Viterbo – “Cobalb, i costi devono essere coperti dalle tariffe”. Così l’assessore regionale Mauro Alessandri è intervenuto sulle sorti dell’impianto che raccoglie e depura le acque reflue dei comuni del lago di Bolsena in seguito all’annuncio del fallimento.
Una frase infelice, secondo il direttore generale del consorzio Massimo Pierangeli. “Forse l’assessore è mal informato – commenta Pierangeli – è vero che i costi vanno coperti dalle tariffe, ogni paese ha il suo depuratore e la corrente va in bolletta. Ma qui parliamo di un bacino idropotabile di competenza della collettività”.
“Il lago di Bolsena è demaniale, non è il pozzo del paese – sottolinea il direttore del Cobalb -, la sua pulizia, siccome un domani la sua acqua potrebbe servire a tutto il Lazio, è un problema della fiscalità generale, come lo era fino al 2010, quando i predecessori dell’assessore Alessandri si erano posti il problema e avevano varato le leggi 21 e 22, specificando di dovere pagare le utenze”.
“Gli otto comuni del consorzio non possono accollarsi una spesa così ingente. La responsabilità è della regione Lazio a monte, perché non ha proceduto al commissariamento il giorno dopo che è stata fatta la Talete. E’ anche del presidente della provincia, che è presidente dell’Ato, ma prima ancora è della regione. L’assessore non ha capito che è con i finanziamenti regionali che va tenuto in piedi un bacino idropotabile che non appartiene ai comuni, ma alla regione stessa, per cui va nella fiscalità generale – ribadisce Pierangeli -. Se ci fossero proventi dalla vendita delle acque, come nel caso dell’acquedotto del Fiora, andrebbero alla regione e non ai comuni. E Alessandri, che prima di essere assessore è stato sindaco di Monterotondo, dovrebbe saperlo”.
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