Viterbo – Gustavo Adolfo Rosado Canela e Mariela Garçia Rodriguez sono una coppia e hanno quattro figli che fanno asilo, elementari e medie. Origini dominicane, cittadinanza italiana. Nove anni fa hanno occupato una casa popolare del comune di Viterbo al quartiere Pilastro. A nord del città. Per necessità, dettata dalla povertà. E perché qualcuno gli avrebbe tirato pure un brutto scherzo. Entro pochi giorni dovranno andarsene. Il Tribunale di Viterbo ha disposto un ordine di sfratto.
Multimedia – Fotoracconto: “Vogliamo restare e pagare in base al reddito” – Video: La storia di Gustavo e Mariela
Nel frattempo, appena saputa la notizia dello sfratto, i vicini si sono schierati con loro. “Camminate a testa alta perché siete unici”, sta scritto in un messaggio arrivato a Mariela.
“Mi sono iscritta alle liste per le case popolari del comune – racconta Mariela Garcia Rodriguez – ma l’ho fatto quando i termini erano scaduti. L’ho fatto su suggerimento di una persona che mi ha chiesto 80 euro”.
Da allora sono passati anni. Quasi dieci. “Quando abbiamo sfondato la porta dell’appartamento avevamo 22 anni – prosegue Mariela – sia io che Gustavo. E un figlio. Adesso ne abbiamo 32 e i figli sono diventati quattro. Siamo entrati per necessità e perché non avevamo un altro posto dove andare. Chiediamo di poter restare in questa casa o in un’altra casa popolare, pagando l’affitto in base al reddito che abbiamo”.
Viterbo – Mariela Garçia Rodriguez e Gustavo Adolfo Rosado Canela
Viterbo – Le case popolari del Pilastro
Mariela e Gustavo lavorano. Lei fa la badante e la donna delle pulizie. Lavora tre volte a settimana e guadagna 250 euro. Il secondo va al lavoro tutti i giorni in un’azienda agricola dove guadagna dalle 300 alle 400 euro al mese. Il mercato del lavoro riservato spesso ai migranti.
Gustavo e Mariela si sono conosciuti a Santo Domingo da dove sono partiti. Ed è lì che si sono fidanzati. La loro è una storia che va avanti da quando erano poco più che ragazzi. Mariela è arrivata in Italia alla fine degli anni ’90. Gustavo l’ha raggiunta nel 2008. Entrambi hanno ottenuto la cittadinanza italiana. Lei si sarebbe iscritta anche alle liste per le case popolari. Su suggerimento di una persona che le avrebbe chiesto 80 euro pur sapendo che i tempi erano scaduti. Da qui la scelta di occupare casa. Per darsi una possibilità di vita. Come sta succedendo in via dei Pellegrini e in via Ridolfi a Bagnaia.
Viterbo – Mariela Garçia Rodriguez
“Abbiamo parlato con il comune – commentano Mariela e Gustavo – ma l’unica cosa che possono fare è pagare la caparra e un mese anticipato. Poi come facciamo? Con 550 euro di stipendio, due lavori precari e 4 figli è quasi impossibile pensare di poter pagare un affitto”.
Pilastro e case popolari. Inscindibili. Dal fascismo al dopo guerra il quartiere si è caratterizzato e costruito anche attorno all’edilizia popolare. Comunale ed ex Iacp, oggi Ater. Appartamenti per lavoratori dove è cresciuto pure un pezzo della classe dirigente viterbese. Un quartiere rimasto popolare dove, grazie all’associazionismo laico e religioso, le tensioni razziste e xenofobe non hanno attecchito. Almeno non come da altre parti. Forte è ancora la solidarietà, come quella dei vicini di casa di Gustavo e Mariela appena hanno saputo dello sfratto.
Due messaggi su tutti, arrivati a Mariela. Il primo. “Sei stupenda come è stupenda la tua famiglia! Piena di valori e di educazione”. Il secondo. “E’ inutile dire che lo pensiamo a gran voce quello che ti ho detto prima! Siete delle persone splendide! Famiglie unite, buone e oneste! Camminate a testa alta perché siete unici. Vi vogliamo bene”.
Daniele Camilli
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