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Criminalità organizzata - Rapporto Mafie nel Lazio: "Fino a pochi anni fa la provincia era considerata un'isola felice" - Nel 2018 sequestrati più di 30 chili di droga nella Tuscia

“Nel Viterbese ‘ndrangheta, pregiudicati sardi feroci e una nuova e agguerrita mafia autoctona”

di Raffaele Strocchia
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Viterbo – “‘Ndrangheta, pregiudicati sardi particolarmente feroci e una nuova e agguerrita mafia autoctona”. È l’identikit della Tuscia che emerge dal quarto rapporto Mafie nel Lazio, che per la prima volta dedica un intero capitolo a quella che definisce “una nuova mafia a Viterbo”. Il riferimento è all’operazione Erostrato del nucleo investigativo dei carabinieri della Tuscia. Un’indagine, coordinata dai pm Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci della Dda di Roma, che a gennaio ha portato all’arresto di tredici persone.

“Nei precedenti rapporti – spiega il resoconto che documenta le principali inchieste del 2018 nel Lazio – avevamo segnalato alcune criticità della provincia di Viterbo interessata da presenze di esponenti della ‘ndrangheta e da pregiudicati sardi particolarmente feroci. A oggi la Cassazione, con sentenza del 7 maggio 2018, ha tracciato l’operatività del clan ‘ndranghetistico dei Nucera nella provincia di Viterbo”. Dove, secondo la suprema corte, “i Nucera erano attivi nel campo dell’estrazione e del trasporto di inerti attraverso varie società impiegate per investire e riciclare capitali della ‘ndrangheta”. Il rapporto cita anche il “processo per usura che vede imputati, davanti al tribunale di Viterbo, quindici persone. Tra cui Alberto Corso, imprenditore di Canepina condannato per associazione mafiosa nell’ambito del procedimento contro il clan Nucera”.

Poi il focus sull’operazione Erostrato, che ha “disvelato – scrive Mafie nel Lazio – l’esistenza di una nuova e agguerrita associazione di stampo mafioso autoctona”. Quella capeggiata da Giuseppe Trovato e da Ismail Rebeshi. “Numerosi i reati commessi dal clan in oltre un anno di attività – riepiloga il rapporto -. Una sequenza impressionante di episodi violenti che hanno fatto vivere i cittadini di Viterbo in un costante clima di terrore per anni”. Furti, rapine, minacce, pestaggi, estorsioni, aggressioni, intimidazioni, incendi di auto e danneggiamenti di negozi. “Le vittime – afferma il gip nell’ordinanza d’arresto – sono per lo più imprenditori in attività di compro oro, ovvero professionisti (avvocati e commercialisti) legati ai primi da rapporti personali o professionali o, ancora, soggetti in rapporti commerciali o lavorativi con gli imprenditori del settore”.

“Episodi avvinti – continua il gip – in una più ampia e unitaria strategia criminale promossa da Giuseppe Trovato, calabrese trapiantato nel Viterbese da quasi quindici anni, e finalizzata a consentire a quest’ultimo di assumere e mantenere il controllo dei compro oro del Viterbese e del territorio. Trovato appartiene a una famiglia di ‘ndrangheta originaria di Lamezia Terme e storicamente intranea al ben noto clan Giampà, con cui ha continuato a mantenere solidi rapporti anche nel corso degli ultimi anni, sovvenzionando la carcerazione di alcuni esponenti della cosca e favorendo la latitanza di altri, anche sul territorio laziale”.

Secondo gli inquirenti, Giuseppe Trovato, detto Peppino, avrebbe dato vita a una mafia autoctona italo-albanese, che si sarebbe avvalsa della ferocia militare degli albanesi di Ismail Rebeshi. “Noi dobbiamo terrorizzare tutti, noi dobbiamo far male”, ripeteva Trovato ai suoi. “Ha cercato di trasmettere ai sodali – sottolinea il gip – le modalità operative tipiche di alcune cosche di ‘ndrangheta, in primis quella di far pervenire un messaggio mafioso tramite il posizionamento di teste mozzate di animali davanti all’auto o all’attività commerciale della vittima di turno. La migliore dimostrazione della forza di intimidazione che promana dall’organizzazione è rappresentata dall’atteggiamento omertoso delle persone offese che, letteralmente terrorizzate, non hanno mai esplicitamente fatto riferimento a Rebeshi o a Trovato come possibili autori delle azioni a loro danno, o addirittura non hanno presentato denunce, pur a fronte di situazioni obiettivamente insostenibili”.

Per il gip, Mafia Viterbese rientra nelle cosiddette piccole mafie. “Ovvero – spiega nell’ordinanza – organizzazioni con un basso numero di appartenenti e non necessariamente armate (nella specie, trattasi di associazione anche armata), che si avvalgono della forza di intimidazione non in via generalizzata ma in un limitato territorio o settore”. Infine, Mafie nel Lazio ricorda la fiaccolata antimafia di Cgil, Cisl e Uil a cui hanno aderito, tra le altre, associazioni di categoria e studentesche. “Si tratta – evidenzia – di una delle prime manifestazioni contro le mafie in una provincia considerata isola felice sino a pochi anni fa”.

Viterbo - La fiaccolata contro la mafia

Il rapporto, curato dall’Osservatorio regionale sicurezza e legalità, è stato presentato ieri a Roma. “È importante – ha ricordato il governatore Nicola Zingaretti – perché è prodotto da un’istituzione dello stato, ha valore il fatto che come stato siamo promotori del più puntuale rapporto di conoscenza delle mafie nel territorio. Nessuno può più dire che non sapeva. Quella contro le mafie deve essere una battaglia di massa, fatta dalle persone”.


I dati di Mafie nel Lazio

Confische: Secondo i dati dell’Agenzia nazionale, i beni confiscati nel Lazio nel 2018 sono stati 1893, di cui 786 destinati. Destinati principalmente agli enti locali che possono utilizzarli per scopi istituzionali e sociali. Trenta i beni confiscati e destinati nella provincia di Viterbo, 447 in quella di Roma, 205 in quella di Latina, 97 in quella di Frosinone e 7 in quella di Rieti. Tre, invece, le aziende confiscate nella Tuscia lo scorso anno: sono tutte gestite dall’Anbsc.

Droga: Nel 2018 la direzione antidroga della polizia di stato ha sequestrato nel Viterbese 33,667 chili di stupefacenti. 18,997 di hashish, 10,60 di marijuana, 4,33 di cocaina e 280 grammi di eroina. 192 le operazioni antidroga della polizia nella Tuscia, a fronte delle 3mila 943 in tutta la regione. 215, invece, gli arresti per detenzione e spaccio di stupefacenti in provincia. Lo scorso anno nel Lazio sono state arrestate per droga 4mila 102 persone.

Raffaele Strocchia


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6 luglio, 2019

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