vedevo la sera con papà sul divano vent’anni prima. Non gli chiesi niente, ma gli raccontai la mia storia. Qualche mese dopo Frank mi rispose chiedendo di mandargli il mio curriculum e io, sempre con le mie richieste sfrenate e le mie ambizioni assurde, risposi con un invito a pranzo. Lui a pranzo ci venne, mi ascoltò, e cinque giorni dopo iniziai a lavorare per lui e per la sua società a Santa Monica.
Non sto neanche a raccontare la sensazione di avere una mia mail, un mio desk, un mio telefono in quegli uffici. L’avere voce in capitolo su quali progetti pensavo potessimo o meno produrre, il partecipare alle anteprime di Star Wars, Sully, The BFG, Jason Bourne, ma soprattutto il contribuire alla lavorazione di Finding Oscar, documentario sulla Guerra Civile in Guatemala per cui Spielberg faceva da executive producer. Quando vedo il mio nome accanto al suo ancora non ci credo.
Mi chiedo spesso cosa abbia funzionato nel mio caso, cosa sia stato a spingermi fin qui. A volte penso sia stata la follia, a volte la noia o la rabbia, a volte la passione e la voglia di contribuire a realizzare quegli stessi film che da piccola mi facevano piangere e ridere allo stesso tempo, l’ambizione di voler emozionare e ispirare le persone, soprattutto le donne, soprattutto quelle nate in piccoli paesi di provincia, soprattutto quelle che non riescono a conformarsi alle masse, soprattutto i piccoli e grandi sognatori che si sono sentiti dire ‘tu non ce la farai mai’.
Oggi lavoro per una società di management e produzione chiamata Heroes and Villains Entertainment. Ci occupiamo di trovare progetti da produrre (sia film che serie tv), ma soprattutto di guidare le carriere di registi e scrittori pieni di talento e di portare al massimo livello possibile. Tra i nostri clienti ci sono scrittori pazzeschi che lavorano sulle maggiori serie del momento, da Handmade’s Tale a 13 Reason Why, Jessica Jones, Cloak & Dagger, The Expanse, Dear White People, ma anche scrittori di progetti per Fox, Universal, Paramount, Warner Brothers, Netflix e Amazon.
Per ovvie ragioni io, oltre a supportare il lavoro che i miei colleghi stanno facendo, mi sto focalizzando sul mercato Europeo e su talenti italiani, collaborando con scrittori del calibro di Nicola Guaglianone e Menotti (They Call me Jeeg), e cercando proprietà intellettuali italiane con rilievo internazionale che possano essere adattate a serie Tv al fine di promuovere il nostro talento e il nostro territorio.
Sono ancora lontana dal sogno di vincere un Oscar, ma so che continuando a lavorare duramente e con intelligenza nemmeno quello è più impossibile.
So che di storie come la mia ce ne sono tantissime nascoste nelle case delle famiglie di Viterbo e d’Italia. Ma quello che vorrei rimanesse di questo è racconto, è che l’unico ostacolo tra noi e i nostri obiettivi siamo solo e soltanto noi stessi. Abbiamo una forza incredibile, e solo se stimolati dalle difficoltà e dagli ostacoli esterni, acquistiamo le capacità di rivoluzionare non solo la nostra vita, ma il mondo.
“Stay hungry, Stay foolish”.
Isabella Mastrodicasa
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