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“Stavamo litigando su cosa guardare in tv e l’ho ucciso”

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Giovanni Delfino

Giovanni Delfino

Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

L'avvocato Antonio Maria Carlevaro

L’avvocato Antonio Maria Carlevaro

Viterbo – Per l’omicidio a Mammagialla ha chiesto scusa. E lo ha fatto davanti al pm che lo ha interrogato a poche ore dalla morte del suo compagno di cella, che Singh Khajan ha ucciso dopo averlo colpito in testa e sul viso con uno sgabello di legno.

Un interrogatorio di pochi minuti, nel carcere di Viterbo. Al pubblico ministero Franco Pacifici, che coordina le indagini con il procuratore capo Paolo Auriemma, Khajan non ha detto molto. Ma quanto basta, per gli inquirenti. “Ha reso confessione”, ha fatto sapere la procura di via Falcone e Borsellino.

“Ho afferrato lo sgabello, ho colpito il mio compagno di cella e l’ho ammazzato. Stavamo discutendo su quale canale guardare in tv. Io volevo vedere un programma, lui un altro”. Un racconto scarno quello di Khajan, supportato da un interprete. Perché, anche se risulta residente a Cerveteri, è nato in India 34 anni fa e parla poco l’italiano.

Già in carcere per aver tentato di uccidere a coltellate il 70enne con il quale conviveva, all’alba di sabato è stato arrestato per omicidio volontario. La convalida, sulla quale dovrà esprimersi il gip Rita Cialoni, è prevista per questa mattina nel penitenziario di Mammagialla.

Khajan è difeso dall’avvocato Antonio Maria Carlevaro, del foro di Civitavecchia. “È nato tutto da una banale discussione, che è poi degenerata e sfociata nella tragedia – spiega il legale -. Non è chiaro se il mio assistito si sia difeso o se abbia aggredito per primo, ma questo emergerà dalle indagini. Al pm ha confessato l’omicidio e ha chiesto scusa. È apparso molto demoralizzato per l’accaduto. E ora si trova in cella controllato a vista, anche per scongiurare atti di autolesionismo”.

L’avvocato Carlevaro, seppur presente all’interrogatorio, non ha ancora avuto un incontro privato con il 34enne. Ma annuncia: “Chiederò una perizia psichiatrica. È necessario – afferma il legale – capire se Khajan soffra di disturbi psichici e cosa è scattato nella sua mente. Cosa ha scatenato questa violenta reazione? Si è difeso? Voleva uccidere il suo compagno di cella o no?”.

Cosa sia successo venerdì sera stanno cercando di capirlo anche i carabinieri. I militari del reparto operativo hanno passato al setaccio la cella. “I rilevi – evidenzia il procuratore capo Auriemma – sono stati effettuati per acquisire elementi utili alla completa ricostruzione del fatto”. Durante il sopralluogo è stato sequestrato pure lo sgabello, utilizzato come arma del delitto.

La vittima è il viterbese Giovanni Delfino, 61 anni, a Mammagialla per lesioni personali. Nonostante l’intervento degli agenti di polizia penitenziaria, richiamati dalle urla dell’uomo, sia stato immediato, il 61enne è morto alle 3 di sabato. All’ospedale di Belcolle, dove è stato trasportato d’urgenza, è arrivato ancora vivo, ma versava in condizioni disperate. I medici hanno provato a operarlo. Ma invano. Nelle prossime ore, l’autopsia sul corpo.

Raffaele Strocchia


Articoli: Tentò di uccidere il convivente a coltellate – L’omicida al pm: “L’ho colpito con lo sgabello e l’ho ucciso” – Detenuto colpisce con lo sgabello il compagno di cella e lo uccide


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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