Viterbo – (r.s.) – Dopo Roma, la Tuscia è la seconda provincia del Lazio per numero di arresti per droga. È quanto emerge dai dati riferiti al 2018 della polizia di stato, diffusi da Mafie nel Lazio, il dossier che documenta le principali inchieste nella regione.
Lo scorso anno nel Lazio sono finite in manette 4mila 102 persone per detenzione e spaccio di stupefacenti: 3mila 511 solo a Roma e provincia. Con 215 arresti segue il Viterbese, poi Latina (164), Frosinone (158) e Rieti (54). Domiciliari e carcere sono scattati al termine di 3mila 943 operazioni antidroga: 3mila 349 nella Capitale, 192 nella provincia di Viterbo, 182 in quella di Latina, 149 a Frosinone e 71 a Rieti.
Arresti, ma anche perquisizioni e sequestri. Nel 2018, in tutta la regione, la polizia ha trovato 4mila 762 chili di sostanze stupefacenti. Hashish e marijuana su tutte: 2mila 323 chili vs 1968. Poi cocaina (412 chili) ed eroina (55 chili). Nella Tuscia, dove sono stati sequestrati 33,667 chili di droga, si spacciano soprattuto hashish e marijuana. Lo scorso anno di hashish ne sono stati sequestrati 18,997 chili. 10,60 di marijuana, 4,33 di cocaina e 280 grammi di eroina.
Non è un caso che Mafie nel Lazio, che è, come l’ha definito il governatore Nicola Zingaretti, il “più puntuale rapporto di conoscenza delle mafie nel territorio”, contenga anche dati riferiti ad arresti per detenzione e spaccio di stupefacenti e a sequestri di droga. Da anni il procuratore capo di Viterbo, Paolo Auriemma, ripete: “Acquistando anche solo uno spinello, si finanziano bande e organizzazioni criminali. E lo spaccio porta all’infiltrazione, nel territorio, di associazioni che si radicano e rovinano il tessuto sociale della Tuscia”.
Quest’anno il dossier ha dedicato per la prima volta un intero capitolo a quella che ha definito “una nuova mafia a Viterbo”. Il riferimento è all’inchiesta Erostrato, che ha smantellato il clan retto da Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi. “Una nuova e agguerrita associazione mafiosa autoctona – l’ha definita il rapporto -, a cui si aggiunge la presenza sul territorio di esponenti della ‘ndrangheta e di pregiudicati sardi particolarmente feroci”.
In Mafie nel Lazio anche i dati dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Secondo l’Ansbc, i beni confiscati nella regione nel 2018 sono stati 1893, di cui 786 destinati. Destinati principalmente agli enti locali che possono utilizzarli per scopi istituzionali e sociali. Trenta i beni sequestrati e destinati nella provincia di Viterbo, 447 in quella di Roma, 205 in quella di Latina, 97 in quella di Frosinone e 7 in quella di Rieti. Tre, invece, le aziende confiscate nella Tuscia lo scorso anno: sono tutte gestite dall’Ansbc.
“La confisca dei beni – spiega il dossier – si è dimostrata un valido deterrente per contrastare l’infiltrazione mafiosa nelle attività economiche. Il loro riutilizzo rappresenta un segno di speranza in territori che la speranza avevano perso, dimostrando che la ribellione alle mafie è possibile se tutti (cittadini e amministratori, associazioni e istituzioni, politica ed economia) si assumono le responsabilità del bene comune. La restituzione ai cittadini del maltolto alle mafie assume un valore culturale, educativo, simbolico in grado di generare fiducia nello stato, responsabilità e impegno civile”.


