Viterbo – “Un’aggressione mediatica senza precedenti. La critica è un conto, l’aggressione mediatica un’altro. È intervenuto persino il ministro dell’interno. Come se si trattasse di un problema di ordine pubblico. Fatto sta che una maestra e una donna è stata di nuovo messa all’indice”. La segretaria della Uil scuola di Viterbo, Silvia Somigli, difende la maestra dell’istituto comprensivo Ridolfi di Tuscania che nei giorni scorsi aveva sostituito il nome Gesù con la parola “laggiù” in una poesia di Natale. “Per ragioni di inclusione – ha evidenziato Somigli –. Come è dovere di un’insegnante in una società complessa e multietnica come la nostra. Ma forse il problema è proprio questo. L’inclusione. Un’idea che ormai non è più tollerata”.
“Così come non è più tollerata – prosegue Somigli – la libertà d’insegnamento che prevede anche che un docente possa scegliere come impostare la didattica a seconda delle circostanze. E considerando l’aggressione subita dal giovane arbitro domenica scorsa penso che la scuola abbia il dovere di procedere in questa direzione. Senza se e senza ma. E senza che nessuno si scandalizzi o ministri di polizia intervengano così brutalmente”.
E non è un problema religioso. “Io stessa sono cattolica – ha detto Somigli –. Cattolica praticante. La scuola però è laica, repubblicana, democratica e antifascista. Come la costituzione di cui è figlia. Questo non ce lo dobbiamo mai dimenticare. Un valore che dobbiamo difendere, a tutti i costi. Prima che sia troppo tardi. Accettare l’aggressione subita dalla maestra, significa accettare una scuola dove le direttive le danno i ministri dell’interno. E questo, nella libera scuola della costituzione, non è tollerabile”.
Occorre svegliare le coscienze. “Quello che è successo alla maestra, e al giovane arbitro – commenta la segretaria regionale della scuola – è il segno dei tempi e degli obiettivi che si vogliono raggiungere. Chi è fuori dal coro o chi è diverso non viene più soltanto sbeffeggiato. Chi è fuori dal coro o chi è diverso oggi viene aggredito. Per ora sui social network e sulla stampa. Ma, con l’aria che tira, il salto verso l’aggressione vera e propria è dietro l’angolo. Stare a guardare significa solo essere complici”.
Tra gli interventi contro la maestra di Tuscania, c’è anche quello del vicario del vescovo don Luigi Fabbri. “Ripeto – spiega Somigli –, sono cattolica. Non solo per nascita, ma anche per scelta. Tuttavia, il vicario non ha alcun diritto di intervenire nelle questioni riguardanti la scuola pubblica. Si preoccupasse della diocesi e delle sue problematiche interne. Se l’avverbio ‘laggiù’ al posto di Gesù offende la Chiesa, allora la mostra di un faraone dell’antico Egitto dentro palazzo dei papi dovrebbe inorridirla. Così come tanti altri eventi che si sono svolti in piazza San Lorenzo. Due pesi e due misure. Soprattutto quando si tratta di deboli e di donne. Fermo restando che il mio è solo un esempio e che Caffeina fa bene a fare quello che fa nell’interesse della città e del suo sviluppo turistico. Ma don Luigi farebbe bene a rivedere i suoi canoni di giudizio. Un po’ troppo fuori luogo”.
Che fare quindi? “Innanzitutto esprimere solidarietà alla maestra – dice Somigli –, perché vi posso assicurare che, dopo quello che è successo, la sua vita è cambiata. E chi pensa che, comunque sia, abbia fatto un errore, si sbaglia di grosso. Ha esercitato un suo specifico diritto-dovere. Le scelte si possono criticare. Ma quanto avvenuto non è critica, ma un’aggressione mediatica che, vista la sproporzione di forze in campo, costringe all’angolo e toglie il respiro mettendo in una condizione emotiva nient’affatto semplice”.
La seconda cosa da fare è infine “mobilitarsi tutti. In difesa della scuola pubblica e dei valori che la caratterizzano. Dicendo che nessun ministro dell’interno, nessun sindaco, nessun onorevole e nessun prete devono permettersi di intervenire in questo modo. Fondamentale che tutte le forze democratiche facciano sentire la loro voce, intervengano apertamente su questa questione. Provando a mettere un freno. Prima che sia troppo tardi”.
Daniele Camilli



