Bassano Romano – (sil.co.) – Al setaccio il telefonino dal quale potrebbero essere estrapolati messaggi, foto hard e video bollenti della presunta vittima mentre faceva sesso spinto col fidanzato finito a processo per stalking, lesioni, rapina e violenza sessuale.
Non ha dubbi il difensore dell’imputato, un 31enne d’origine marocchina. “In quel telefono ci sono le prove che discolpano il mio assistito”, ha detto l’avvocato Giuliano Migliorati, chiedendo di effettuare una consulenza tecnica sullo smartphone. Per questo ieri il giudice Silvia Mattei, presidente del collegio, accogliendo la richiesta, ha rinviato la sentenza al prossimo 28 maggio.
L’imputato, in carcere dal 10 marzo 2018, in seguito alla denuncia sporta dalla sua ex, una 23enne viterbese, nel frattempo ha ottenuto da circa tre settimane gli arresti domiciliari, anche se rafforzati col braccialetto elettronico.
E’ accusato di avere schiavizzato due fidanzate, entrambe italiane, una delle quali minorenne all’epoca dei fatti. Entrambe lo hanno denunciato e per il giovane si è aperto un doppio processo.
“Non mi importava del telefono, ma dei video e delle foto intime nostre al suo interno, volevo cancellarle”, ha detto l’imputato nel corso dell’udienza del 19 marzo, difendendosi dall’accusa di rapina per averlo sfilato dalle mani della presunta vittima, la viterbese di 23 anni.
“Facevamo sesso di frequente, per il suo compleanno, il 28 dicembre, ho preso una stanza d’albergo a Viterbo. Siamo stati chiusi dentro a fare l’amore per tre ore”, ha sottolineato.
“Facevamo sesso molto spinto, a lei piaceva che la prendessi per il collo, sono stato io a dire basta perchè, nella foga, avevo paura di farle male”, ha proseguito.
Secondo la difesa, nel telefonino ci sono le prove che scagionerebbero il 31enne. Fotografie e video spinti, in cui la coppia si riprende durante evoluzioni sessuali che mal si concilierebbero con la denuncia sporta dalla 23enne, parte civile al processo con l’avvocato Luigi Mancini.
Se ne saprà di più il 28 maggio.
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