Viterbo – “Basta bugie”. Oreste Rutiliano, già presidente di Italia nostra, lo ha detto chiaro e tondo questa mattina in conferenza stampa. Nella sala conferenze della provincia di Viterbo in via Saffi. “Il vincolo paesaggistico della Soprintendenza non impedisce lo sviluppo economico, ma è un’opportunità per la città”.
Assieme a Rutiliano, questa mattina, anche gli avvocati Luigi Congedo e Guido Saleppichi, e l’architetto Fausto Ferrara. Probabilmente, come Rutiliano stesso ha fatto ampiamente capire, il prossimo gruppo dirigente di Italia nostra a Viterbo.
Il pomo della discordia è il vincolo paesaggistico della Soprintendenza che coinvolge 1600 ettari di terreno fuori Valle Faul. Per l’esattezza, dalla collina del Riello al Paliano. La zona dove, fra l’altro, si trova anche il quartiere residenziale di Ponte dell’Elce. Un’area ricca di bellezze storiche, artistiche e archeologiche.
“Qui – ha spiegato subito Rutiliano – non è vero che non si può fare niente e che bloccherà tutte le attività imprenditoriali. Non è vero che si ostacola la crescita economica di Viterbo. E’ vero invece che questo vincolo era necessario e fondamentale per impedire quello che è successo negli anni nel resto della periferia viterbese. Un’espansione spropositata che, se fatta anche fuori Valle Faul, metterebbe a repentaglio un patrimonio enorme che va invece. Il vincolo non è una sciagura come molti, tranne il movimento cinque stelle, vogliono far credere, ma un’opportunità decisiva”.
Rutiliano punta il dito anche contro l’università degli studi della Tuscia. “Abbiamo una facoltà di beni culturali – evidenzia Rutiliano – che non dice niente su queste vicende. E la cosa è veramente avvilente. Un’università silente serve poco ai cittadini”.
“E’ inconcepibile – sottolinea Oreste Rutiliano – che la città di Viterbo, che deve entrare nel circuito delle città d’arte internazionale, non abbia messo in atto una politica per salvaguardare i suoi beni culturali. Di fronte a questo il comune e la Regione non hanno fatto nulla”.
La provincia ha fatto invece “un piano territoriale di coordinamento – spiega Rutiliano – che prende atto della realtà territoriale di Viterbo e della necessità di sviluppare turismo e agricoltura. La provincia ha già progettato un parco archeologico termale di 4 mila ettari, fuori da porta Faul”.
Un piano, quello di palazzo Gentili, dove ha sede l’amministrazione provinciale, che prevede l’equilibrio tra zone edificate e zone non edificate, l’arresto dei fattori degradanti, il restauro ambientale, lo sviluppo delle attività socio-economiche, come ad esempio gli agriturismo, la fruizione del tempo libero da parte dei cittadini e la tutela del paesaggio e delle risorse.
“Il vincolo paesaggistico – ribadisce ancora Rutiliano – significa solo che chi vuole fare qualcosa, oltre a rispettare il piano regolatore, deve andare anche in Soprintendenza per capire se quello che intendono fare va bene oppure no. Il vincolo non blocca niente. È una cosa assolutamente falsa. Un vincolo che, fra l’altro, ha riguardato in passato pure la Valle dell’Arcionello, San Martino, la Quercia. E non mi pare che qui lo sviluppo sia stato bloccato oppure impedito. Semmai, la cosa che fa impazzire, è l’inedificabilità di zone come la collina del Riello o il Paliano. Ma questa è un’altra storia. Quello che qui interessa – conclude Rutiliano – è la necessità di avere un mondo nuovo, che non necessariamente è fatto di villette sparse nella campagna”.
Daniele Camilli





