Viterbo – “Mai dato soldi all’organizzazione, non mi sono mai sottomesso e mai avuto rapporti con compro oro”. Intercettazioni lo tirano in ballo nell’operazione Erostrato sulla mafia a Viterbo, ma Claudio Ubertini nega ogni illazione: “Io sono stato vittima di una banda”. Dal 2013, tre auto incendiate, una pallottola in una busta e una testa d’animale recapitati all’attuale assessore comunale. Vuole parlare, dichiarare la sua estraneità, ma risponde anche alle domande sulla vicenda. Comprese quelle sulle persone che lui conosceva e finite in manette: “Non sapevo che fossero i miei avvoltoi”, dice. E non pensa che volessero condizionare l’attività dell’amministrazione comunale: “Sono quattro sfigati, non sanno nemmeno cosa sia la politica”.
Gli inquirenti la definiscono sottomesso e poco collaborativo in questa vicenda.
“Io non sono mai stato sottomesso a nessuno. Se avessi avuto paura di chi mi stava facendo quelle cose, non avrei denunciato tutti gli episodi. I cinque di cui sono stato vittima sono stati denunciati regolarmente la mattina dopo, rispetto a quando sono avvenuti. Se fossi stato sottomesso non avrei denunciato gli episodi in cui non è intervenuta nessuna pattuglia dei carabinieri, in cui non è intervenuto nessuno. Li ho denunciati di mia iniziativa. Non avevo nessuna sottomissione. A me nessuno ha chiesto nulla. Gli atti di cui sono stato vittima sono i cinque, che ho denunciato. Siccome avevo il telefono sotto controllo, se avessi avuto intimidazioni, qualcuno se ne sarebbe accorto”.
Non ha mai avuto dubbi su queste persone?
“Non ho avuto nessuna percezione su chi potevano essere questi, perché non mi hanno mai chiesto niente. Questi signori non mi hanno mai chiesto niente e io non gli ho mai dato niente. Sono stato solo vittima d’attentati. Non potevo immaginare chi fossero questi soggetti, perché con me hanno tenuto sempre un comportamento lineare da cinque anni fa a oggi. Invariato. Mai dato un segnale. Sabato sera, il giorno dopo l’arresto, sarei dovuto andare a Caprarola a cena con Forieri, la sua famiglia e altre persone viterbesi che frequentano il bar, ad assistere a una rappresentazione teatrale e poi a cena in un agriturismo. Mi dica lei se io potevo pensare che questi erano i miei avvoltoi. Il bar è sotto il mio ufficio, ero tutti i giorni a pranzo lì”.
Quando gli inquirenti parlano di un atteggiamento “degli Ubertini che appare poco collaborativo”, a cosa si riferiscono, allora, secondo lei?
“Si riferiscono, forse posso pensare, all’episodio quando hanno bruciato la seconda macchina. Mi dissero che la mia operazione poteva far parte di un racket che stavano facendo attorno ai compro oro. Io dissi che per quanto mi poteva riguardare, erano sulla cattiva strada. Io coi compro oro non ho niente a che vedere. Ho avuto solo due clienti che svolgevano questa attività. Uno ha chiuso e un altro se n’è andato altrove. Non ho avuto niente a che fare con compro oro. Questo penso che sia opportuno scriverlo in modo piuttosto evidente”.
Giuseppe Trovato in un’intercettazione a un certo punto sostiene che lei non gli rivolgesse più la parola.
“Non è vero nemmeno questo. Dalle intercettazioni telefoniche, il signor Trovato sostiene che io non lo salutassi più. È una bugia. Io l’ho incontrato una settimana prima al bar di Forieri e ci siamo salutati anche cordialmente. Era una persona con cui non condividevo nessun tipo di amicizia, ma una frequentazione. Quando una persona la vedi per anni tutti i giorni, si va al di là del buongiorno e buonasera. Scambi di parole, commenti, discorsi di qualsiasi natura”.
Quando ha subito gli attentati, auto bruciate, la busta con la pallottola, si è fatto un’idea su chi potessero essere gli autori?
“Io avevo soltanto un sospetto che ho dichiarato agli inquirenti. Una supposizione, perché non avevo nemici, pensavo. Era una supposizione e pure sbagliata”.
E dei quattromila euro di cui Oufur e Trovato parlano e che pare lei abbia riconosciuto all’organizzazione?
“I quattromila euro che sono menzionati in un passaggio che non si capisce bene, a me non li ha mai chiesti nessuno. Non me li ha chiesti nessuno e non li ho dati mai a nessuno. Controllassero tutti i miei conti correnti e quelli della mia famiglia. Per dire che io ho dato 4mila euro ci vogliono le prove. Non le chiacchiere, perché tra loro potevano dire quello che gli pareva, pure che io spacciavo cocaina. Però bisogna dimostrarlo”.
Dei suoi interessi in attività di compro oro, sempre riportati nelle intercettazioni?
“Non corrisponde al vero che io avessi interessi in attività di compro oro. Come non risulta vero che Grazini e Oro Cash (imprese nel mirino dell’organizzazione ndr) siano clienti del mio studio. Non corrisponde al vero, è totalmente inesatto. Non sono miei clienti. Sia la sottomissione, sia i soldi e sia i miei rapporti con compro oro, li smentisco in maniera categorica”.
C’è un aspetto che chiama in causa la politica. Secondo gli inquirenti “l’associazione puntava a controllare anche l’amministrazione comunale”. Che ne pensa?
“Ma che c’entra la politica? Che c’entra la politica con questi quattro sfigati? Non sanno nemmeno cosa sia la politica. Che ne sanno loro?”.
Secondo gli inquirenti, però, avrebbero voluto incidere sull’attività amministrativa in comune.
“Ma in che modo e perché? Nel merito non ci voglio entrare, anche perché quando i fatti sono avvenuti io non ero nemmeno assessore. Non potevo incidere proprio su niente. Qui c’è solo un fatto: io sono stato vittima di una banda dal 13 gennaio 2017 fino a giugno-luglio del 2018. Questa è la sola cosa certa. Il resto è tutto aleatorio”.
Allora, come si spiega che queste persone la tirano in ballo nelle conversazioni che sono state intercettate?
“Parlano di me perché forse ritenevano che io mandassi controlli, polizia, finanza e pensavano che io fossi socio di Oro Cash. Perché ha la sede societaria nella stessa via dove abito io. Avranno fatto questo collegamento, pensando che fosse casa mia o il mio studio”.
Quando sono uscite le prime notizie sull’operazione, quando ancora i dettagli non si conoscevano, cosa ha pensato?
“Venerdì mattina io sono andato dalla moglie (di Forieri ndr) a chiedere spiegazioni e cercare di capire, dal momento che vado lì tutte le mattine. Ci sono andato anche per consolarla, tra virgolette. Ho chiesto alla moglie cosa fosse successo. Non mi ha saputo dare spiegazioni. Solo dopo sono venuto a sapere tutto. Io fino a sabato mattina non capivo per quale ragione lui fosse in questa storia. Poi, leggendo l’ordinanza di custodia cautelare ho avuto coscienza di quanto accaduto e di quella che era la mia situazione”.
Aveva collegato l’operazione agli episodi di cui lei è stato vittima?
“Me lo avete fatto collegare voi, quando mi avete telefonato venerdì mattina. Non ero entrato nei particolari”.
In generale, che ne pensa dell’operazione e del lavoro di carabinieri e magistratura?
“Faccio i complimenti alle forze dell’ordine perché hanno portato a termine un’operazione sicuramente importante che va a tutela della città di Viterbo. Hanno sgominato una banda di, chiamiamoli mafiosi, comunque di una banda che aveva messo a soqquadro la città”.
Giuseppe Ferlicca
– “Arena e Ubertini sono traditori di merda…”

