Viterbo – Ingredienti e personaggi ci sono tutti. Tombaroli, carabinieri, soprintendenza e una soffiata che fa scoprire tutto. Con le forze dell’ordine che sbattono i criminali in galera. E’ il “romanzo criminale” della scoperta leggendario butto di Celleno. Un’immondezzaio medievale che sta permettendo di ricostruire, giorno dopo giorno, la vita quotidiana del borgo antico.”Un butto – come ha fatto notare il ceramologo Romualdo Luzi – che ha fatto scuola per tutti gli altri butti del territorio. La storia ceramica che è storia di popolo, storia del vivere quotidiano”.
Una storia raccontata ieri sera a palazzo Brugiotti, in via Cavour a Viterbo. L’occasione, la presentazione della mostra “Le maioliche medievali dal butto di Celleno vecchio. Riscoperta di una tradizione antica”. In sala tantissime persone. In mezzo al pubblico, il sindaco della città, Giovanni Arena, gli assessori comunali Paolo Barbieri e Alessia Mancini, la segretaria provinciale della Cna Luigia Melaragni, la consigliera comunale Paola Bugiotti e l’ex assessore regionale Giuseppe Parroncini. Davanti a loro, il presidente della fondazione Carivit, Marco Lazzari, Giuseppe Romagnoli dell’Università degli studi della Tuscia, Romualdo Luzi e Maria Letizia Arancio della Soprintendenza. Con loro il sindaco di Celleno Marco Bianchi.
E’ una domenica, il 9 febbraio 1975, 44 anni fa. “Celleno – fa notare subito Romagnoli – è già abbandonata da 25 anni a causa della fragilità del terreno su cui poggia. Un decreto del 1951, voluto dal ministro Mario Scelba, ne decide la distruzione. Da quel momento iniziarono spoliazioni e saccheggi. Cinque scavatori clandestini, tutti viterbesi, vennero sorpresi dai custodi della soprintendenza e denunciati”.
Qualche giorno prima avevano litigato per la spartizione del bottino. Pare si presero a palate. partì pure qualche pistolettata. Uno di loro non accettò l’affronto e spifferò tutto alle forze dell’ordine. Una soffiata, che permise di catturare i criminali. probabilmente i 5 si misero di nuovo d’accordo e tornarono a scavare il butto. Ma era troppo tardi. Carabinieri e soprintendenza intervennero e catturarono tutti.
“Però – prosegue Romagnoli – dieci camion carichi di materiali erano partiti portando in tutta Italia il prezioso carico”. Ceramiche e altri oggetti.
Quello che è restato comunque sia a terra ha permesso di ricostruire un momento fondamentale della vita quotidiana di un borgo della Tuscia nel XV secolo. Oltre sette mila e cinquecento frammenti per settanta chili di peso. Valore stimato all’epoca, otto milioni e mezzo di lire. valore attuale, 45 mila euro circa.
“L’archeologia medievale – ha sottolineato Romagnoli – era ancora ai suoi albori. Tante cose le abbiamo apprese grazie anche ai tombaroli. Il butto ha un diametro di 5 metri scavati nel tufo, all’interno di una cavità probabilmente di origine etrusca, con 5 condotti che consentivano di buttare la mondezza. Una soffiata di uno dei tombaroli permise di scoprire tutto. L’importanza del butto fu subito capita”
Un patrimonio, proprietà del comune di Celleno, che è esposto a Palazzo Brugiotti. Una quarantina di pezzi. Straordinari, che vale la pena visitare. “Per conoscere – come ha detto Lazzari – passato e presente, gli stili di vita di un’epoca”. E la storia di “un restauro – ha sottolineato Bianchi – fatto con il cuore. Abbiamo cercato finanziamenti ovunque pur di mettere a disposizione di tutti questa ricchezza”.
Ad analizzare i reperti sono stati infatti gli studenti dell’Università degli studi della Tuscia. Una ventina di tirocinanti che, nell’arco di sessanta giorni, hanno lavorato al restauro dei reperti. Mettendo insieme i pezzi, per poi restituirli a tutti.
“Rocambolesca – ha raccontato Arancio – è stata anche la storia successiva al ritrovamento. Delle ceramiche si era persa memoria. Le abbiamo ritrovate a Tuscania. Le abbiamo caricate in macchina e riportate a Viterbo. Un valore inestimabile. La soprintendenza sta portando avanti in questi anni un’attività di lavoro sul territorio fatto d’intesa con le amministrazioni locali e l’Università della Tuscia. Il nostro intento è promuovere il territorio viterbese che ha un patrimonio unico ed eccezionale. Ed è su questo patrimonio che dobbiamo insistere”.
Il nucleo recuperato nella sua interezza e catalogato dagli specialisti dell’università della Tuscia tra il 2016 e il 2018, è costituito da 7500 frammenti di maiolica arcaica, una ceramica da mensa prodotta in diversi abitati dell’Italia centrale, tra cui Viterbo, dalla seconda metà del XIII ai primi decenni del XV secolo. La principale caratteristica di questa produzione è costituita dalla presenza, sulla superficie principale del vaso, di un rivestimento vetrificato sul quale sono dipinti decori a motivi geometrici, fitomorfi, e talvolta anche raffigurazioni zoomorfe e antropomorfe, emblemi araldici e simboli sacri.
Del lotto fa parte anche un ridottissimo numero di frammenti di zaffera a rilievo e alcuni piatti e ciotole databili attorno alla metà del XV secolo.
Daniele Camilli
Fotogallery: Le ceramiche del leggendario butto di Celleno – Il borgo fantasma di Celleno
Articoli: In mostra a Palazzo Brugiotti le ceramiche del leggendario butto di Celleno









