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Vetralla - Santa Maria di Foro Cassio diventa bene comune - Grazie al comune, alla rete delle dimore storiche e a Enrico Guidoni

Aperta al pubblico la chiesa dove Masaccio dipinse due affreschi

di Daniele Camilli
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Vetralla - Foro Cassio

Vetralla – Foro Cassio

Vetralla - L'interno della chiesa di Foro Cassio

Vetralla – L’interno della chiesa di Foro Cassio

Vetralla - Gli affreschi attribuiti a Masaccio

Vetralla – Gli affreschi attribuiti a Masaccio

Vetralla - Madonna di Foro Cassio attribuita a Masaccio

Vetralla – Madonna di Foro Cassio attribuita a Masaccio

Vetralla - Gli affreschi di Santa Maria in Forcassi

Vetralla – Gli affreschi di Santa Maria in Forcassi

Vetralla - Gli affreschi di Santa Maria in Forcassi

Vetralla – Gli affreschi di Santa Maria in Forcassi

Vetralla - Reperti esterni alla chiesa di Foro Cassio

Vetralla – Reperti esterni alla chiesa di Foro Cassio

Vetralla – Torna ad affacciarsi alla storia. Timidamente. Ma il successo è straordinario. Perché non era mai accaduto prima. Apre le porte la chiesa di Foro Cassio a Vetralla. Per il momento solo quelle esterne. Ma in veste pubblica. Bene comune, come mai in passato.


Fotogallery: La chiesa e gli affreschi di Santa Maria di Foro Cassio


Nella chiesa ci sono poi due affreschi che lo storico dell’arte Enrico Guidoni attribuì a Masaccio, tra gli iniziatori del rinascimento a Firenze. Crocifissione e Madonna in trono con bambino a lato di una delle due cappelle del presbiterio. La parte dove si trova l’altare centrale.

Tutto questo grazie al comune di Vetralla e alla rete delle dimore storiche della Regione che domenica scorsa ne ha permesso l’apertura nell’ambito della giornata dedicata ai beni culturali del Lazio che ha dato a tutti, gratuitamente, la possibilità di visitare un centinaio di siti di cui 32 nella Tuscia.

L’apertura ha riguardato solo il cortile esterno. L’interno della chiesa non è ancora visitabile. Lavori di restauro in corso. Per mettere in salvo le strutture e gli affreschi che nel frattempo sono venuti alla luce. Un risultato storico, figlio di una battaglia iniziata nella seconda metà degli anni ’90. Grazie ai professori Enrico Guidoni, scomparso nel 2007, ed Elisabetta De Minicis e al museo della città e del territorio di Vetralla. Assieme a loro anche la casa editrice Davide Ghaleb, comitati e singoli che hanno dato il loro fondamentale apporto a una lunga marcia che domenica ha segnato un passaggio importante che va oltre la chiesa di Santa Maria di Foro Cassio. I beni pubblici possono essere salvati dalla distruzione e riconsegnati ai loro legittimi proprietari. I cittadini.

Fino al 2000 la chiesa di Foro Cassio è stata privata. Mai pubblica. E mai aperta al pubblico come bene dello Stato. Costruita su una precedente struttura d’epoca romana, Foro Cassio si trova lungo la Cassia e risale al I secolo a.C., si tratta di uno degli snodi più importanti lungo la via Francigena. Prima di Roma. Parte integrante del patrimonio di San Pietro, nel XVII secolo la chiesa passa sotto il controllo dei Cavalieri di Malta. Fino al 1807, quando passa in mani private. Da quel momento in poi il buio è totale. Abbandono e degrado. Affreschi ed elementi architettonici rubati e danneggiati. Tetto crollato e pareti pericolanti. 

Quando il comune di Vetralla mette mano alla questione e acquisisce il sito, grazie a una vera e propria mobilitazione generale organizzata attorno al museo della città e del territorio, la situazione è disperata. Le architetture della chiesa sono sull’orlo del collasso strutturale. C’è ancora da aspettare. I lavori della chiesa iniziano solo nel 2010. Alla fine però partono e il risultato che danno è unico. Non solo la chiesa è stata consolidata, e salvata dall’implosione, ma sono venuti alla luce anche tantissimi affreschi di cui si ignorava l’esistenza. La cui presenza era già stata resa nota in un articolo scientifico del 2008 di Simone Piazza e Carlo Tedeschi.

I lavori di consolidamento hanno permesso inoltre di rintracciare alcune strutture d’epoca romana che affiancano la chiesa.

“I suoi ruderi – scrivono Simone Piazza e Carlo Tedeschi – nascondono ancora in larga misura le informazioni che archeologi e storici dell’arte potrebbero ricavare da uno studio sistematico delle strutture e degli apparati decorativi”.

Reperti che nel XVII secolo erano ancora in ottimo stato di conservazione, tanto che Luigi Serafini nel 1648 parlava di Foro Cassio come fosse una piccola Pompei.

Gli interventi pittorici scoperti grazie al recupero della chiesa invece tre. “L’intonaco della controfacciata che coincide con il primo intervento – spiegano infatti Piazza e Tedeschi – è databile fra l’XI e il XII secolo”. “Un secondo intervento”, risale al XII secolo, interessa invece “l’abside centrale (teofania e teoria di apostoli), le superfici circostanti (volto di uomo con barba e baffi), l’absidiola di destra (tracce di un decoro perlinato) e l’absidiola sinistra (Benedetto, resti di altri due santi e animali)”. Infine, nei primi decenni del Trecento, “una terza campagna pittorica”, che ha riguardato “l’abside centrale e le pareti laterali”.

“L’interno della Chiesa – sta scritto sul sito internet della rete delle dimore storiche della Regione Lazio – a navata unica terminante con 3 piccole absidi, è ricco di pitture realizzate tra l’XI e il XVII secolo. Sulla controfacciata è visibile una monumentale Crocefissione divisa in 3 sezioni. L’abside centrale mostra i resti di 2 strati di intonaco sovrapposti, nel primo dei quali sono riconoscibili le figure di 10 apostoli, distribuiti ai lati di una monofora contornata da una fascia rossa. Grazie ai recenti restauri, sono tornati alla luce diversi dipinti: un affresco con San Benedetto da Norcia, databile alla prima metà del XII secolo; un ritratto di Innocenzo III con scene di Santi che vanno dal XIV al XVII secolo e 2 affreschi raffiguranti la Madonna in Trono col Bambino affiancata da una Crocefissione, entrambi attribuiti a un giovane Masaccio di passaggio nel suo viaggio verso Roma, durante l’anno giubilare 1423”.

Nel 1965 il vecchio proprietario, un privato, ne aveva chiesto la demolizione. Fortunatamente negata. Dal genio civile.

Daniele Camilli

 

 


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23 ottobre, 2018

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