Viterbo – “Se abbiamo due pani e il povero nessuno, i ladri siamo noi”. Lo ha detto questa mattina il vescovo Lino Fumagalli durante l’omelia alla basilica della Quercia.
Fotogallery: La “Giornata mondiale dei poveri” alla basilica della Quercia
E’ la “Giornata mondiale dei poveri”, voluta da Papa Francesco, a chiusura dell’anno liturgico. Di fronte a Fumagalli ci sono le telecamere del TG 1, la televisione nazionale, che ogni domenica trasmette una messa in diretta per mandare in onda “A sua immagine”, il programma che la ospita.
Una chiesa radicale, sulle orme del Vaticano secondo che finalmente è stato rimesso in movimento. Sulle gambe dei poveri e di una nuova generazione di vescovi e sacerdoti. Libertà e giustizia per i popoli. Libertà e giustizia per gli oppressi. “Il grido dei poveri”, così lo ha il vescovo, e di una chiesa in cammino.
“Se abbiamo due pani e il povero nessuno – ha detto Fumagalli –, i ladri siamo noi. E dobbiamo restituirlo“, redistribuendo le risorse in nome della giustizia. “Il grido dei poveri – ha proseguito Fumagalli – ci interpella come persone e come cristiani“. Servono uomini di buona volontà “per ascoltarlo”. E “politiche sociali adeguate. In un mondo incapace di condivisione e solidarietà”.
La basilica della Madonna della Quercia, tra i complessi architettonici più belli del Lazio, è piena. La troupe Rai ha segnato il confine all’interno. Una specie di zona rossa lungo la navata centrale della chiesa. Lì, a parte chi assiste alla messa, nessun altro può entrare. Per evitare di intralciare le riprese. Fuori c’è il camion con le attrezzature. Portate dentro, si confondono e incastrano con archi e colonne. Come in puzzle.
La crisi ha spaccato in due tutto. Ogni cosa va ripensata. E il “grido” non può essere soltanto di “speranza”, ma fattivo. Non solo le comunità di base, questa volta è l’intera Chiesa, con tutte le sue strutture, a schierarsi apertamente. Trovando la sua forza nel lavoro quotidiano. Anche nella Tuscia, dove la disoccupazione ha raggiunto livelli allarmanti e i licenziamenti sono all’ordine del giorno. Un territorio e una città chiamati a gestire la stretta sulle migrazioni e l’assistenza ai rifugiati voluta dal governo. In un clima politico e sociale sempre più teso.
“Un fraterno saluto a tutti. E un fraterno saluto a tutti coloro che ci seguono attraverso il canale televisivo”. Lino Fumagalli è consapevole di chi e cosa ha di fronte. Un lessico d’altri tempi, il suo. “Serve una nuova nascita per il mondo intero”. Una responsabilità di cui tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà devono sapersi prendere facendosene interpreti ogni giorno. “Tra il già e il non ancora – ha ricordato il vescovo di Viterbo – c’è la vita della Chiesa”.
Ci sono anche i bambini delle parrocchie e quelli che hanno preso i primi sacramenti. Al momento dell’eucaristia, c’è pure una suora, e anche lei, tra i sacerdoti davanti all’altare, dà la comunione alle persone che allungano il passo per arrivare in fondo alla basilica.
Una Chiesa in movimento. “Pellegrina – ha chiuso Fumagalli -. Fino alla fine del mondo”. E oggi, con forza, dalla parte degli ultimi. L’appello del “secolo”.
Daniele Camilli
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