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Viterbo - Questa mattina la conferenza stampa con il presidente della fondazione Carivit Marco Lazzari e Giuseppe Romagnoli dell'Unitus - Sabato l'inaugurazione - Vennero scoperte grazie a un conflitto a fuoco tra tombaroli

In mostra a palazzo Brugiotti le ceramiche del leggendario butto di Celleno

di Daniele Camilli

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Viterbo - Giuseppe Romagnoli e Marco Lazzari

Viterbo – Giuseppe Romagnoli e Marco Lazzari

Viterbo - In mostra il leggendario butto di Celleno

Viterbo – In mostra il leggendario butto di Celleno

Viterbo - Marco Lazzari

Viterbo – Marco Lazzari

Viterbo - In mostra il leggendario butto di Celleno

Viterbo – In mostra il leggendario butto di Celleno

Viterbo - Giuseppe Romagnoli

Viterbo – Giuseppe Romagnoli

Viterbo - In mostra il leggendario butto di Celleno

Viterbo – In mostra il leggendario butto di Celleno

Viterbo – Ceramiche e pistole. In mostra a palazzo Brugiotti il leggendario butto di Celleno. Per la prima volta in assoluto. Questa mattina la conferenza stampa. Al museo di via Cavour, dove è stata fatto, il presidente della fondazione Carivit Marco Lazzari e Giuseppe Romagnoli dell’università degli studi della Tuscia. Sabato alle ore 18, sempre al museo della ceramica, l’inaugurazione. Per l’occasione palazzo Brugiotti resterà aperto, in via del tutto straordinaria, anche dalle 21 alle 23. Il 18 maggio, assieme a Lazzari e Romagnoli, ci saranno anche il sindaco di Celleno Marco Bianchi, l’assessore alla cultura di Viterbo Marco De Carolis, Maria Letizia Arancio della Soprintendenza, e il ceramologo Romualdo Luzi.

Titolo della mostra, “Le maioliche medievali dal butto di Celleno vecchio. Riscoperta di una tradizione antica”. Una quarantina di pezzi in esposizione da uno scavo che ha permesso di scoprirne ottomila in tutto. Una scoperta che risale a 44 anni fa. Febbraio 1975, quando un gruppo di tombaroli venne sorpreso a trafugare i reperti per indirizzarli poi sul mercato clandestino. Molti infatti sono andati perduti. Non solo, ma la soprintendenza riuscì a metterci mano perché i tombaroli litigarono tra loro e leggenda vuole che si affrontarono, fino a farsi scoprire, a colpi di pala e pistole.

“L’evento espositivo – ha esordito Lazzari – organizzato c sostenuto dalla fondazione Carivit, si svolge nell’ambito della quinta edizione della manifestazione ‘Buongiorno ceramica: la festa diffusa della ceramica italiana’ promossa dall’associazione italiana città della ceramica, la rete che raccoglie 40 centri italiani ‘di antica tradizione ceramica’ di 15 diverse regioni riconosciuti dal ministero dello sviluppo economico. Tra essi, dallo scorso anno, figura anche la città di Viterbo”.

Per la prima volta in mostra 40 reperti ceramici di età tardomedievale risalenti a un periodo databile tra il XIV e il XV secolo, provenienti da uno scavo effettuato nel 1975 in un pozzo da butto di una abitazione signorile nell’abitato abbandonato di Celleno vecchio.

“Il 9 febbraio del 1975 – ha detto poi Romagnoli – il personale di vigilanza della soprintendenza alle antichità dell’Etruria meridionale sorprese cinque clandestini a scavare il pozzo vicino alla rocca e alla piazza principale del borgo antico. La presenza di pozzi scavati in un banco roccioso d’origine etrusca e utilizzati come immondezzai è largamente documentato nell’alto Lazio medievale. Si tratta in molti casi di serbatoi idrici o di fosse granarie adibiti a scarico dei rifiuti domestici, sia organici, ad esempio resti di pasto, che inorganici, come stoviglie e altri oggetti rotti o usurati”.

Un intervento archeologico, condotto dalla soprintendenza nello stesso mese di febbraio del 1975, consentì di recuperare un enorme quantitativo di ceramiche medievali, sebbene la gran parte fosse già andata dispersa. Del ritrovamento diedero una prima notizia i ricercatori Raspi Serra e Picchetto, che pubblicarono le schede relative a 39 esemplari nel numero della rivista “Faenza” del 1980.

“Il nucleo – ha aggiunto Romagnoli – recuperato nella sua interezza e catalogato dagli specialisti dell’università della Tuscia tra il 2016 e il 2018, è costituito da circa ottomila frammenti di maiolica arcaica, una ceramica da mensa prodotta in diversi abitati dell’Italia centrale, tra cui Viterbo, dalla seconda metà del XIII ai primi decenni del XV secolo. La principale caratteristica di questa produzione è costituita dalla presenza, sulla superficie principale del vaso, di un rivestimento vetrificato sul quale
sono dipinti decori a motivi geometrici, fitomorfi, e talvolta anche raffigurazioni zoomorfe e antropomorfe, emblemi araldici e simboli sacri”.

Del lotto fa parte anche un ridottissimo numero di frammenti di zaffera a rilievo e alcuni piatti e ciotole databili attorno alla metà del XV secolo.

“I quaranta esemplari scelti per l’esposizione – ha concluso Romagnoli – e restaurati grazie al contributo del comune di Celleno illustrano la ricchezza delle ceramiche da mensa prodotte a Viterbo alla fine del medioevo, rappresentando al tempo stesso un’importante espressione dello status sociale dei proprietari, probabilmente appartenenti all’aristocrazia legata ai signori di Celleno”.

Daniele Camilli


Fotogallery: Le ceramiche del leggendario butto di Celleno – Il borgo fantasma di Celleno


 


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15 maggio, 2019

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