- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Maxitraffico di cocaina, in otto alla sbarra

Condividi la notizia:

Viterbo - Carabinieri - Operazione Sbiff

Viterbo – Carabinieri – Operazione Sbiff

Viterbo - Carabinieri

Viterbo – Carabinieri

Viterbo – Difetti di notifica. Inizia con un rinvio a marzo il processo a otto dei sedici arrestati per droga nel maxiblitz dell’operazione “Sbiff”, scattato all’alba del 20 luglio 2015. 

Gli imputati, tra i quali l’imprenditore viterbese Matteo Leporatti, sono accusati di aver dato vita a un traffico di cocaina tra Viterbo, Roma, Perugia, Amelia e Agropoli.

In sette, tra cui un medico, hanno patteggiato un anno e mezzo fa davanti al gip. Uno era ancora irreperibile il giorno del rinvio a giudizio degli attuali otto imputati, nel giugno 2017

L’operazione, che prende il nome dal termine con cui gli indagati nelle intercettazioni si riferivano alla cocaina (“sbiff”), è scattata quando i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Viterbo e della stazione di Bagnaia hanno arrestato per spaccio 12 persone. Nei giorni successivi ci fu la cattura di altri 4 imputati.

L’accusa è per tutti quella di spaccio di sostanze stupefacenti. In più due degli arrestati in un primo momento dovevano rispondere anche di estorsione, reato poi modificato in quello di “esercizio arbitrario delle proprie ragioni” con il ricorso del difensore Taurchini

Le indagini, partite nel luglio 2014, sono iniziate proprio da un caso di estorsione e di furto. A destare sospetto le slot machines di un bar di Bagnaia, frazione di Viterbo. Tre fratelli albanesi, tutti poi arrestati nell’operazione Sbiff, avrebbero ripetutamente minacciato uno dei soci del bar, costringendolo a consegnare loro gli incassi del locale. Secondo gli inquirenti i tre albanesi avrebbero anche compiuto un furto nel locale, scassinando le slot machines, con la complicità del socio ricattato, che li avrebbe agevolati nel compiere il reato disattivando le telecamere di sorveglianza.

Stando alle indagini, i tre fratelli albanesi avrebbero voluto fare di quel bar la loro base operativa per lo spaccio. Ma la cocaina veniva poi venduta anche e soprattutto fuori da night e discoteche. Il consumo sarebbe poi avvenuto, solitamente, dentro le macchine degli spacciatori (video).

Un’indagine che mostrerebbe come l’intera rete di spaccio doveva necessariamente avvenire al buio e mettendo in atto alcuni espedienti per depistare le forze dell’ordine: dal consumo delle sostanze nelle macchine dei pusher alle microdosi che gli spacciatori portavano con sé, fino al pagamento rinviato a una fase successiva. Il tutto per non dare nell’occhio anche perché gli arrestati erano ben a conoscenza che il territorio era presidiato capillarmente dalle forze dell’ordine. Nelle intercettazioni i carabinieri erano chiamati “gli zii” e di loro si diceva che “passano molto di frequente”, al punto di scombinare i piani degli arrestati.

Tra gli arrestati dell’operazione figurava anche un medico romano che esercitava la professione a Terni, Massimiliano Palmerini, con precedenti penali alle spalle, rimasto fuori dal processo avendo patteggiato. Ai domiciliari finì inoltre Leporatti, 37 anni, attivo nel settore automobilistico, che è stato invece rinviato a giudizio.

Gli investigatori nel corso delle indagini hanno parlato di uno spaccio trasversale a tutte le classi sociali, dalla Viterbo bene ai ceti meno abbienti. Diversa anche la caratura dei presunti pusher: professionisti, ma anche stranieri disoccupati o che, apparentemente, tiravano avanti con lavoretti saltuari. 

Per gli ulteriori sviluppi si torna in aula il 15 marzo, davati al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone. 


Condividi la notizia: