Viterbo – (dan.ca.) – Strade colabrodo, come ti giri ti giri. Provinciale, Cassia, fin dentro la città. A Viterbo. Persino tratti che si credevano tranquilli e sicuri. E da quel che si vede, non è soltanto una questione di finanziamenti che non ci sono o sono di meno. Ma anche di qualità dell’asfalto.
Basta poco. Basta una pioggia. Al massimo un acquazzone. E tutto salta. Si formano le buche, e macchine e motorini ci finiscono dentro. Alle prime saltano i cerchioni. Ai secondi la cervicale. Quella del conducente.
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Poi ci sono le frane. Più o meno piccole. Come sulla Verentana a Montefiascone o lungo la Sammartinese dalle parti di Villa Immacolata. E pure queste finiscono sulla strada. Bloccandola. In alcuni casi per ore. E sempre sulla strada, in questo caso, ci sono le macchine. In attesa che il semaforo messo lì per gestire il traffico diventi verde e si possa passare.
Viterbo – Operai al lavoro per tappare le buche
Viterbo – Buche lungo le strade
La pioggia di questi giorni, neanche un temporale, ha fatto saltare l’asfalto sulla Cassia nord. L’ha quasi sbriciolato, in alcuni punti, a Viterbo. Asfalto colabrodo in viale Raniero Capocci, porta della Verità, Riello, Tuscanese, porta Romana, piazzale Gramsci, Sacrario. E non soltanto queste. Sta mattina, lungo la Cassia nord, sono andati ad attaccare le buche. Perché lì le macchine c’hanno lasciato le ruote. Buche che non sono di grandi dimensioni. Ma sono profonde. E quando ci si finisce dentro le sospensioni ti arrivano in gola.
Viterbo – Porta della Verità
Viterbo – Un cerchione lungo le strade
Le buche si formano ovunque. Ai lati e in mezzo alla strada. In alcuni casi le macchine se ne accorgono all’ultimo e frenano. Improvvisamente, e pericolosamente. E se dentro ci sta l’acqua nemmeno ti rendi conto della profondità. E se un autista ti vede scattare una foto a una buca. Neanche prova ad uscire dal parcheggio. Non suona il clacson. Solidarizza e alza il pollice verso l’alto.
Strade colabrodo. Un segnale. Quando l’Impero romano crollò, prima ancora della fine, le strade furono le prime ad essere abbandonate.
Daniele Camilli
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