Civita Castellana – A Civita Castellana c’è uno scrigno che contiene tesori inestimabili della storia del motociclismo.
Si chiama Moto dei miti ed è la collezione-museo privata di Genesio Bevilacqua, il patron di Althea racing.
Foto: Il museo Moto dei miti
Nei capannoni di Sassacci, dove hanno sede la fabbrica di ceramiche e il reparto corse del funambolico imprenditore, trova posto, in un’ala appositamente dedicata, il paese dei balocchi di ogni motociclista.
All’esposizione si accede solo su specifico invito del padrone di casa. Se si ha la fortuna di riuscire a entrare, non rimanere a bocca aperta è davvero difficile.
Ducati. Decine di Ducati da corsa appartenute ad alcuni dei più grandi campioni di sempre: Loris Capirossi, Casey Stoner, Max Biaggi, Troy Bayliss, Carl Fogarty, Giancarlo Falappa, tanto per citarne alcuni.
E poi la Suzuki di Marco Lucchinelli, la Yamaha di Jarno Saarinen, la Harley-Davidson di Walter Villa, la Cagiva di John Kocinski e tantissime altre, tra cui alcune moto di serie particolarmente rare, come la Honda Nr a pistoni ovali o la Bimota Tesi con forcellone anteriore.
In questo mare magnum di pezzi unici, Bevilacqua ha anche riservato tre settori ai personaggi a cui tiene in maniera particolare. Si riconoscono perché sono separati dal resto della collezione con dei pannelli in vetro.
Uno è lo spazio dedicato a Paolo Pileri, il ternano campione del mondo sia da pilota che da team manager, scomparso nel 2007. Lui e Genesio erano grandi amici e il manager di Althea ha sempre voluto onorarlo con grande rispetto. In quel corridoio sono conservati trofei, tute, caschi, foto e tutte le moto dei successi di Pileri, dalla Morbidelli con cui vinse il mondiale della 125 alle Honda con cui, da manager, portò al trionfo un giovanissimo Loris Capirossi.
La seconda sezione separata è la stanza del trionfo di Carlos Checa. Lì Bevilacqua ha raccolto la Ducati e tutti i cimeli della stagione 2011, quando il pilota spagnolo portò Althea a vincere il mondiale Superbike. In una recente visita alla collezione, Checa ha autografato la moto e ha posato per una foto ricordo insieme alla sua vecchia squadra.
Il terzo, subito prima dell’uscita, è il palchetto di Andrea Antonelli, pilota umbro deceduto in un tragico incidente di gara nel 2013. Aveva corso anche con Althea, proprio all’inizio della sua carriera internazionale, e Moto dei miti lo ricorda con una sorta di altare laico del motociclista, davanti a cui tutti si fermano per un pensiero o una preghiera.
L’ultimo momento da vivere nel mondo delle favole, di uno sport che a volte è ferocemente senza lieto fine, prima di spalancare la porta e tornare nella realtà.
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