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Droga con l’app, si difende il fornitore dei piccoli pusher

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Massimiliano Siddi

Massimiliano Siddi

L'avvocato Remigio Sicilia

L’avvocato Remigio Sicilia 

Viterbo – (sil.co.) – Per ordinare la droga sarebbe bastata un’emoticon tramite l’app segreta Signal, che cancella i messaggi dopo tre secondi. Una “manina”, mordi e fuggi, per ordinare cinque grammi di cocaina.

Ma il presunto trafficante di droga albanese che avrebbe rifornito il mercato dei piccoli pusher viterbesi durante l’interrogatorio di garanzia ha negato tutto. Ad eccezione del possesso dello stupefacente che, secondo il 32enne arrestato venerdì sera, nell’ambito dell’operazione Movimento, al Blitz di via della Sapienza, sarebbe stato però per uso personale. E’ ristretto a Mammagialla dal 10 maggio con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. 

L’uomo, le cui iniziali sono T.E., residente a Viterbo da anni, dove vive in un’abitazione del centro storico, è comparso ieri mattina per l’interrogatorio di garanzia davanti alla gip Rita Cialoni, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dal pubblico ministero Massimiliano Siddi. 

Al termine, dopo che l’indagato ha risposto a tutte le domande del magistrato, il difensore Remigio Sicilia ha presentato istanza di alleggerimento della misura, con la revoca della custodia cautelare in carcere e la concessione degli arresti domiciliari. Il giudice per le indagini preliminari si è riservata. 

Secondo la procura, le cui indagini hanno preso il via dall’arresto di un pusher italiano messo a segno l’estate scorsa a Viterbo, l’albanese sarebbe più che un semplice spacciatore.

Sarebbe stato il fornitore di cocaina di un giro di piccoli spacciatori e avrebbe raccolto le ordinazioni tramite messaggi lampo inviati dall’app “top secret” inventata da Edward Snowden. 

Un sistema pratico, discreto e veloce che, secondo l’accusa, gli avrebbe permesso di immettere sul mercato quantitativi anche nell’ordine di 50 grammi alla settimana destinati agli assuntori viterbesi, per introiti di migliaia di euro al mese.  

L’albanese avrebbe provveduto, come scrivono in una nota i carabinieri che hanno ricostruito il modus operandi dell’arrestato, “con professionalità, a tutti gli aspetti logistici inerenti l’approvvigionamento, il trasporto e l’occultamento che, in alcuni casi, avveniva nelle campagne viterbesi, adottando scaltre condotte al fine di eludere i controlli delle forze dell’ordine”.


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