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Viterbo - Il regista Marco Bellocchio parla del "Traditore" la pellicola sulla vita del pentito di mafia che ieri ha presentato sul palco del Tuscia film fest ospite insieme al protagonista Pierfrancesco Favino - FOTO E VIDEO

“Ho studiato il personaggio Buscetta e c’ho visto materia viva…”

di Paola Pierdomenico
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Viterbo - Marco Bellocchio e Pierfrancesco Favino al Tuscia film fest

Viterbo – Marco Bellocchio e Pierfrancesco Favino al Tuscia film fest

Viterbo - Marco Bellocchio

Viterbo – Marco Bellocchio

Viterbo - Pierfrancesco Favino al Tuscia film fest

Viterbo – Pierfrancesco Favino al Tuscia film fest

Viterbo - Tuscia film fest - Bellocchio ritira il premio

Viterbo – Tuscia film fest – Bellocchio ritira il premio

Viterbo - Bellocchio e Favino al Tuscia film fest

Viterbo – Bellocchio e Favino al Tuscia film fest

Viterbo - Tuscia film fest - Bellocchio e Favino

Viterbo – Tuscia film fest – Bellocchio e Favino

Viterbo - Il pubblico alla serata con Marco Bellocchio e Pierfrancesco Favino

Viterbo – Il pubblico alla serata con Marco Bellocchio e Pierfrancesco Favino

Viterbo – Al Tuscia film fest, “Il traditore”, la storia degli ultimi vent’anni di vita di Tommaso Buscetta, primo collaboratore di giustizia che ha rifiutato di definirsi “pentito” e che permise ai giudici Falcone e Borsellino di comprendere l’organizzazione di Cosa Nostra portandone i capi in tribunale.

In tantissimi ieri hanno applaudito il regista Marco Bellocchio e l’attore Pierfrancesco Favino ospiti alla seconda serata della manifestazione per presentare la pellicola. Per l’occasione, il regista ha ricevuto il premio Tuscia Terra di Cinema “Luigi Manganiello” 2019. A consegnarglielo i figli dell’avvocato scomparso nel 2014, Paolo e Antonio sul palco con Marco Santoni. 

Il film ha ottenuto undici nomination ai Nastri d’argento portandone a casa sette. “Io – dice Bellocchio – sapevo poco su questa vicenda per cui ho letto, studiato e incontrato persone che lo avevano personalmente conosciuto. Dicono che Buscetta fosse un personaggio simpatico e molto intelligente.

Attirava l’attenzione quando stava in mezzo alla gente e non voleva finire e diventare un collaboratore. Credeva a una mafia antica, come disse a Falcone. Non è un eroe perché l’eroe è disposto a sacrificare la sua vita per un ideale. Non è il caso di Buscetta, che ha cercato di vendere cara la propria pelle e le cose che ha detto, anche se quello che ha detto ha avuto precisi riscontri.

Non ha detto cose false, ha solo limitato alcune verità e quello che ha detto è stato estremamente prezioso per la ricerca della verità e per incriminare e far condannare certi personaggi. Il maxiprocesso, che è il fulcro del film, è arrivato alla fine. Quel risultato c’è stato”.

Sulla portata simbolica del protagonista Favino ha detto: “È una persona che ha lasciato una memoria di sé. Quello che sappiamo lo conosciamo dalle sue parole e dai suoi racconti per questo è un uomo scaltro su cui ho dovuto lavorare per intuire cosa voleva che non sapessimo. Non viene da una famiglia mafiosa, ma ci entra e dunque non credo nella sua redenzione, così come penso che il 60 per cento delle cose che sapeva se ne è andato con lui.

Sono uomini – ha continuato Favino – che vivono costantemente in guerra e sono soldati. Non possiamo giudicarli secondo il nostro punto di vista. Fino a Buscetta la mafia non ha scritto nulla e la grandezza del pool è stata quella di smascherare qualcosa che poi il maxi processo ha dimostrato con l’appoggio di una persona che era lì dentro”.

Quindi il regista Bellocchio: “Buscetta si riconosce in certi “valori” della mafia, ha una fede e crede nella divisione del potere tra lo stato, i giudici, le forze dell’ordine e la mafia. Credeva che si dovesse conservare un certo equilibrio e non si dovessero oltrepassare certo confini tipo quelli per cui non si potevano uccidere i bambini, i giudici o le donne. I corleonesi avevano sconfinato”.

Per Favino “aveva un carisma naturale che ti fa mettere in dubbio certe posizioni. Cinematograficamente, raccontiamo il male ed è più intrigante farlo con una vicinanza che ci permette poi di fare una scelta di dove stare”. Per interpretarlo è ingrassato 9 chili, ma il lavoro è stato anche sulla “lingua siciliana – ha raccontato -. Il film, infatti, restituisce una vera sicilianità.

Mi sono soffermato sui movimenti, l’aspetto fisico e i motori interiori di quest’uomo, preparandomi per 4 mesi e continuavo a farlo anche mentre giravamo perché veniva sempre fuori qualcosa di nuovo. E’ stato sì impegnativo, ma meraviglioso”.

Il regista ha poi spiegato che “di fronte a un tale progetto ci sono tante difficoltà e una è stata la rappresentazione artistica e non retorica di Falcone. C’era il rischio di fare un’esaltazione che avrebbe danneggiato il film nel suo complesso.

Abbiamo quindi cercato di sintetizzare il personaggio al massimo riconoscendogli questa sua convinzione essere un servitore dello stato. Per questo lui è un eroe. La fermezza di Falcone si è modulata e ben combinate nel rapporto con Buscetta. In Italia c’è tanto pessimismo verso le istituzioni che difendere quelle che ci sono nel film è stato importante.

Studiando il personaggio, la storia e quegli anni e vedendo una materia viva che mi coinvolgeva l’ho fatto senza esitazione. Ero convinto di fare una cosa che, per me, non era sbagliata. E vista la risposta del pubblico, il fatto che ci siano giovani che lo vanno a vedere e che ci trascinano anche i genitori, mi fa pensare che forse è così”.

Sulla collaborazione con il maestro Bellocchio, Favino ha rivelato: “In un mondo – ha concluso l’attore – volto sempre più alla realizzazione cioè al risultato, la possibilità lasciata allo spettatore di farsi il proprio film o a chi crea di seguire le intuizioni, la pancia o un’ispirazione che poi trova o meno montaggio, è per me impagabile.

Marco non cambia il tuo modo di essere, vede tutto e magari si innamora di un gesto e da quello cambia la scena che poi prende una forma molto più interessante e cinematografica capace di raccontare al di là della storia o dell’attore, ma con la semplicità, l’importanza, l’imponenza della messa in scena e dell’inquadratura. Ecco questo è cinema. E sono felice di aver partecipato a questa meraviglia e di essere stato nelle mani di questo artista. È una pagina della storia non così nota, ma che fa capire le ragioni di eventi anche tragici che ci sono capitati”.

Prima della proiezione Bellocchio e Favino hanno visitato Palazzo dei Papi, accolti da Mauro Morucci. I due hanno anche firmato le locandine del film che sono vendute al mercatino che si trova sul ponte di San Lorenzo insieme ad altro materiale e il cui ricavato verrà devoluto all’emporio solidale I care gestito da Viterbo con amore. Erano presenti anche gli assessori Alessia Mancini e Marco De Carolis e il vicesindaco di Bagnoregio Francesco Bigiotti.

Paola Pierdomenico


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6 luglio, 2019

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