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Carabinieri - Operazione "Movimento" - Si nascondeva dietro messaggi criptati, il pusher "smart" arrestato venerdì sera in un bar del centro - Oggi il 32enne sarà davanti al gip per l'interrogatorio di garanzia

Un’emoticon per ordinare la droga…

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Carabinieri - La cocaina sequestrata

La cocaina sequestrata nell’operazione del 20 luglio 2018

Viterbo - Carabinieri - L'accendino dove era la nascosta la droga

Il blitz dell’estate scorsa da cui è scaturita l’inchiesta – L’accendino dove era la nascosta la droga

Viterbo – Un’emoticon per ordinare la droga. Sulle tracce dell’app “segreta” che cancella i messaggi dopo tre secondi, gli investigatori hanno trovato la “manina” per ordinare cinque grammi di cocaina. 

Sarebbe stato questo il modus operandi del pusher “smart” arrestato nel corso del blitz antidroga scattato al bar Blitz di via della Sapienza la notte tra venerdì 10 e sabato 11 maggio, condotto dai carabinieri del Norm della compagnia di Viterbo nell’ambito dell’operazione denominata “Movimento”. 

A Mammagialla da tre giorni, l’uomo, T.E., un 32enne d’origine albanese che vive nel centro storico, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, comparirà questa mattina davanti al gip Rita Cialoni per l’interrogatorio di garanzia.  Il giovane, incensurato, è accusato di detenzione ai fini di spaccio di stupefacente.

L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Massimiliano Siddi e sfociata nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, è  partita l’estate scorsa in seguito all’arresto di un 38enne d’origine romana residente al Murialdo, che per scappare trascinò per una decina di metri un carabiniere rimasto agganciato alla sua auto. La droga sarebbe stata ordinata mediante l’app “top secret” Signal. 

Secondo l’accusa, anche il 32enne albanese, che sarebbe stato il fornitore di un giro di piccoli spacciatori, avrebbe raccolto le ordinazioni tramite sms.

Un sistema pratico, discreto e veloce che gli avrebbe permesso di immettere sul mercato quantitativi anche nell’ordine di 50 grammi alla settimana destinati agli assuntori viterbesi, per introiti di migliaia di euro al mese.  

L’albanese avrebbe provveduto, come scrivono in una nota i carabinieri che hanno ricostruito il modus operandi dell’arrestato, “con professionalità, a tutti gli aspetti logistici inerenti l’approvvigionamento, il trasporto e l’occultamento che, in alcuni casi, avveniva nelle campagne viterbesi, adottando scaltre condotte al fine di eludere i controlli delle forze dell’ordine”.


– Prendeva le ordinazioni della coca con un sms


Il blitz antidroga al Murialdo che ha fatto scattare l’inchiesta “Movimento”

L’indagine della procura è partita da un’operazione antidroga del 20 luglio scorso quando, verso le nove di sera, i carabinieri sorpresero il 38enne P.E. mentre cedeva cocaina a un giovane assuntore di Montefiascone sotto la sua abitazione del Murialdo.

L’uomo, che stava in macchina, alla vista delle divise, scappò a folle velocità verso via Vicenza con appeso per una decina di metri allo sportello della vettura uno dei militari che, intuite le intenzioni, stava cercando di impedirgli di mettere in moto l’auto ed è rimasto incastrato nella cintura di sicurezza.

Fu rintracciato dopo circa un’ora in piazza del Comune, tradito dalla sua Panda azzurra parcheggiata proprio davanti al bar centrale. A bordo furono trovati una mazza da baseball e un accendino non funzionante, che insospettì i carabinieri, i quali hanno scoperto che era stato usato per occultare al suo interno cinque involucri di cocaina, cinque dosi da 0,50 grammi l’una. Nel borsello 730 euro in contanti, presunto provento dello spaccio. 

Il 38enne, nuovamente arrestato per spaccio la notte tra il 17 e il 18 agosto, stavolta al quartiere dei Cappuccini, sempre a Viterbo, è stato poi condannato il 21 novembre a un anno di reclusione con la sospensione condizionale della pena, restando ai domiciliari.


Sulle tracce dell’app “top secret” che cancella i messaggi dopo tre secondi

Durante il processo al 38enne arrestato il 20 luglio al Murialdo è emerso che per lo spaccio veniva utilizzata l’app Signal i cui messaggi si cancellano dopo tre secondi, motivo per cui non fu controllato il cellulare dell’assuntore falisco.

“Sarebbe stato inutile”, rispose un investigatore al difensore che gli chiedeva spiegazioni. Signal è la famosa app top secret di Edward Snowden, l’informatico noto per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, fino ad allora tenuti segreti. 

L’app sfrutta protocolli con crittografia end-to-end per rendere sicure tutte le comunicazioni tra gli utenti, i quali possono verificare in modo indipendente l’identità dei loro corrispondenti confrontando delle “chiavi”.  Durante le chiamate, gli utenti possono controllare l’integrità del canale dati controllando se due parole hanno riscontro da parte di entrambe le persone in comunicazione. L’applicazione permette inoltre di inviare e ricevere messaggi privati, messaggi di gruppo, allegati e messaggi multimediali.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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14 maggio, 2019

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