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15 anni per omicidio e occultamento di cadavere a Fieno, “una pena congrua” per la difesa

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Rosa Franceschini e Gianfranco Fieno

Le vittime – Rosa Franceschini e Gianfranco Fieno

Delitto di via Santa Lucia - Ermanno Fieno

Ermanno Fieno condannato per omicidio e occultamento di cadaveri

L'avvocato di Mauro Rotelli, Roberto Massatani

Il difensore Roberto Massatani

Viterbo - Il procuratore Paolo Auriemma e la pm Chiara Capezzuto

Il procuratore Paolo Auriemma e la pm Chiara Capezzuto

Viterbo – Quindici anni di reclusione e tre anni di libertà vigilata alla scadenza della pena. Quindici mesi di carcere già scontati. Si è chiuso così, ieri, il processo per l’omicidio volontario della madre e l’occultamento dei corpi dei genitori a Ermanno Fieno. L’imputato, jeans e felpa nera, era presente in aula. 

Il processo, iniziato lo scorso 28 settembre, si è concluso con quattro udienze nell’arco di sei mesi, a distanza di meno di un anno e mezzo da quando il 46enne viterbese ha ucciso la madre Rosa Franceschini di 77 anni, in seguito alla morte naturale del padre 83enne Gianfranco.

Una morte che, per motivi economici, avrebbe voluto nascondere. 

Se l’è cavata con una pena mite Fieno – reo confesso anche se soltanto a distanza di quattro mesi dal delitto – che il 28 novembre 2017 ha ucciso la madre con un attizzatoio da camino poco dopo la morte per cause naturali del padre, avvolgendo entrambi i corpi nel cellophane e nascondendoli in casa fino alla sera del 13 dicembre quando, dopo due settimane, il fratello e la sorella hanno fatto scattare l’allarme. 

“Una sentenza giusta, anche se non è stata riconosciuta la seminfermità”, il commento a caldo del difensore Roberto Massatani, a mezzogiorno di ieri, subito dopo la lettura del dispositivo della sentenza. Massatani aveva nominato perito di parte il professor Alessandro Meluzzi, mentre per il tribunale ha visitato Fieno il collega Giovanni Battista Traverso. L’imputato non sarebbe incapace di intendere e di volere, anche se soffrirebbe di un disturbo d’adattamento con umore depresso e ansioso. Si è parlato però di “famiglia patologica” e di un uomo “talmente abituato alla finzione da pensare di poter fare finta di niente anche di fronte alla morte dei genitori”.

L’avvocato Massatani aspetta ora il deposito delle motivazioni della sentenza per decidere se fare appello. Sarà da vedere cosa deciderà di fare la procura. Il giudice si è presa novanta giorni. I corpi furono ritrovati nella camera da letto della casa dove convivevano col figlio nel quartiere di Santa Lucia.

La furia omicida sarebbe scattata quando Fieno avrebbe detto all’anziana madre che sarebbe stato meglio attendere la pensione prima di dire ai prossimi congiunti della morte del padre. In modo, si sarebbe giustificato, da avere i soldi per celebrare i funerali.

In casa erano senza acqua e senza elettricità, in seguito a problemi economici che la famiglia vrebbe cercato di dissimulare coi familiari e coi vicini. Fieno, che per muoversi avrebbe preso spesso il taxi, in realtà si recava due volte al giorno alla fontanella dell’acqua dell’Ellera, tornando ogni volta con due taniche piene da venti litri, per le esigenze casalinghe.

I familiari, ovvero il fratello e la sorella con le rispettive famiglie, non si sono costituiti parte civile contro il 46enne per il risarcimento danni, ma hanno preso parte al processo solo come parti offese, rappresentati anche ieri in aula dall’avvocato Daniela Fieno. In aula anche il procuratore capo Paolo Auriemma, titolare del fascicolo con il sostituto Chiara Capezzuto.

La pm Capezzuto, al termine della discussione del processo con l’abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica, ha chiesto per l’imputato 30 anni di carcere, per l’omicidio volontario della madre e l’occultamento dei cadaveri dei genitori, con l’aggravante della parentela, ridotti a 20 anni con lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito.

Dopo un’ora e mezza di camera di consiglio, il giudice dell’udienza preliminare Rita Cialoni, davanti alla quale le quattro udienze del processo si sono celebrate a porte chiuse, è uscita a mezzogiorno con la sentenza di condanna a 15 anni di reclusione e 3 anni di libertà vigilata. Inferiore a quanto chiesto dall’accusa. 

Silvana Cortignani

 


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