Viterbo – Dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del pm, Michael Aaron Pang è pronto a farsi interrogare dal gip. Il giudice per le indagini preliminari dovrà convalidare il fermo e in caso applicare una misura di custodia cautelare nei confronti del 22enne ritenuto dalla procura di Viterbo l’omicida di Norveo Fedeli, il commerciante di 74 anni ucciso venerdì nel suo negozio di via San Luca.
Ieri primo colloquio in carcere tra Pang e i suoi legali, gli avvocati Remiglio Sicilia e Lilia Ladi. È andato avanti per più di 4 ore e agli occhi dei difensori il 22enne è apparso come “un ragazzo timido, affranto e disperato. È giovanissimo – racconta l’avvocato Sicilia – e la sua giovinezza la dimostra anche fisicamente. Alle spalle ha una famiglia solida. Suo padre, sua madre, suo fratello e sua sorella sono stati informati dell’accaduto e sono increduli. Sapere di avere un figlio in carcere li ha distrutti”.
I genitori di Pang vivono a Overland Park, comune nello stato americano del Kansas. Il 22enne, nato in Corea del Sud il 22 marzo 1997, ha passaporto statunitense. “Negli Usa studiava informatica e lavorava”, rivela l’avvocato Sicilia. In Italia è arrivato da solo a fine febbraio. “Regolarmente – sottolinea il legale -, con un visto turistico. Era intenzionato ad aprire un’attività di grafica pubblicitaria a Viterbo, per la quale sia lui che la sua famiglia avevano già investito del denaro. Quando era ancora in America ha conosciuto su internet degli stranieri che vivono nel quartiere San Faustino e che gli hanno proposto di mettere su un’attività in un comune vicino Roma. Per la precisione tra via Marconi, piazza della Rocca e il Sacrario. Pang si è fidato ed è venuto nella Tuscia”. Da due mesi viveva a Capodimonte, dove sabato i carabinieri lo hanno fermato. “Era ospite di una tedesca, amica di famiglia, in Italia per studio con la figlia – spiega l’avvocato Sicilia -. Ma era in procinto di trasferirsi nel capoluogo”. La donna, già sentita dagli investigatori, non avrebbe saputo nulla dell’omicidio.
Su cosa sia successo, stando al racconto fattogli dal 22enne, venerdì nella jeanseria di Fedeli il legale mantiene il massimo riserbo. “Lo dirà al gip – anticipa -, davanti al quale è pronto a parlare”. Ma il difensore rivela che “Pang si era imbattuto nel negozio d’abbigliamento perché si trova nella stessa zona in cui avrebbe voluto aprire la sua attività di grafico. Incuriosito dalla marca Levi’s, che essendo americana conosce bene, è entrato”. Riservatezza anche sul perché, dopo il presunto assassinio, il giovane sia scappato e non si sia costituito. È incensurato, sia per la giustizia italiana che per quella statunitense. “Prima d’ora – evidenzia l’avvocato – non era mai entrato in un carcere”.
Il ragazzo si sarebbe mantenuto grazie ai soldi che la famiglia, dal Kansas, gli caricava su una carta di credito. La stessa carta di credito che, stando alla ricostruzione degli investigatori, il 22enne per più di una volta avrebbe provato a utilizzare per compare circa 600 euro di vestiti alla boutique di Fedeli. Senza però riuscirci. Sequestrata, ora è al vaglio dei militari della Guardia di finanza di Viterbo guidati dal colonnello Giosuè Colella. Dai primi accertamenti, sembrerebbe intestata a Pang e collegata a un conto corrente aperto in una banca americana. Dal lettore della jeanseria della vittima la carta sarebbe stata rifiutata per incapienza sul conto. Che fine avevano fatto i soldi?
Raffaele Strocchia
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

