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Capodimonte Parlano i vicini di casa di Michael Aaron Pang, il presunto assassino di Norveo Fedeli - VIDEO

“Non parlava con nessuno, abitava qui e ogni tanto prendeva l’auto della donna con cui viveva”

di Daniele Camilli
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Capodimonte - La casa dove viveva Michael Aaron Pang

Capodimonte – La casa dove viveva Michael Aaron Pang

Omicidio Fedeli - Michael Aaron Pang prima e dopo l'uscita dal negozio del delitto

Omicidio Fedeli – Michael Aaron Pang prima e dopo l’uscita dal negozio del delitto

Capodimonte - I vicini di Michael Aaron Pang

Capodimonte – I vicini di Michael Aaron Pang

Capodimonte - I vicini di Michael Aaron Pang

Capodimonte – I vicini di Michael Aaron Pang

Capodimonte - I vicini di Michael Aaron Pang

Capodimonte – I vicini di Michael Aaron Pang

Capodimonte - La zona in cui abitava Michael Aaron Pang

Capodimonte – La zona in cui abitava Michael Aaron Pang

Capodimonte – Un perfetto sconosciuto o quasi. Michael Aaron Pang, il presunto assassino di Norveo Fedeli, ucciso nel suo negozio in via San Luca a Viterbo, a Capodimonte quasi non lo conosceva nessuno. Non i suoi vicini. Dove lui dovrebbe aver vissuto, almeno negli ultimi tre, quattro mesi. In via San Carlo nel piccolo comune che si affaccia sul lago di Bolsena.

“Non lo conoscevamo – dicono i vicini -. Lo abbiamo visto passare un paio di volte. Non di più”. “Usciva di casa e se ne andava in piazza, giù in paese”.

Quel poco che si sa è che negli ultimi tempi stava a Capodimonte. In una casa, abitata da una donna, dall’accento straniero, con una figlia. Da qualche giorno barricata in casa. Tutti vanno a bussare, a chiedere. Lei non apre. Chiama anzi i carabinieri, che pattugliano la zona e invitano i giornalisti a non bussare, non disturbare ulteriormente. Fanno il loro mestiere. “Signora – chiedono i giornalisti che bussano alla porta di una piccola casa che si trova in una piccola via del centro storico di Capodimonte – ci può dire qualcosa?”. Lei non apre. “Non la conosco, non so chi sia”. Poi più nulla. La donna potrebbe essere un’amica di famiglia.

Michael Aaron Pang abitava qui. In pieno centro storico. In una casa che non dà per niente l’impressione di esser un bed & breakfast. Sullo sfondo il lago di Bolsena. “Abbiamo già dato”, dice un altro vicino. “Fate i bravi”, aggiunge. “Mia figlia lo ha visto passare qualche volta – spiega un’altra persona -. Uno piccoletto, col cappello. Sembrava un ragazzino”.

“Non lo so quello che faceva – commenta un altro uomo che abita sempre da quelle parti -. Non entro nella loro intimità. Non frequentava i bar del paese. L’ho visto passare un paio di volte. Abitava qui da tre, quattro mesi. Ogni tanto prendeva la macchina della donna con cui abitava. Un Mercedes”.

Di che viveva? “Boh, non lo so – prosegue l’uomo -. Veniva, stava qua dentro”. E allarga le braccia. Si riferisce alla casa dove abitava.

La via dove stava Pang, prima del fermo di sabato scorso da parte dei carabinieri, è anticipata da una piazza e dalla chiesa di San Carlo. La popolazione è prevalentemente anziana. Lungo la strada una donna novantenne che va a far visita col figlio al fratello che ha quasi la stessa età. La chiesa è aperta, si può entrare. Sono le quattro del pomeriggio. Dentro non c’è nessuno. Nemmeno il prete. Tutt’attorno una serie di abitazioni. Quelle dove una volta il vicinato, la sua solidarietà, l’interesse per gli altri, contavano. Avevano un peso. Tutti sapevano di tutti e tutto. Di Pang non sa invece nulla nessuno. Perfettamente anonimo. Nessuno scambio con i vicini, nessuna parola. Niente di niente. Un uomo riservato. Lontano da qualsiasi discussione o rapporto. Di qualunque tipo.

“Siamo un po’ impauriti. Mica tutti saranno come questo – dice una signora -. A Capodimonte non è mai successo niente. E’ stato un paesello così. Tranquillo”.

Daniele Camilli


Video: Le testimonianze dei vicini di casa di Michael Aaron Pang


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6 maggio, 2019

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