Viterbo – Le fontane all’ombra del potere. Tre per l’esattezza. Una a Palazzo dei Priori. Due in piazza San Lorenzo. Potere politico e potere religioso. Piazza del comune e palazzo dei papi. In entrambi i casi, anche queste fontane, come molte altre di Viterbo, sono messe male.
Fotogallery: La fontana di piazza del Comune – La fontana di piazza San Lorenzo – La fontana di palazzo dei papi – Lo sfascio delle fontane viterbesi
La prima, quella all’ombra del comune, è un acquitrinio, una pozzanghera a cielo aperto. La pietra sembra malata, invasa dalla melma. Forse un problema legato alle tubature da cui esce l’acqua. Una specie di rinculo. Se l’acqua non esce come deve, in parte torna indietro e rimbalza sul volto scolpito da cui esce.
Tutto attorno è un pantano. L’acqua esce fuori, colpisce i bordi, specialmente quello di destra, scivoloso e anche pericoloso. Sarebbe meglio non appoggiarsi, nemmeno per la foto di rito. L’acqua finisce anche sui gradini, quasi fossero una prosecuzione della vasca. Accanto alla fontana, altre due, ai lati. Una a destra, l’altra a sinistra. In una, quella di sinistra, qualche giorno fa campeggiava in bella vista un pacchetto di patatine. Praticamente un secchio della monnezza. Plastica e metalli. Di fronte la balconata che porta al consiglio comunale e agli uffici di sindaco e giunta. L’amministrazione ce l’ha di fronte. Andrebbe pulita e sistemata, prima di perderla. Quanto meno, prima ancora di vedersela sgretolare sotto gli occhi.
Le fontane del cortile di Palazzo dei Priori sono state realizzate nel 1624 su progetto di Filippo Caparozzi. Le due laterali sono a nicchia circolare e l’acqua che finisce nel catino esce da un bocchettone inserito in una testa di leone. Sopra, una coppa portafiori. La fontana centrale è rialzata di tre gradini rispetto al cortile. Sopra la vasca, due coppe a forma d’uovo. La prima coppa è sorretta da quattro delfini, la seconda da una modanatura a scaglie. In cima a tutto un gruppo scultoreo di bronzo. Una lega che quasi non si riconosce più ma che ricorda ancora lo stemma di Viterbo, con palma e leoni rampanti. Il gruppo di bronzo realizzato dallo scultore Carlo Ielmoni. Lo stemma della vasca principale è invece quello di Giuseppe Grimaldi, governatore di Viterbo dal 1625 al 1628.
A piazza San Lorenzo, centro invece del potere religioso, che ha caratterizzato la città fino a un secolo e mezzo fa, le fontane sono due. Una sta al centro della loggia di palazzo papale, ed è quella più conosciuta, l’altra si trova invece all’ingresso del palazzo vescovile. A destra del duomo.
Tutte e due sono senz’acqua. Lasciate lì a boccheggiare. E anche in tal caso i materiali si stanno sgretolando. Gli angioletti della fontana vescovile stanno lì a dimostrarlo.
La fontana di palazzo dei papi ha poi una storia tutta sua. Una via di mezzo tra duecento e quattrocento. Nella seconda metà del XV secolo venne giù il tetto e un pezzo di facciata della loggia. Una loggia coperta. Col crollo del tetto che prese in pieno la fontana. Nel ricostruirla vennero riutilizzate anche alcune parti della vecchia fontana, più precisamente la coppa e la colonna che le fa da supporto. Le altre parti della vasca hanno invece provenienza varia. Stemmi appartenenti alla famiglia Gatti, parte probabilmente della loggia crollata, al cardinale Raffaele Galeotto Riario, a papa Sisto V della Rovere e al vescovo Francesco Maria Visconti Settala.
La fontana all’ingresso del palazzo vescovile è più recente. Pur’essa costruita utilizzando elementi di diversa provenienza risalenti al XV e XVII secolo. Lo stemma è quello del cardinale Francesco Brancaccio, colonna e coppa in stile rinascimentale non facevano parte della fontana. Sono state adattate.
Daniele Camilli
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