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Furbetti della telefonia, Telecom Italia e Wind parti civili

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Viterbo - La polizia davanti al tribunale

Viterbo – La polizia davanti al tribunale

Viterbo – Furbetti della telefonia, Telecom Italia e Wind si sono costituiti parti civli nel processo ai nove calabresi, tutti imparentati tra loro, scoperti nel 2016 dalla squadra mobile di Fabio Zampaglione in seguito a un tentativo di estorsione a un commercialista viterbese.

Coordinata dalla pm Paola Conti, l’inchiesta denominata “Business & Friends” si chiuse l’8 marzo di cinque anni fa con la denuncia a piede libero degli attuali imputati, sei residenti al sud e tre al settentrione, tra cui due donne, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei.

Ieri presso il tribunale di via falcone e Borsellino è stata la giornata dell’ammissione delle prove e della costituzione di parte civile da parte dei gestori Wind e Telecom Italia, vittime del raggiro. 

Le difese hanno sollevato due eccezioni, entrambi rigettate dal tribunale. Una relativa alla competenza territoriale, essendo i presunti reati stati commessi tra Mantova e Crotone, ma le indagini sono comunque partite da Viterbo. L’altra, invece, relativa alle intercettazioni da cui ha preso il via l’inchiesta, nata da un’altra indagine su una tentata estorsione a un commercialista viterbese, che secondo i legali degli imputati non sarebbero dovute entrare nel fascicolo del processo. 

Saranno invece trascritte, come chiesto dalla pm Eliana Dolce, che ha depositato un elenco delle intercettazioni ritenute utili dall’accusa. Il prossimo 21 gennaio sarà quindi nominato un perito, mentre i primi testimoni  della procura saranno ascoltati nell’udienza del 2 luglio. A proposito di testi, il collegio ha sollecitato le parti a sfoltire le rispettive liste, considerate troppo lunghe ai fini dell’economicità del dibattimento. 

Cellulari, tablet, smartphone e iPhone di ultima generazione forniti gratis, loro malgrado, dalle principali compagnie telefoniche, sarebbero stati l’ambita preda della banda di truffatori, un articolato sodalizio criminale che, secondo l’accusa, avrebbe fatto affari d’oro rivendendoli low cost, fino a metà prezzo. Con ricavi nell’ordine di decine di migliaia di euro.

Traditi dalle intercettazioni. “Quello non lo dobbiamo piglià, è difettoso”, si dicono al telefono parlando dell’ iPhone “pieghevole” le presunte menti, senza sapere di essere ascoltati, ovvero uno zio residente a San Benedetto Po, in provincia di Mantova, e il nipote, titolare di uno store a Cirò Marina, in provincia di Crotone.

Esaurito il filone telefonia, quando sono stati scoperti, sarebbero stati in procinto di replicare la truffa coi tappeti persiani delle televendite televisive. 

Il trucco sarebbe consistito nel sottoscrivere a nome di familiari, conoscenti e amici – utilizzando anche partite Iva chiuse o scadute e pagando solo un paio di rate dei finanziamenti – contratti business e consumer con Wind, Tim, Vodafone, H3g e Teletu che prevedevano la fornitura delle più sofisticate e moderne diavolerie tecnologiche. Anche 6 contratti al giorno intestati a una stessa persona.

Una volta messe le mani sulla merce, si parla di 200-300 pezzi consegnati dai corrieri nell’ultimo trimestre 2014, questa veniva immessa subito sul mercato. Facendo gli “ordini” con un occhio attento al “borsino” degli articoli più di moda, per evitare di dover svendere.

Silvana Cortignani


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