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Sport - Piloti, genitori e figli, il racconto dei protagonisti di una giornata che ha visto il circuito internazionale della città dei Papi al centro del campionato italiano di karting - FOTO E VIDEO

“Meglio giocarsela in pista che in strada”

di Daniele Camilli
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Viterbo - I campionati italiani di karting

Viterbo – I campionati italiani di karting

Viterbo - I campionati italiani di karting

Viterbo – I campionati italiani di karting

Viterbo - Davide Leone e Christopher Giordanengo

Viterbo – Davide Leone e Christopher Giordanengo

Viterbo - Emanuele e Fabrizio Olivieri

Viterbo – Emanuele e Fabrizio Olivieri

Viterbo - Diego Pietrella

Viterbo – Diego Pietrella

Viterbo - Umberto Fusco, Enrico Contardo e Ombretta Perlorca

Viterbo – Umberto Fusco, Enrico Contardo e Ombretta Perlorca

Viterbo - Emanuele Pirro

Viterbo – Emanuele Pirro

Viterbo - I campionati italiani di karting

Viterbo – I campionati italiani di karting

Viterbo - I campionati italiani di karting

Viterbo – I campionati italiani di karting

Viterbo - I campionati italiani di karting

Viterbo – I campionati italiani di karting

Viterbo - Paola Acerbi

Viterbo – Paola Acerbi

Viterbo – “Meglio giocarsela in pista che giocarsela in strada. Hai meno rischi qua. Investire su questo sport significa puntare sui giovani”. Christopher Giordanengo ha 32 anni e da due corre in kart. Anche lui ieri stava al Circuito internazionale di Viterbo per la 23esima edizione del campionato italiano a squadre regionali organizzata dall’Aci.


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Assieme a lui Davide Leone e altri 100 piloti provenienti da 15 regioni diverse. Giodanengo e Leone sono di Boves in Piemonte. Meno di 10 mila abitanti. Tra il 1943 e il 1944 la città venne bruciata dai nazisti di Joachim Peiper. Novantuno morti. “Una strage che anche dalle nostre parti – confida Giordanengo – si tende a dimenticare”.

Il campionato italiano l’ha vinto la Lombardia capitanata da Paola Acerbi, che ritira il premio e si commuove. Seconda e terza posizione per Veneto ed Emilia Romagna. Il Lazio è in sesta posizione. In sala, a consegnare i premi, oltre agli organizzatori e a Diego Pietrella, proprietario della struttura, ci sono anche il senatore Umberto Fusco, il vice sindaco di Viterbo Enrico Contardo, la consigliera comunale Ombretta Perlorca e il presidente della commissione kart, Emanuele Pirro.

“E’ uno sport difficile – continua Giordanengo – ma alla fine appaga. Diventa una passione e si stringono legami forti e duraturi”. “Per fare queste gare – gli fa eco Leone – ci vuole tanto fisico e allenamento. E’ dura arrivare a fine della gara. Ma le sensazioni che ti da’ sono fortissime. Più forti di quelle che ti può dare una macchina da corsa”.

Giordanengo e Leone si sono fatti 700 chilometri per arrivare a Viterbo. Tutti quanti in camion. E ieri sera hanno ripreso la via del ritorno. In meno di un’ora, decine di box in gazebo sono stati smontati. Tutti. Per terra non c’era nemmeno una cartaccia. Neanche a cercarla oro.

Chi partecipa a queste gare, viene dal mondo delle imprese, fabbriche e officine, società familiari. La fatica è tanta, e si vede dalle mani. Dal modo in cui ti guardano e dalla pelle indurita dal lavoro. “D’inverno – racconta Giordanengo, che di mestiere fa il restauratore d’automobili – lavoriamo in capannoni con 1-2 gradi di temperatura, che la voglia di uscire, la sera, è davvero poca. Iniziamo a lavorare alle 7 di mattina e finiamo alle 6 e mezzo della sera”.

Christopher Giordanengo non ha mai visto Roma, “se non da piccolo. Ma vorrei tanto visitare il Colosseo”. Prima però bisogna lavorare. “Tutto il giorno, spesso non riusciamo neppure a rispondere al telefono. Non abbiamo nemmeno il sito internet. La partita ce la giochiamo, e bene, tramite il passa parola”. Poi c’è il karting. E non si scherza. 

“Il campionato – spiega Diego Pietrella, titolare del circuito internazionale – è la manifestazione per eccellenza dedicata alle rappresentative regionali in un evento di confronto fra i migliori piloti in ogni regione”. Le categorie sono cinque. KZ2, KZ3 junior, KZ3 under, KZ3 over e 60 mini. Da 9 anni in poi. “Su un circuito – commenta Pietrella – che nasce come passione familiare e che quest’anno ha compiuto i suoi primi 10 anni di vita”. A regalargli il primo kart fu la consigliera Ombretta Perlorca, appassionata anch’essa di questa disciplina. “L’impianto – aggiunge Pietrella – è stato creato in anni di sacrifici. L’obiettivo era avere una pista pure a Viterbo, per evitare lunghi spostamenti. E oggi ce l’abbiamo, di categoria A, in diverse discipline. Mille e trecento metri di lunghezza su 10 ettari di terreno, con diversi servizi”. Dal bar all’infermieria. “Un impianto che può tranquillamente ospitare gare di livello internazionale”.

Si inizia da piccoli. “Emanuele aveva 6 anni e mezzo – dice il papà Fabrizio Olivieri -. Ora ne ha 9 e ha vinto il campionato del Piemonte. La preoccupazione che si possano far male c’è sempre. Ogni volta ti prende un blocco qua che è pazzesco”. Oliveri indica lo stomaco, e nel frattempo, prima che la gara inizi, si tiene il figlio sulle ginocchia. Poi va sulle gradinate, dove ci sono altri piloti ed altri padri. Incitano chi sta in gara. Mai una parola fuori luogo.

Anche i giudici fanno sorveglianza, e se c’è un estraneo vanno subito a controllare. Specialmente uno di loro che ti si fa alle spalle. Lo avverti e basta. Ti giri. Ti squadra da capo a piedi. Fai altrettanto e lasci correre. Stessa scena qualche istante dopo. Questa volta ai box. E questa volta qualche cosa gliela devi dire per forza. Qualcosa di rassicurante. “Sono un giornalista”. Ecco allora che fa un cenno con la testa e se ne va. Senza aver detto una parola. Ma la chiarezza è stata tanta.

“Emanuele si allena tutte le settimane – continua a raccontare Olivieri, che nella vita fa l’amministratore delegato di un’azienda – Ogni sabato e domenica. Per divertirsi e andare avanti. Sempre in sicurezza”.

Le persone si divertono, scherzano, si conoscono. Un linguaggio, quello fra piloti, fatto soprattutto di gesti, perché tra caschi in testa e rumore si sente ben poco. Le gare sono una appresso all’altra. Il kart viene portato dentro a spinta, fino ai nastri di partenza. C’è poi il giro di riscaldamento, il via e infine, dopo 12 giri di pista, la bandiera a scacchi. Qualcuno si fa male, un giovanissimo, braccio steccato. Tutto apposto. Nessuna paura. Neanche da parte del giovane pilota subito soccorso. Occhi seri seri stampati in chiaro su un viso sorridente.

Sembra d’assistere allo svolgersi d’un’epopea antica, eroica, quella degli inizi della formula uno, quella di Lauda e Villeneuve. E anche il figlio di quest’ultimo, Jacques, inizierà dal kart. Prima di vincere il campionato del mondo di Formula 1 e la 500 Miglia di Indianapolis.

Tre giorni a Viterbo, tra prove e gara. Con guadagni risicati. Cento-duecento euro a gara. Massimo 1.500. Almeno a questi livelli. 

“Ho visto le cose che mi piacciono di più – ha dichiarato Pirro alla consegna dei premi – Spirito di appartenenza, spirito sportivo, voglia di correre e divertimento”.

La squadra della Lombardia ha vinto. Canta, mette i caschi a terra. Ritira la coppa, in posa per gli scatti a immortalare e poi via, di nuovo a casa. Seicento chilometri di strada. Tutti quanti insieme. Domani mattina si torna a lavorare.

“Un gruppo – ha concluso Paola Acerbi che sta a capo dei lombardi – che ha capito il gioco di squadra e alla fine ha ottenuto il risultato. Comportamento in pista da spettacolo. Belle gare. Veramente”.

Daniele Camilli


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3 dicembre, 2018

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