Viterbo – Via Salvini dal Viminale.
Non fa neppure una volta il suo nome e cognome, ma per farsi capire non è necessario. Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo, vuole che sia tolto a Matteo Salvini l’incarico di ministro dell’Interno. Per questo il centro ha presentato il 17 agosto alle più alte cariche dello Stato un appello con cui chiede la sfiducia dell’inquilino del Viminale, “in considerazione delle violenze razziste commesse e promosse, della propaganda di odio razzista, della violazione di principi fondamentali della Costituzione della Repubblica italiana”.
Nelle scorse settimane Sini aveva fatto lo sciopero della fame per una settimana contro l’approvazione del decreto sicurezza che, a suo dire, avrebbe portato a una strage degli innocenti nel Mediterraneo. Sini invitava a resistere, come avrebbe fatto Pertini. Come ribadisce nella lettera ai giornali per presentare il suo appello: “Se le istituzioni democratiche vengono meno al loro dovere e si arrendono alla violenza razzista, sia allora il popolo italiano a insorgere nonviolentemente per far cessare la violenza razzista, per salvare le vite umane in pericolo, per difendere la civiltà, per difendere l’umanità”.
La reprimenda nei confronti del ministro dell’Interno è durissima. “Se per incrementare i consensi – scrive Sini – trova utile perseguitare i più fragili, i più oppressi, i più indifesi, lo fa. Se per incrementare i consensi trova utile abbandonare in mare i naufraghi, lo fa. Non vede più la sconvolgente realtà di esseri umani in fuga da guerre e fame, da dittature e schiavitù; non vede più il volto dell’altro essere umano che chiede aiuto”.
Agli occhi di Sini, Salvini appare “reso cieco da una sorta di delirio”. “Nel Mediterraneo – si legge sull’appello – è in corso una strage degli innocenti: l’Italia può e deve farla cessare salvando tutti gli esseri umani in pericolo. Salvare vite è il primo dovere”. A Mattarella, Conte e ai presidenti delle Camere rivolge un monito: “Se in passato siete stati inerti o corrivi, questo è il momento di agire”. E il responsabile del Centro di ricerca per la pace di Viterbo indica le strade possibili: “Persuaderlo alle dimissioni; mozione di sfiducia (che può essere anche ad personam) votata dalle Camere; dimissioni del presidente del consiglio dei ministri e conseguentemente dell’intero governo e il successivo insediamento di un nuovo governo (anche solo per il disbrigo delle pratiche correnti in attesa di nuove elezioni) con un’altra persona a quel ministero preposta. Valuterete voi quale sia la via più adeguata e più tempestiva”.
E ricorda: “Salvare vite è il primo dovere”.
