Roma -“A Cesare Battisti non verrà applicato l’ergastolo, ma la pena di 30 anni”.
Lo riferisce l’ex direttore degli affari di giustizia del ministero, Raffaele Piccirillo, che si occupò del caso quando ministro era Andrea Orlando.
L’arresto del terrorista Cesare Battisti ha aperto la delicata questione della pena che dovrà scontare in Italia. Secondo le ultime indiscrezioni gli verrà applicata la pena di trent’anni e non quella dell’ergastolo.
Sarebbe stato questo l’accordo tra Italia e il Brasile nell’ottobre 2017 per l’estradizione.
“L’Italia si è impegnata per garantire che non sarà applicato l’ergastolo all’ex terrorista – spiega Piccirillo -. L’autorità che doveva concedere l’estradizione, ossia il Brasile, ha apposto la condizione legata all’ergastolo e il ministro della giustizia l’ha accettata”.
Infatti in Brasile, secondo la costituzione, non è previsto l’ergastolo.
“Il Brasile – afferma Piccirillo – non prevede l’ergastolo e anzi lo considera incostituzionale. Trent’anni sono il tetto sanzionatorio accettato dal Brasile e su cui c’è l’impegno”.
Inoltre Cesare Battisti potrebbe usufruire di alcuni benefici penitenziari.
“Sul piano tecnico – continua il magistrato – si potrà valutare se Battisti può usufruire dei benefici penitenziari, come la liberazione anticipata prevista dall’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario. Quest’articolo, però, è entrato in vigore dopo la condanna di Battisti, che in ogni caso potrà beneficiarne dopo aver scontato metà della pena, quindi ritengo non ci sia nulla di immediato, si parla di almeno quindi anni di tempo”.


