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“La partita sembra essere stata una specie di guerra dell’arbitro contro i nostri giocatori”

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L'arbitro di Vetralla Farhane Salah Eddine

L’arbitro di Vetralla Farhane Salah Eddine

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – È necessario, a seguito della tambureggiante campagna mediatica contro la società Aurora Viterbo che presiedo da anni, a seguito della presunta aggressione con connotati razzisti, al termine della partita contro il Marta di sabato scorso, del giovane arbitro egiziano, riportare la discussione sul piano prettamente sportivo.

Strumentalizzare la vicenda, come è stato fatto, anche da parte di professori, di intere classi di istituti di istruzione e di una parte della stampa, appare esercizio molto diffuso in questo periodo storico, ma totalmente fuori luogo rispetto al contesto sportivo in cui l’episodio è avvenuto ed alla realtà dei fatti, che intendo perciò riportare un una cornice di aderenza a quanto realmente accaduto.

Partirei dall’Aurora Viterbo, società che da oltre 40 anni partecipa ai campionati di calcio, dapprima quelli organizzati dal Csi Centro Sportivo Italiano (vedano, i sostenitori dell’ipotesi di razzismo, la collocazione e le finalità di tale istituzione) e da qualche anno quelli in ambito federale Figc, nel corso dei quali si è sempre contraddistinta per correttezza ed iniziative di aggregazione, integrazione e socializzazione tra ragazzi di varie nazionalità.

Negli anni passati la società ha anche sottoscritto convenzioni con alcune delle strutture di Viterbo preposte all’accoglienza dei ragazzi extracomunitari, consentendo, a decine di essi, quasi tutti provenienti dall’Africa Sahariana e sub-Sahariana, di allenarsi regolarmente ed in alcuni casi (già 3 nella stagione 2018-2019) di disputare l’intero campionato come tesserati della Ssd Aurora Viterbo.

Appare pertanto infondata e vergognosa l’accusa sostenuta da chi nulla sa di tutto ciò e si lancia nello sport nazionale ormai più diffuso, quello di ciarlare benché nulla si conosce dell’argomento; anzi meno si sa e più se ne può parlare. Se ognuno dei signori che si riempiono la bocca di integrazione e che hanno rilasciato sdegnate interviste sulla vicenda in questi giorni, facesse quello che facciamo noi dirigenti dell’Aurora e di alcune altre società sportive, probabilmente si renderebbero conto finalmente di quale è la realtà di questi poveri ragazzi, di cui di contro non sanno nulla.

Forniamo ai ragazzi abbigliamento sportivo, gli facciamo svolgere le visite mediche, li prendiamo e li riaccompagnamo presso i rispettivi centri di accoglienza in occasione degli allenamenti e delle partire, li facciamo sentire partecipi e protagonisti di un gruppo e di un progetto sportivo, che per lo loro rappresentano un sogno, un orgoglio, ne rispettiamo, nel corso della cene che spessissimo organizziamo anche con loro, le abitudini alimentari e religiose. Insomma sono forse più “coccolati e attenzionati” dei “nostri”. Questo volevo ricordare ai moralizzatori dallo sproloquio facile.

Per quanto attiene invece l’ipotesi di aggressione, ho già avuto già modo di stigmatizzare, e qui lo ribadisco, il clima di tensione e concitazione che è stato creato al rientro negli spogliatoi al termine della gara da alcuni nostri giocatori, fattispecie abbastanza frequente tuttavia nelle partite dei campionati dilettantistici.

Ma da qui a leggere il resoconto sui giornali, che riportano del giovane arbitro, egiziano (come se invece le tante situazioni altrettanto “tese” in cui settimanalmente si trovano i giovani fischietti italiani fossero meno degne di nota), colpito mentre è a terra con calci e spinte, ce ne passa. E’ stata totalmente stravolta la realtà dei fatti. E noi non ci stiamo.

Aspetteremo il comunicato di domani ed accetteremo serenamente le decisioni del giudice sportivo, se queste saranno in linea con quanto accaduto; se lo stesso si baserà invece su un referto in cui i fatti sono stati, magari artatamente e da mani adulte, amplificati, allora la società che rappresento tutelerà la propria immagine in tutte le sedi che i regolamenti, sportivi e non, consentiranno, recuperando testimonianze e documenti ufficiali a sostenere la nostra posizione, ad iniziare dai referti dell’ospedale Belcolle, dove il ragazzo è stato accompagnato (da chi?) molte ore dopo (pare addirittura dopo la mezzanotte) essere arrivato a casa verso le 18.

Concludo con le mie personali scuse al giovane arbitro ed alla sua famiglia, che sarà lieto di incontrare se e quando lo vorranno per quanto comunque accaduto (anche una direzione di gara totalmente inadeguata non può diventare motivo per un clima esageratamente concitato).

Ritengo che lo stesso ragazzo sia inconsapevolmente vittima di un sistema con poche remore, che per avere arbitri bravi (i migliori) ad alti livelli in età molto precoce, fa una selezione quasi cinica, mandando ragazzi, anche molto giovani, a volte anche minorenni come nella fattispecie, con pochissima attività alle spalle, a dirigere incontri per i quali sarebbero necessari esperienza, carattere, capacità di valutare stati emotivi propri e dei giocatori in campo, elasticità, gestione delle decisioni in funzione delle dinamiche di una partita, tutte attitudini che un giovane arbitro inizialmente certo non possiede, soprattutto se non ha mai frequentato, neanche da giocatore, un ambiente “maschio”, a volte concitato e carico anche di tensioni, come una partita di calcio del livello in questione.

Così, dalla lettura del tabellino di gara, la partita, anziché caratterizzata da una correttezza che nemmeno nelle amichevoli estive pre-campionato si riscontra, sembra essere stata una specie di guerra dell’arbitro contro i nostri giocatori, rei di non si sa bene quali colpe, quando nel corso di tutte le giornate precedenti avevano totalizzato, complessivamente, una giornata di squalifica per somma di ammonizioni, ad evidenziare in modo eloquentissimo la loro correttezza e l’impegno di tutta la società in tal senso.

Qualcosa converrete con me non torna.

Roberto Troncarelli
Presidente Ssd Aurora Viterbo


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