Viterbo – (g.f.) – “Combattiamo per il diritto alla felicità”. Alba Montori, storica attivista del Movimento liberazione contro tutte le discriminazioni di genere, così presenta lo sportello trans attivato da L’altro circolo, centro culturale di iniziativa omosessuale, nella sede in via Garbini 11.
“Da due anni – ricorda il presidente del circolo, Gian Carlo Mazza – sentivamo l’esigenza d’aprirlo”. Adesso si parte, ogni martedì dalle 12 alle 15. Responsabile è Leonardo Ceccarini, Ginevra.
“Vogliamo offrire tutela e supporto a transgender – spiega Ginevra – ma anche accoglienza, ascolto, orientamento a servizi e percorsi, anche nel cambio di sesso.
È rivolto a ragazzi e ragazze che sentono d’essere nati nel sesso sbagliato, ma pure alle persone che li circondano, a cominciare dai familiari che magari non sanno come rapportarsi”.
Gallery: Apre lo sportello trans
Consulenza e supporto. “Psicologico e anche con gruppi d’aiuto. Prevediamo mediazione culturale e assistenza legale, ma ci saranno pure iniziative culturali”. Un paio già programmate.
Il 16 marzo si parte con un aperitivo dalle 18,30 alle 20, “Biblioteca vivente lgbt”. Si parla e si ascolta, il pubblico coinvolto nel tema, che è bullismo, omofobia e transfobia.
Il 30 marzo, invece, due tavoli tematici su identità di genere e gusti sessuali. “Che non sono la stessa cosa”. Differenze, spesso difficili da spiegare. Meglio sarebbe se non ci fosse nulla da spiegare: “Prima di morire – dice Alba Montori – mi piacerebbe vedere persone non catalogate per appartenenza di genere, ma perché simpatiche o antipatiche, tristi o allegre.
A chi mi chiede se io sia maschio o femmina o che… io rispondo che. Non lo so cosa sono e non m’interessa e allora cosa frega agli altri?”.
La sua battaglia l’ha iniziata anni fa. “Dal 1969 ne sono passati cinquanta – ricorda Montori – sono tanti, ma non siamo ancora arrivati a eliminare tutte le cause culturali che portano alcuni a combattere chi non ha comportamenti sessuali confacenti rispetto ai dettami della chiesa e d’altre religioni”. La questione di genere.
“Lo sportello – spiega Grazia Bandiera psicologa, psicoterapeuta e sessuologa – è un sostegno per capire l’iter, o ancora prima, cercare di fare chiarezza su come una persona si sente e dove vuole andare. Non solo per definirsi, ma anche per non definirsi”.
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