Viterbo – “A San Pellegrino in Fiore ho visto pure uno stand del Folletto. È attinente? È decoroso?”. Se lo chiede Fabrizio Purchiaroni, consigliere comunale del gruppo misto.
L’attrezzo è certamente utile in casa, ma forse fuori contesto in un’iniziativa simile. Poco c’entrava con i fiori. E ancora meno con le composizioni floreali. Che quest’anno si sono viste col contagocce.
Un’edizione sfiorita, su cui la politica a palazzo dei Priori continua a interrogarsi. Perché è il comune che paga il conto all’associazione che organizza.
“Qualche anno fa – ricorda il vice sindaco Enrico Maria Contardo in consiglio comunale – con Marini sindaco provammo a gestire una fase di stanca della manifestazione, che come idee ci era sembrata a fine corsa. Oggi occorre rivederla. Ricordo che noi bandimmo un concorso d’idee”.
Alla ricerca disperata di nuove idee. “La gente viene – sostiene Contardo – perché il nome dell’iniziativa è conosciuto. Ma una volta visto, ci torna? Come puoi parlare bene della manifestazione con stand in ferro a San Lorenzo? Ripensiamola, anche con l’associazione. Riproporre la solita minestra il prossimo anno è da suicidio”.
A sollevare l’argomento è stato proprio Purchiaroni. “Quest’anno è stata prorogata – ricorda Purchiaroni – magari andava comunicato. Per il futuro, suggerisco all’amministrazione, quando l’associazione presenta il progetto, di vagliarlo con attenzione.
Oltre al Folletto, ho visto anche una fontana in tufo, mi sono stupito”.
Come ricordato dall’assessore alla Cultura Marco De Carolis, l’organizzazione ha spiegato che è una questione di fondi disponibili. Seppure a conti fatti, la cifra prevista è stata la stessa degli altri anni. Con un dettaglio in più.
“San Pellegrino in Fiore – spiega Giacomo Barelli (Viva Viterbo) – è l’unica iniziativa in convenzione con il comune ad avere i soldi stanziati, approvati prima. Per tutte le altre non è così.
Beneficia di un capitolo a parte che le altre non hanno. Accade solo per loro. Altri non sanno prima a quanto ammonterà il budget a disposizione”.
Qualcosa dovrà cambiare, De Carolis comincia a seminare: “Immagino per il prossimo anno qualcosa di simile a quanto sperimentato a Natale, una manifestazione delocalizzata su più punti della città”.
Giuseppe Ferlicca
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