Viterbo – (g.f.) – Chiusura delle Masse di San Sisto, ultimo atto. Sul bollettino ufficiale della regione Lazio è stato pubblicato il progetto di chiusura – ricondizionamento del pozzo San Sisto.
Mancava solo questo passaggio formale prima di procedere all’installazione di qualcosa che assomiglia molto a un tappo. Intervento che partirà a giorni.
Così l’acqua prenderà la direzione del Paliano, stabilimento in fase di realizzazione e in possesso della concessione mineraria, decretando la fine delle Masse. Salvo improbabili, a questo punto, colpi di scena.
È la conclusione di un braccio di ferro decennale che ha visto da una parte Freetime, titolare del Paliano, ma anche titolare della concessione e dall’altra, gestori dell’area delle Masse e proprietari del terreno su cui insistono. A suon di carte bollate, si sono confrontati legali delle parti.
Da Tiziana Petrucci, della direzione sviluppo economico attività produttive c’è il nulla osta all’avvio dei lavori di chiusura al San Sisto. “Pozzo – si legge nel provvedimento – insistente nell’area concessoria Paliano, rilasciata dalla regione a Freetime il 18 marzo 2005”.
A sovrintendere alle operazioni sarà il custode nominato dal giudice, Giancarlo Bruti, che ha spiegato l’intervento. Asportazione di tutto il deposito di calcare presente: “Fino a riportare alla luce la testa del pozzo, così com’era nel 1952”.
Quando la società Terni effettuò ricerche in zona, per poi richiudere il pozzo San Sisto. Non del tutto. Nel tempo si è determinata un’erogazione spontanea di acqua dal pozzo: “utilizzata in passato e risulta ancora utilizzata senza alcuna autorizzazione – si legge nel provvedimento pubblicato sul Burl – dall’associazione Le Masse, in un terreno di proprietà della società Antiche Terme Romane”.
Alla sommità del pozzo sarà posizionato il “tappo” con valvola e impianti di monitoraggio.
Venendo a mancare l’acqua, che torna al concessionario, il termalismo alle Masse, al momento ha le ore contate.
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